Torniamo a parlare degli (ormai celebri) tralicci rossi, con tenaglioni che serrano cuori luminosi pulsanti, che dovrebbero entrare nel panorama della città di Foggia se fossero installati nel parco cittadino dei Campi diomedei. Infatti intendiamo insistere su questo tema prima che l’amministrazione comunale compia l’irreparabile autorizzando la loro realizzazione e installazione, piuttosto che piantare alberi.
Innanzi tutto intendiamo concordare con quanto da tempo anche molti altri stanno insistendo nel denunciare, e cioè che i due traliccioni metallici stonano completamente con il carattere del luogo. Tuttavia, ribadita questa ovvietà sul piano della semplice inopportunità (sebbene di per sé già irrimediabile), intendiamo poi prendere il toro per le corna e sostenere che quell’opera non avrebbe alcun valore artistico in se stessa, poiché un traliccio elettrico alto venti metri e passa, colorato di rosso, con un tenaglione in cima che stringe un cuore, non può essere qualcosa definibile “arte”, quanto piuttosto un ammasso di ferraglie come un antico gioco del meccano ma assemblato da un bambino cresciuto fino a divenire un gigante un po’ fuori di testa; per cui si tratta di un’opera che verrebbe messa lì non perché sarebbe artistica - in qualunque senso si volesse intendere il termine - ma al solo fine di “far riflettere” i frequentatori del parco (lo ha affermato lo stesso ideatore dell’opera).
In altri termini i due traliccioni sarebbero null’altro che una operazione finto-modernista il cui fine non sarebbe quello di trasmettere una sensazione artistica, quanto piuttosto quello di sbattere in faccia a chi andasse in quel parco per svagarsi, per rilassarsi, per far giocare i bambini, una presenza del genere “per vedere l’effetto che fa” nella testa dei cittadini e in quella dei loro figlioletti e nipotini. Potremmo dire che sarebbe una sorta di test Rorschach in scala gigante e tridimensionale per materializzare i pensieri (e magari gli incubi) dei frequentatori del Parco nel vedere ciò che ciascuno volesse vedere, come in una sorta di seduta psichiatrica a cielo aperto, e quindi sarebbe un qualcosa senza valore artistico messa lì soltanto per sconcertare (“pour épater les bourgeoise”, diceva Baudelaire nei suoi “Fiori del male”).
Poiché sosteniamo che quell’opera non avrebbe il più remoto valore artistico, riteniamo conseguentemente che ogni assecondamento di tale iniziativa sarebbe un errore grave, né varrebbe a giustificarla il tentativo di etichettarla come “modernità” nell’impiego dei mezzi espressivi: in questo caso, spacciare per mezzi espressivi “artistici” l’assemblaggio di ferraglie a somiglianza di un traliccio elettrico.
Su questo atteggiamento assecondante verso cose anche strane purché sostenute da una qualche etichetta di modernità artistica, ci piace ricordare un episodio accaduto alcuni decenni fa al teatro Giordano nel campo musicale , perché in fondo il discorso è lo stesso per qualunque forma di produzione compositiva.
Orbene un giorno un giovane compositore senza alcuna attitudine artistica riuscì a convincere il direttore del teatro dell’epoca a consentire la esecuzione pubblica di una sua opera per pianoforte; lo sventurato direttore acconsentì sebbene avesse assistito alla prova esecutiva del brano e quindi avesse compreso perfettamente di cosa si trattasse. Giunta la esecuzione pubblica, l’autore si mise a pestare a caso sulla tastiera per un paio di minuti, e ovviamente da parte del pubblico prima cominciarono i tossicchiamenti di imbarazzo, poi i risolini, e infine le risate più aperte man mano che la stramberia andava avanti. Il culmine della ilarità però si raggiunse verso la fine della esecuzione, quando il compositore completò la sua buffonata dando alcuni colpi di sedere sulla tastiera e proclamò con voce stentorea “questo rappresenta un orgasmo artistico”: a quel punto nel teatro venne giù un diluvio di risate, di fischi e di pernacchie da isteria collettiva. Solo a quel punto il direttore del teatro, disperato, si precipitò fino al boccascena dove l’ “artista” continuava imperterrito a sbattere a caso le mani sulla tastiera e lo fermò nella sua singolarissima performance da clown, chiedendo scusa al pubblico e dicendo che egli si dissociava da quel genere di “produzione artistica” che pure aveva incautamente egli stesso autorizzato .
