Fondo di finanziamento ordinario, Foggia tra gli unici sei Atenei che non hanno perso risorse. E ora la dg Romei spera

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L’Università di Foggia tra i primi sei Atenei italiani statali rispetto al Fondi di finanziamento ordinario (FFO), gli unici a non perdere risorse rispetto al 2023 e a chiudere dunque in pareggio. Nessuno, invece, ha fatto meglio dello scorso anno.

Nei giorni scorsi il Ministero dell’Università e della ricerca ha provveduto alla ripartizione dei fondi, assegnando all’Ateneo daunio una quota pari a 57.150.381 euro, come emerge dalle tabelle allegate al decreto ministeriale con i criteri di riparto vidimato dalla Corte dei conti ed emanato pochi giorni fa dalla ministra Anna Maria Bernini.

E’ questo l’ottimo risultato che oggi verrà presentato, a conferma di un trend positivo di crescita, in conferenza stampa a Palazzo Ateneo alle ore 11.00 presso l'auditorium Bruno di Fortunato alla presenza del rettore Lorenzo Lo Muzio, della neo prorettrice vicaria Donatella Curtotti, della direttrice generale uscente Teresa Romei e del professor Luca Grilli, delegato rettorale ai sistemi informativi e controllo flussi dati.

Foggia è in testa con Ferrara, Modena-Reggio Emilia, Napoli Parthenope, Padova e Tuscia.

Peraltro, ad Unifg sono stati tolti 230.253 euro per garantire agli altri Atenei di non perdere oltre il 4% delle risorse; per fare un confronto, Napoli Parthenope e Padova hanno perso oltre 1.400.000 euro, mentre Bari ha perso 6.330.779 euro (-3.09%). Restando alla Puglia, il Politecnico di Bari ha perso 1.250.992 euro (-2,44%), mentre l’Università del Salento ha perso -2.587.834 euro (-3,11%).

“Sempre più orgoglioso del mio Ateneo”, il commento entusiastico di Tommaso Campagna, dirigente dell’area ricerca, alta formazione, internazionalizzazione e terza missione.

“Essere tra i primi sei Atenei italiani per la gestione non può che far bene a questo territorio di cui si parla, a torto, in termini non proprio elogiativi. Negli ultimi otto anni siamo cresciuti di ben 12 punti percentuali nel sistema universitario nazionale. C'è da esserne realmente orgogliosi. Quest'anno, dati i tagli al sistema, i migliori Atenei sono quelli che non perdono risorse rispetto allo scorso anno. Addirittura, per consentire agli Atenei peggiori di non perdere oltre il 4%, abbiamo dovuto 'cedere' oltre duecentomila euro”.

Il decreto ministeriale ha scelto di ridurre di 173 milioni di euro la dote totale – passata, nell’arco di un anno, da 9,2 miliardi a 9,03 miliardi di euro – ma al contempo anche di limitare le variazioni possibili da un esercizio all’altro nel range 0,-4% (anziché poter crescere fino all’8%, come avveniva in precedenza).

E’ per questo motivo che nessun Ateneo statale italiano ha ottenuto di più rispetto al 2023 e, al massimo, è stata mantenuta lo stesso importo totale di FFO (composta da somma di quota base, premiale, interventi perequativi ed eventuali piani straordinari).

Dal Fondo di finanziamento ordinario dipende in gran parte il pagamento degli stipendi e delle spese di funzionamento, questo spiega perché la quota maggiore delle risorse va agli Atenei già grandi: prima Roma La Sapienza (530,7 milioni di euro), seguita da Bologna (444,8 milioni di euro) e dalla Federico II di Napoli (403,6 milioni di euro).

Come evidenziato dal Sole 24 Ore, complessivamente la quota base ammonta a 4,014 miliardi; di questi 1,619 sono relativi alla spesa storica e 2,2 miliardi invece ai costi standard per studente (pari al 34% dell’FFO, al netto degli interventi con vincolo di destinazione). Sempre stazionarie rispetto al passato sono tanto la parte premiale (2,4 miliardi), calcolata in base a politiche di reclutamento e valutazione della ricerca, quanto la perequazione (136mila euro).

Trova conferma, infine, anche la scelta di concedere ai rettori più flessibilità per pagare gli scatti stipendiali e proseguire nel reclutamento dei ricercatori rispetto alla prima versione del testo con i criteri di riparto dell’FFO 2024.

E non è tutto: ora gli Atenei attendono il decreto ministeriale che distribuirà i 50 milioni di euro svincolati dai 200 destinati in origine alla ricerca universitaria per effetto del decreto omnibus in via di conversione in legge.

Il risultato conquistato da Unifg solleva nuovamente un interrogativo, che si pone sin da quando, a fine agosto, a sorpresa, Lo Muzio strinse un accordo con la propria (ex) nemica numero uno Donatella Curtotti e col restante fronte degli oppositori, rendendo la giurista sanseverese prorettrice e rivoluzionando la squadra dei delegati.

Ci si chiese già allora, su queste colonne, quali fossero i contenuti di tale accordo e se, come probabile che sia, comprendesse anche la conferma della dg Romei. Il vertice della tecnostruttura andrà via a fine anno, come Lo Muzio aveva deciso mesi fa, per far ritorno al Policlinico Riuniti, di cui è dipendente in aspettativa?

Difficile credere che Curtotti abbia scaricato Romei, che in tutto questo anno di contrapposizione frontale ha rappresentato per gli oppositori un forte punto di riferimento.

Fonti legate al rettore garantirono un mese fa che indietro non si sarebbe tornati e che Romei avrebbe lasciato l’Ateneo, ma la storia recente di Unifg insegna che mai nulla è scontato con Lo Muzio e che tutto può cambiare. Adesso, non a caso, la notizia relativa al FFO è l’occasione per quanti sono vicini a Romei per perorarne la riconferma. “Siamo in costante crescita, malgrado le turbolenze interne. Un grande risultato gestionale: dal 2016 siamo saliti dallo 0,60% allo 0,72% sul peso nazionale del FFO. È un po' dura, con questi risultati, non confermare Romei”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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