La corsa al posto fisso a tutti i costi anche stravolgendo progetti futuri e percorsi formativi pur di lavorare

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Una massiccia partecipazione al test per diventare agenti di Polizia Locale ha segnato l'inizio delle tanto temute prove scritte dei bandi di concorso che stanno interessando Foggia e provincia da settimane. Dal 9 al 19 dicembre, sarà la Città del Cinema ad ospitare i candidati, i quali si stanno collocando prevalentemente in una fascia d'età compresa tra i 30 e i 50 anni. In molti hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, a causa del disagio legato a condizioni lavorative già esistenti ma precarie. Una delle lamentele principali che è emersa tra i presenti riguarda il tempo concesso per la preparazione alle prove. Risulta ci siano state non poche difficoltà legate alla mole di studio richiesta, ritenuta eccessiva rispetto al tempo disponibile. Molti hanno acquistato libri o si sono esercitati online, ma l’impegno requisito, unito alla complessità delle prove, ha rappresentato un ostacolo significativo. 

I partecipanti hanno risposto a domande di diritto amministrativo, sicurezza urbana e competenze linguistiche in tempi molto ristretti. Oltre a queste, il concorso prevede nei prossimi giorni prove fisiche impegnative, come una corsa di 1.000 metri da completare in tempi stretti (4 minuti e 30 secondi per gli uomini, 5 minuti per le donne); un salto in alto che richiede di arrivare ad almeno 1 metro per gli uomini e 85 centimetri per le donne, e flessioni obbligatorie, rispettivamente 10 per gli uomini e 7 per le donne. Complessivamente, il bando ha registrato circa 2.200 candidature, riducendo la probabilità di successo a circa lo 0,8%. Per i 16 posti da istruttore amministrativo, ruolo ambitissimo, si sono candidati in 5.300, portando la probabilità di successo addirittura allo 0,4%; per i 17 posti da istruttore contabile le domande sono state circa 1.500, con una probabilità dell’1,1%; per i 9 posti da geometra ci sono stati circa 900 iscritti, quindi una probabilità del 1%; e per i 16 posti da assistente sociale si sono candidati in 1.200, con una probabilità dell’1,3%. 

Questi numeri mostrano chiaramente la competizione spietata e il desiderio diffuso di ottenere un lavoro stabile, spingendo molti a partecipare anche per posizioni che poco si avvicinano al proprio percorso professionale o alle proprie competenze. Le testimonianze dei candidati riflettono una profonda insoddisfazione per le condizioni lavorative in Capitanata: contratti precari, ritardi nei pagamenti e diritti lavorativi inesistenti spingono sempre più persone verso i concorsi pubblici, nella speranza di una stabilità economica e sociale. Il posto fisso rimane dunque un traguardo ambito, anche a costo di dover stravolgere radicalmente i propri progetti per il futuro ed il proprio percorso passato di provenienza. Una possibilità cruciale per i cittadini di Foggia quindi, ma anche uno specchio delle criticità strutturali di un territorio che continua a dover lottare per garantire prospettive lavorative più sicure. Il forte interesse verso questi bandi è un segnale chiaro, che mostra che i cittadini sono pronti a investire tempo e risorse nella formazione e a sfidare probabilità di successo bassissime, nella speranza di costruire un futuro più solido per sé e per le proprie famiglie.