A questo punto il Lettore chiederà il motivo non già del perché un mezzo matto avesse concepito quel genere di “opera pianistica” ritenendo di essere un novello Beethoven - il mondo è sempre stato pieno di matti che ritengono di essere novelli Napoleoni o Van gogh o Giuseppe Verdi - ma il motivo per cui un direttore di teatro si fosse esposto in proprio a giocarsi la faccia nell’autorizzare la esecuzione pubblica nel suo teatro di una pagliacciata a base di sederate sulla tastiera di un pianoforte, e la risposta è, a suo modo, assieme semplicissima e tristissima: perché aveva ritenuto che favorire un giovane compositore, sebbene palesemente squinternato, fosse un gesto opportuno sul piano della politica culturale spiccia.
E già, perchè a quel tempo le strampalerie pseudomusicali di quel genere erano ritenute “in”, cioè alla moda, nei circoletti culturali locali, ove ciò che contava non era il valore artistico effettivo di un’ opera compositiva (musicale, pittorica, teatrale, cinematografica) bensì il fatto-in-sé che essa fosse “contro” cose un po’ tradizionali, e meglio ancora se fosse stata anche particolarmente strampalata: per cui si restava estasiati (o meglio, si faceva finta di) nel sorbirsi un mattonazzo di film d’essai “contro il sistema”, una qualche schifezza di quadro imbrattato a caso, ovvero nel magnificare appunto chi prendeva a sederate la tastiera di un pianoforte, cioè cose senza senso così.
Citato l’aneddoto del pianoforte preso a sederate, degli spernacchiamenti finali e dell’ annessa coda di dissociazione da parte del direttore del teatro quando ormai era troppo tardi, possiamo tornare ai due traliccioni nel parco dei Campi diomedei, poiché nella sostanza si tratta del medesimo discorso: come diceva il buon Orazio in una sua Satira, “mutato nomine de te fabula narratur” (cambiato il nome, la favola parla di te), cioè sotto il velame della narrazione il concetto essenziale riguarda proprio lo stesso Lettore.
E allora traduciamo a beneficio di chi non volesse capire, o più precisamente, volesse fingere di non capire. I due traliccioni sono un qualcosa che nessuna persona in buona fede potrebbe avventurarsi a definire “arte”. A cioè aggiungasi che secondo un certo punto di vista essi potrebbero anzi essere visti come una oscena rappresentazione di due cuori strappati e levati verso l’alto come dopo un sacrificio pubblico, cioè la materializzazione di un pensiero sadico in scala gigante, piantati in un campo aperto in modo da essere visibili a chilometri di distanza. Da ciò consegue che andare a piantare queste presenze inquietanti e gigantesche in faccia a chi andasse in quel parco destinato ai giochi dei bambini rappresenterebbe una decisione del tutto insensata, la cui sola e possibile motivazione sarebbe quella analoga a quella che indusse quel direttore di teatro ad autorizzare la esecuzione dell’opera pianistica a colpi di sederate: cioè autorizzare una stramberia al solo fine di assecondare un supposto “sentiment” in voga nel campo genericamente culturale, arrampicandosi sugli specchi per definire quella cosa lì come una “opera d’ arte”.
Insomma, se è vero che indubbiamente in quest’epoca si vedono in giro cose strampalate nelle produzioni musicali, filmiche, teatrali, coreografiche, eccetera, poiché va di moda “farlo strano”, non è detto però che i soggetti decisori pubblici debbano per forza assecondare qualunque stranezza pur di realizzare qualche cosa che facesse poi discutere, a prescindere . L’effetto, infatti, di regola è proprio quello dell’ aneddoto che abbiamo voluto ricordare, cioè le risate e le pernacchie. Quindi - andando all’ osso - ci pensi bene la sindaca Episcopo prima di fare una scivolata fatale: rischia che, quand’anche facesse tutto bene a Foggia su qualunque altro affare cittadino (ma sì, facciamo finta di crederci, tanto per formulare un incoraggiamento), stia pur certa che, se venissero installati i due traliccioni strappacuori, alla fine il suo mandato sarebbe ricordato solo per quello, un “monumentum aere perennius” (un monumento più duraturo del bronzo). E stia anche certa che non sarebbe un buon ricordo.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).