Comincia a diventare un’espressione di uso comune anche in Italia ma l’urbanistica tattica, a cui si è fatto riferimento anche alla Fiera del Levante nei giorni scorsi ha origini più risalenti nel tempo. Si tratta di un approccio nella pianificazione e nell'intervento dello spazio urbano caratterizzato da un basso costo, una piccola scala, rapidità nell'esecuzione, reversibilità e dalla partecipazione dei cittadini nel processo decisionale. L'obiettivo è trasformare la città per renderla più piacevole, accogliente, sostenibile e sicura, partendo dal riesame dell'uso e dell'occupazione degli spazi pubblici.
Di solito, l'urbanistica tattica utilizza elementi urbanistici effimeri e portatili, come pittura o arredi urbani, per segnare il nuovo utilizzo di tale spazio senza alterare l'infrastruttura. Ciò permette di valutare sperimentalmente se l'intervento ha l'effetto desiderato, se possono essere apportati miglioramenti o se il cambiamento di utilizzo deve diventare permanente.
Il termine "urbanismo tattico" è diventato popolare a partire dalla seconda metà degli anni 2000 per riferirsi a una moltitudine di azioni cittadine e di attivismo urbano che hanno cominciato a emergere in tutto il mondo, con l'obiettivo comune di riconquistare spazi per i cittadini in modo che i residenti stessi possano partecipare alla modellazione del loro ambiente quotidiano. Tante le città nel mondo che stanno cambiando volto grazie ad essa, a partire da New York ma anche in Italia comincia a vedersi qualche intervento, a fare da apripista Milano. La domanda è: si tratta di un modello replicabile anche a Foggia e in Capitanata?
“Perché non dovrebbe? – la risposta di Francesco Faccilongo, presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Foggia contattato da l’Attacco -. In verità parliamo di concetti già noti, sebbene con altri nomi, già in passato. Questo tipo di urbanistica in fondo è sempre esistita: quando ci sono pochi soldi e occorre rigenerare spazi di città o ambiti extraurbani bisogna semplicemente inventarsi qualcosa. Sicuramente parliamo di interventi in grado di riqualificare spazi che con il tempo si sono degradati o che hanno perso la propria connotazione. Anche a Foggia possiamo vedere degli esempi tangibili, come nel caso di quel vicolo nei pressi di piazza Mercato dove sono state esposte foto della città, articoli di giornale, materiale sul Foggia calcio, così una stradina anonima ha acquisito una propria connotazione. Di piccoli interventi di questo tipo nella nostra città potremmo farne una infinità perché purtroppo sono tante le zone da rivitalizzare, così come accade in quasi tutte le città di provincia”.
Occorre però uno slancio iniziale per dare vita al cambiamento, anche dalle piccole cose. “Slancio che dovrebbe arrivare da chi decide, da chi amministra – evidenzia il professionista -. Ma allo stato attuale dobbiamo ricordare che siamo in attesa di un Pug (Piano urbanistico generale, ndr) da 20 anni. Lo diciamo in tutte le sedi, anche in uno degli ultimi incontri con il progettista Francesco Karrer che qualcuno ha sostenuto sia prossimo a mollarci e questo non è accettabile. L’impulso non può che venire dall’amministrazione comunale, noi come Ordine, ci siamo sempre messi a totale disposizione con tutte le nostre capacità e competenze. Quindi dal canto nostro saremmo favorevolissimi a questo tipo di intervento ma se il Comune non si da una mossa rimaniamo fermi. Dare un Piano urbanistico alla città significa darle regole certe, anche per pianificare l’urbanistica tattica, altrimenti continueremo a navigare in mare aperto, così come stiamo facendo da tanti anni”.
Non solo, gli architetti sono talmente tanto propensi a questo tipo di approccio che propongono che se ne dia attuazione attraverso l’indizione di appositi concorsi di progettazione a cui possano partecipare più studi.
“Solo così si possono fare le scelte migliori, lo dico sempre a tutti gli amministratori: quando occorre fare delle opere pubbliche che debbano lasciare dei segni significativi sul territorio, devono passare attraverso i concorsi, solo così si avrà sempre il progetto migliore. Agli amici e altre persone si affidino incarichi diretti magari di altra natura, manutenzione o altro. Non a caso c'è un disegno di legge firmato da una trentina di senatori di diversi schieramenti con cui si chiede che opere del valore superiore ai 5,2 milioni di euro passino da concorsi di progettazione proprio per farli realizzare da professionisti che abbiano maggiore sensibilità. Ma allo stato attuale difficilmente si fa ricorso agli architetti e non si capisce perché, abbiamo fatto progetti importanti a Vieste per esempio o con la Provincia, con amministratori lungimiranti e i risultati sotto gli occhi di tutti. A Foggia abbiamo sentito proclami ma poi cosa è stato fatto? Una convenzione con l'Università per lo studio del Piano delle fosse quando ci sono tantissimi architetti esperti di urbanistica che hanno fatto studi su studi sul centro storico di Foggia. Quindi non comprendo la finalità di aver affidato uno studio ai laureandi quando ci sono validi professionisti a disposizione. Nonostante tutto noi restiamo fiduciosi e nonostante tutto ci crediamo ancora che si possa cambiare il volto di questa città”. A parlare in tempi non sospetti di urbanistica tattica fu il consigliere comunale Antonio De Sabato, da sempre impegnato, dal basso, in azioni di riqualificazione urbana e sociale della comunità foggiana.
Con la sua associazione portò uno dei massimi esperti, l’architetto Matteo Dondè, ad un incontro tematico organizzato all’Itet Pascal di Foggia. “L'urbanismo tattico rappresenta una straordinaria opportunità per trasformare temporaneamente gli spazi urbani e rispondere in modo rapido e flessibile alle esigenze della comunità – ha illustrato De Sabato a l’Attacco -. A Foggia, abbiamo la possibilità di sperimentare soluzioni innovative come percorsi ciclopedonali, piazze temporanee e spazi ricreativi, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Attraverso interventi a basso costo, partecipazione attiva dei residenti e sperimentazione concreta, possiamo ripensare il nostro territorio e renderlo più sicuro, accessibile e vivibile per tutti. Progetti come il Biciplan e la Bicipolitana sono esempi perfetti di come l'urbanismo tattico possa trasformare una visione in azione, in linea con i principi di sostenibilità e mobilità che vogliamo promuovere a Foggia. Crediamo che queste soluzioni possano rappresentare un punto di svolta per la nostra città, migliorando l'interazione tra spazi pubblici e cittadini.
Quello che mi preme sottolineare è proprio l’aspetto innovativo e partecipativo dell'urbanismo tattico. Una visione di città che guarda avanti e vuole fare della qualità della vita un suo obiettivo non può prescindere da queste considerazioni. L'incontro tenuto al Pascal aveva come obiettivo proprio promuovere questa visione tra i ragazzi e l'intervento di Donde è stato illuminante”.
I ragazzi sono entusiasti, l’idea è quella di replicare l’iniziativa rimodulando l'incontro e farne un grande evento per coinvolgere anche altri istituiti. "Questo cambio di mentalità è una delle nostre priorità che non può essere svilita semplicemente attraverso una mozione tipo ‘città 30’ buttata lì solo per cavalcare il tema e non può che partire dai nostri ragazzi. La cosa richiede uno sforzo enorme ed un coinvolgimento di tutte le parti. Ad esempio fare un bike festival a Foggia sarebbe sicuramente un buon inizio ma spesso la classe politica non sa cogliere l'opportunità e non capisce quanto importanti siano questi temi se affrontati con esperti e visionari”, ha concluso De Sabato.
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