In Ataf (società in house del trasporto pubblico locale) alcune sigle sindacali starebbero andando verso lo stato di agitazione - con l’obiettivo di attivare un tavolo presso la Prefettura - nonché verso la proclamazione di un eventuale, conseguente sciopero per la ravvisata (ormai da tempo) carenza di autisti e mezzi che non consentirebbe all’azienda di espletare in maniera efficiente il servizio erogato all’utenza cittadina, tanto che, secondo fonti interne ad Ataf, nell’ultimo periodo sarebbero tra sette e dodici le linee quotidianamente soppresse a causa del sotto organico attualmente annoverabile nella municipalizzata (di proprietà al 100% del Comune di Foggia).
Tra le doglianze di un pezzo di area sindacale c’è la mancata comunicazione, da parte dei vertici Ataf, di un preciso fabbisogno di autisti all’interno della riorganizzazione aziendale che gli stessi dirigenti della municipalizzata, Leo Ciuffreda (direttore d’esercizio) e Stefania Piarullo (capo del personale), intendono attuare attraverso il nuovo organigramma presentato nelle scorse settimane alle sigle sindacali.
Un organigramma che Ciuffreda e Piarullo punterebbero a far approvare dalla neo amministrazione comunale e che, tra le altre cose, prevedrebbe la riorganizzazione del comparto amministrativo piuttosto che del comparto officine meccaniche attraverso le progressioni parametrali che i vertici Ataf avrebbero voluto portare a compimento nelle scorse settimane pur in presenza, in alcuni casi, di sentenze giudiziarie sfavorevoli ad alcuni lavoratori che avevano fatto vertenza, e nonostante le indicazioni di segno contrario prescritte sia dal Regolamento di avanzamento e promozioni vigente in azienda sia dall’atto d‘indirizzo emanato a maggio dai commissari precedentemente in seno a Palazzo di Città.
Progressioni parametrali infine messe in stand by, fino a nuovo ordine, dalla neo Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, la quale, in tal modo, ha dato risposta ai rimbrotti pubblici che diversi sindacati avevamo manifestato nelle scorse settimane nei confronti di Ciuffreda e Piarullo.
Progressioni parametrali ritenute infatti “di secondaria importanza” da fonti interne ai sindacati Ataf , ma alle quali i vertici aziendali darebbero priorità rispetto ad una più urgente necessità di indicare il fabbisogno di autisti in vista del paventato nuovo corso (“indicazione che è prescritta dalla legge e il cui vuoto di comunicazione da parte dei vertici Ataf è un fatto alquanto grave”, sottolinea un sindacalista).
Indicazione che dunque sarebbe necessaria perché, partendo dal numero di operatori d’esercizio attualmente presenti in Ataf, permetterebbe di comprendere, quindi, quante nuove unità potrebbero essere assunte in azienda attingendo dalla graduatoria di autisti idonei da poco formatasi all’esito del recentissimo concorso pubblico indetto da Ataf per l’inserimento di nuovi operatori d’esercizio. “Quando abbiamo chiesto ai vertici del perché non avessero indicato il numero di autisti necessari all’interno della riorganizzazione prevista dal nuovo organigramma propostoci – rivela la fonte sindacale - la loro risposta ci è sembrata abbastanza grottesca: ci hanno detto che chiederanno all’ente comunale quale sia il nuovo fabbisogno di operatori d’esercizio da indicare. Ma il Comune – analizza l’interlocutore de l’Attacco - non possiede le competenze tecniche per una simile valutazione, perché ignora sia le dinamiche interne sia il reale vulnus da colmare, quanto a operatività delle linee urbane, al fine di garantire più efficienza nell’erogazione del servizio. Un servizio – chiosa il sindacalista – che, nonostante le prestazioni straordinarie attualmente effettuate dagli autisti in carico ad Ataf, non risulta comunque sufficiente a coprire nella sua globalità la mission operativa dell’azienda, proprio a causa dell’esiguità dell’organico”.
Il sotto organico di autisti che attanaglierebbe Ataf rappresenta una situazione che si trascinerebbe da tempo e che ormai è considerata non più accettabile da diversi sindacati interni alla municipalizzata del trasporto pubblico. Ecco allora che, ad esempio, il sindacato autonomo Faisa Cisal - che a giugno scorso aveva annunciato uno sciopero di 4 ore previsto per il 15 settembre successivo, poi invece rientrato – ora è nuovamente pronto a proclamare lo stato di agitazione se le cose non cambieranno al più presto. Nella protesta contro il sotto organico di operatori d’esercizio anche Filt Cgil, UIltrasporti e Confail potrebbero unirsi al sindacato autonomo.
Il quale, con uno scatto in avanti rispetto alle altre sigle sindacali, denuncia pure la carenza a suo dire non più sostenibile annoverata dal parco mezzi di Ataf. “Martedì – racconta una fonte interna al sindacato presieduto dal segretario aziendale Antonio Tuand – i vertici Ataf ci hanno convocato e comunicato che chiederanno la proroga di un anno del noleggio a freddo dei 10 autobus giunti in città pochi mesi fa (mezzi, tra l’altro, arrivati senza revisione, poi effettuata dalla municipalizzata foggiana, alcuni dei quali manifestarono pure problemi di funzionamento al loro esordio operativo, ndr). Ma, in tutti modi, ciò non sarà sufficiente, perché Ataf necessita di acquisire almeno altri 15 autobus nuovi per poter espletare efficientemente il servizio cui è chiamata. Sul punto, esiste una quota parte di finanziamento della Regione Puglia che dovrebbe arrivare per la metà del 2024, ma, soprattutto, ci sono 2 milioni e 400 mila euro ‘parcheggiati’ al Comune di Foggia e la cui destinazione d’uso risiede proprio nell’acquisto di nuovi mezzi. Una spesa ormai non più procrastinabile per cui, già in passato, abbiamo esortato, purtroppo senza successo, sia i ‘vecchi’ commissari straordinari sia l’azienda. Il problema del parco mezzi è un’altra questione che va affrontata con urgenza”, chiosa il sindacalista Ataf.
Infine, come anticipato da l’Attacco, si va verso la richiesta formale dei vertici Ataf al Comune di prorogare l’accordo di 2° livello in scadenza a fine anno per predisporre un nuovo accordo, ora in fase di concertazione sindacale, nonché di ridefinire l’atto commissariale giudicato troppo stringente in termini di nuove assunzioni.
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