Ventenni

Veronica ha solo 25 anni, ma già vive con il peso di una costante ansia per il futuro. Durante un'intervista per l'Attacco, ha messo in luce uno dei drammi più diffusi che attanaglia le nuove generazioni, ossia quello dell'incertezza lavorativa, accompagnata da una dose massiccia di pressioni sociali e scadenze biologiche. "Sono giovane, è vero, abito a casa con mamma e papà, ma vivo in una situazione di continua ansia per il futuro - ha raccontato Veronica subito dopo la prova scritta, con voce decisa ma carica di preoccupazione -. La mia storia non è solo quella di una ragazza che cerca un’occupazione, ma di una generazione intera che si sente bloccata in un limbo di incertezza e aspettative schiaccianti. Dopo il diploma di liceo, ho intrapreso un percorso di studio che non è mai stato dettato da passione o interesse personale, ma da una logica fredda e calcolata, che mira alla sopravvivenza nel mercato del lavoro. Cosa potevo saperne di ambizioni e progetti di vita a soli 18 anni? - ha continuato -. Ho studiato prima scienze e tecnologie alimentari, poi giurisprudenza. Sin dal liceo non ho mai scelto le materie di studio in base a ciò che volevo fare, ma in base a ciò che poteva permettermi di lavorare dopo l’università. Mi sono sacrificata moltissimo e ho studiato tanto. Adesso voglio perseguire i miei obiettivi".

La sua situazione è resa ancora più difficile dal confronto continuo con un passato che sembra irraggiungibile. "I miei genitori mi dicono sempre che alla mia età avevano già posto fisso e figli, questo mi fa sentire inadeguata e sbagliata", confessa. Le sue parole rivelano una fragilità che è però accompagnata da una forte determinazione. "Questo mi porta a soffrire e a confrontarmi sempre con i miei coetanei". La pressione sociale e familiare si mescola con una realtà lavorativa in cui il posto fisso è diventato un traguardo quasi irraggiungibile. "Il posto fisso è diventata una meta ambitissima", dice con convinzione. Per Veronica, trovare un lavoro stabile non è solo un sogno, ma una necessità impellente, una corsa contro il tempo. "Io devo agire subito prima che sia troppo tardi. Se si vuole arrivare alla pensione, occorre trovare lavoro da giovani."

La consapevolezza che ogni ritardo potrebbe costarle anni di tranquillità futura la spinge a non abbassare mai la guardia. Veronica sa che le sue possibilità sono limitate, ma crede fermamente di meritare un’opportunità, tanto quanto i concorrenti più grandi con cui si trova a competere. "Mi rendo conto che la maggior parte dei concorrenti oggi sono tutti più grandi di me. Probabilmente hanno delle storie diverse dalla mia, ma io ho diritto ad essere presa in considerazione quanto loro". 

Le sue parole riflettono non solo una richiesta di riconoscimento, ma anche un grido d’aiuto da parte di chi vuole farsi spazio in un sistema che spesso sembra ignorare i più giovani. La storia di Veronica è il ritratto di una generazione che vive sospesa tra speranze e sacrifici, con il desiderio di costruirsi un futuro e la paura di non riuscirci. Una generazione che, nonostante tutto, non smette di lottare.

Trentenni

Anna ha 30 anni e vive a Foggia con il marito e il figlio piccolo, di 6 anni. La sua è una storia comune a molti giovani che vivono il territorio, fatta di sogni grandi, ma opportunità limitate. Dopo aver studiato scienze della formazione, ha tentato per anni di ottenere un lavoro stabile nella scuola, ma senza successo. "Volevo garantire un reddito sicuro alla mia famiglia - ha raccontato per l'Attacco -. Tuttavia, il contesto locale mi ha costretta a ridimensionare le mie ambizioni. Vivo in una situazione di sconforto, partecipo a così tanti bandi di concorso che mi sembra che sia tutto truccato”.

Con la speranza di un futuro migliore, Anna aveva considerato di trasferirsi all’estero, ma le difficoltà economiche l’hanno fatta restare a Foggia. "Qui, le possibilità erano poche - ha continuato, sottolineando il disagio di chi vive in un territorio con scarse opportunità formative e lavorative -. Dopo la laurea, ho cercato lavoro in vari settori, ma ho trovato solo contratti precari e pagamenti irregolari. La situazione è peggiorata con l’arrivo di mio figlio, da quel momento le pressioni economiche sono diventate ingestibili”.

