Paradosso Demet: è diventato il primo dipartimento di area economica per studenti ma Unifg vuol disattivarlo

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Aumentano gli studenti iscritti al Demet (dipartimento di Economia, Management e Territorio) dell’Università di Foggia, che paradossalmente l’Ateneo intende sopprimere. Un’intenzione che va in direzione opposta rispetto alla capacità del Demet di intercettare le esigenze delle comunità. E’ questo uno degli aspetti più interessanti che emergono analizzando i dati delle immatricolazioni, possibili fino al 30 novembre scorso. Un primo bilancio consente, infatti, di capire quale sia la situazione di ciascuno degli otto attuali dipartimenti di Unifg ad oggi, per l’anno accademico 2024-2025, rispetto ai due anni precedenti. 

Lo storico dipartimento di Economia, guidato dal professor Pasquale di Biase, ha raggiunto in tale data quota 326 immatricolati, rispetto ai 368 dello scorso anno e ai 309 dell’anno accademico 2022-2023. Dei suoi cinque corsi di laurea quello che più attira è Economia aziendale con 139 immatricolati, la cui crescita si giova della decisione cui è stato costretto il Demet di non attivare il primo anno dell’omologo corso nella medesima classe di lauree.

Il Demet, la cui direttrice Barbara Cafarelli sta combattendo per evitarne la disattivazione, è giunto a 341 immatricolati diventando il primo dipartimento di Area economica: un bel balzo in avanti rispetto ai 300 dello scorso anno e ai 318 dell’anno accademico 2022-2023, nonostante gli insistenti tentativi di delegittimazione posti in essere a partire dall’istituzione del Diss. Al Demet sono quattro i corsi di laurea e a far meglio è Economia e management con 171 immatricolati.

Il neonato dipartimento di Scienze sociali (Diss), nato nei mesi scorsi come terzo dipartimento di Area economica con la professoressa Carmela Robustella come direttrice e la cui costituzione rischia di far sparire il Demet, conta al momento 11 soli immatricolati al suo primo anno accademico, con un solo corso di laurea che è la magistrale in Sviluppo e innovazione sociale.

Il Distum di via Arpi (dipartimento di Studi umanistici, Lettere, Beni culturali, Scienze della formazione), la cui direttrice è la professoressa Barbara De Serio, appare sostanzialmente stabile: ha 1.558 immatricolati rispetto ai 1.543 dell’anno accademico 2023-2024 e ai 1.662 dell’anno accademico 2022-2023. Dei dieci corsi di laurea quello che maggiormente calamita studenti è Scienze dell’educazione e della formazione, con 508 nuovi studenti, seguito da Scienze e tecniche psicologiche con 283 immatricolati.

Il Dafne di via Napoli, capitanato dal direttore ed ex prorettore Agostino Sevi, vede 457 immatricolati rispetto ai 350 dell’anno precedente e ai 313 dell’anno accademico 2022-2023. Sono nove i corsi di laurea: a far meglio Scienze e tecnologie alimentari con 80 immatricolati, mentre Ingegneria gestionale è a quota 72.

Quanto ai numeri del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale del professor Maurizio Margaglione, cui afferisce lo stesso rettore Lorenzo Lo Muzio, si è arrivati a 998 immatricolati, rispetto ai 946 dell’anno precedente e ai 1.336 dell’anno accademico 2022-2023. In questo caso i corsi di laurea sono dodici e il più frequentato è Scienze delle attività motorie e sportive con 571 nuovi studenti.

L’altro dipartimento di Area medica, ovvero Scienze mediche e chirurgiche guidato dal direttore Gaetano Serviddio, conta 687 immatricolati, in miglioramento rispetto ai 629 dell’anno accademico 2023-2024 e ai 535 dell’anno accademico 2022-2023. Dei tre corsi di laurea il più attrattivo è Infermieristica, con 425 nuovi studenti.

Ha perso qualcosa il dipartimento di Giurisprudenza del direttore Michele Trimarchi, che oggi è a quota 372 immatricolati, mentre nell’anno precedente ne furono 390 e nell’anno accademico 2022-2023 si fermarono a 353. Tra i cinque corsi di laurea la classica Giurisprudenza è al primo posto con 168 immatricolati, seguita da Scienze investigative a quota 133 con trend decrescente. Insomma, a tenere è sola la sola magistrale a ciclo unico, che però è lontanissima dai fasti dei tempi andati, mentre gli altri corsi scendono tutti.

In totale Unifg ha raggiunto, alla data del 9 dicembre scorso, 4.751 immatricolati, migliorando rispetto ai 4.526 dell’anno precedente e avvicinandosi ai 4.826 dell’anno accademico 2022-2023. A fronte di tali numeri c’è da ricordare che Giurisprudenza, Dafne e Diss sono i dipartimenti su cui in Unifg si investe di più, tenuto conto che il Distum ha entrate proprie (TFA e corsi di formazione docenti dei 30 e 60 CFU), mentre l’Area medica si nutre anche con i finanziamenti dedicati del sistema sanitario. Il caso del Demet e del Diss è uno dei motivi di più alta tensione e scontro in Ateneo dalla fine del 2023, una partita collegata alla passata guerra di un ampio fronte oppositori di Lo Muzio. A marzo 2024 fu approvata la costituzione del dipartimento di Scienze sociali, dando atto che “determina la riduzione dei professori di ruolo e ricercatori che afferiscono al Demet, il cui numero diviene inferiore al numero minimo indicato dallo statuto, comportando il realizzarsi della prima condizione del procedimento di disattivazione del dipartimento”. Passò anche la decisione di incardinare nel Diss vari corsi di laurea fino ad allora incardinati nel Demet: Comunicazione, Relazioni pubbliche e Tecnologie digitali, Economia e Management, Management dell’Innovazione e dell’Hospitality, Imprenditorialità e Management internazionale, oltre al corso di dottorato in Scienze economiche. Inoltre, “con il trasferimento di tali corsi di studio si trasferiscono anche le rappresentanze degli studenti iscritti ai suddetti corsi di studio nel consiglio del dipartimento di Scienze sociali”. E, ancora, “al fine di evitare nocumento all’offerta formativa, i professori e i ricercatori che rimangono incardinati nel Demet, in quanto non ricompresi tra i proponenti il costituendo Diss, garantiranno lo svolgimento delle attività didattiche, gestionali e di servizio agli studenti che già svolgono tali corsi”; mentre “il personale tecnico-amministrativo già assegnato al Demet è assegnato anche al Diss”. A gennaio ci sarà l’attesissima decisione di merito del TAR Puglia dopo che a giugno scorso il giudice amministrativo di primo grado - rispetto al ricorso presentato dall’allora direttrice del Demet e decana di Unifg Lucia Maddalena contro l’Ateneo e nei confronti della direttrice del dipartimento di Scienze sociali Carmela Robustella – accolse l’istanza cautelare sospendendo l’efficacia degli atti che hanno attivato la fase transitoria e disposto l’incardinamento immediato nel neo costituito Diss, e la relativa afferenza, dei corsi già incardinati nel Demet. Inoltre il TAR ordinò all’Università di riconsiderare la mancata approvazione dell’integrazione del Piano di sviluppo del Demet, l’esclusione dall’assegnazione del contributo per il 2024 al Demet stesso e il diniego di trasferimento del dottor Di Carlo. Alcune di queste prescrizioni sono ad oggi ineseguite e si continua a investire sulla crescita del Diss, nonostante il TAR debba pronunciarsi anche sulla legittimità della sua istituzione. La trattazione di merito del ricorso è fissata per l'udienza pubblica del 28 gennaio 2025.

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