Anna, però, non si è mai arresa. Insieme al marito, ha deciso di affrontare i concorsi pubblici, vedendoli come un’occasione per costruire una vita stabile. Prepararsi è stato difficile, soprattutto con poco tempo a disposizione. "Per il concorso della Polizia Locale ho dovuto allenarmi ogni giorno - ha detto -. Non avevo mai fatto sport, ma non potevo arrendermi. Dopo molto esercizio fisico e dopo tantissima costanza, sono riuscita a rientrare nei parametri richiesti per accedere alla posizione lavorativa. Il sacrificio è stato grande, ma ho pensato che se non avessi affrontato tutto con determinazione, sarei stata soltanto una delle tante persone destinate ad essere scartate”.

Per lei, ottenere un lavoro stabile non è solo un obiettivo personale, ma una necessità per la sua famiglia. Ha infatti realisticamente e amaramente concluso l'intervista affermando: "Non mi importa del tipo di lavoro che il destino mi riserverà. Che sia cassiera, vigile, parrucchiera o commessa; voglio solo uno stipendio sicuro per non vivere più con l'ansia di arrivare a fine mese". 

Questo desiderio di stabilità riflette una condizione comune a tante famiglie foggiane, specialmente in un periodo di crisi economica così opprimente. Il timore di rimanere senza un’occupazione sicura, porta moltissime persone ad accantonare ogni sacrificio formativo o investimento universitario affrontato in precedenza. L'importante è trovare un vero lavoro. Nonostante le difficoltà, Anna rimane ottimista. "La mia famiglia è la mia forza - ha affermato -. Il mio sogno è garantire un futuro sereno a mio figlio e a mio marito. Entrare nella Polizia Locale rappresenta non solo una realizzazione professionale, ma una promessa di migliorare la mia condizione. Mi sono impegnata tanto per questo obiettivo. Ora, spero di farcela".

Cinquantenni

Mauro ha cinquant’anni e lavora nella grande distribuzione, un settore che conosce bene, ma che non gli garantisce la stabilità di cui avrebbe bisogno. "Ho già un lavoro - ha raccontato per l'Attacco con tono schietto e nel contempo imbarazzato -. Come me, conosco colleghi che oggi hanno affrontato la prova scritta e che hanno addirittura un’attività propria. Sono stanchi di pagare le tasse in partita IVA. Anche quando vuoi qualcosa di tuo, alla fine diventa difficile stare dietro alle grosse somme di denaro da sborsare". 

Mauro ha vissuto molte esperienze lavorative, passando da un impiego all’altro, ma ora si ritrova a dover cercare ancora una volta una nuova strada per arrivare a fine mese. "Mi pagano con grossi ritardi e mi ritrovo spesso a contare quel che mi resta sul conto in banca per coprire i lunghi periodi di magra - ha confidato, lasciando trasparire una stanchezza che non è solo fisica, ma anche emotiva -. Mi consola sapere che non ci sono solo io in questa situazione, siamo tutti sulla stessa barca”.

Per tutta l’intervista, Mauro ha preferito non essere ripreso, temendo che il suo capo potesse riconoscerlo. Questo gesto racconta molto della precarietà che vive, non solo economica, ma anche dei rapporti lavorativi. "È sempre più difficile trovare il modo di far valere i propri diritti lavorativi. Ferie e malattie stanno diventando un miraggio - ha aggiunto -. Di questo passo, andremo incontro all’alienazione. Con un posto fisso pubblico, finalmente potrei godere dei miei diritti di cittadino e non dovrei più preoccuparmi di andare a lavoro con la febbre pur di coprire il turno. Non ho mai avuto la possibilità di avere figli - ha ammesso con voce carica di rimpianto -. Ora ho cinquant’anni e non penso che mi si ripresenterà l’occasione. Questo è dovuto al fatto che, prima di mettere al mondo un bambino, è necessario possedere le caratteristiche giuste che possano garantirgli una vita sicura e agiata. Ho sempre rimandato a causa delle ristrettezze economiche". 

Anche sul fronte abitativo, le cose non sono mai state semplici per Mauro: "Non ho ancora mai avuto la possibilità di avere un mutuo. Sono in affitto perché per acquistare casa occorrono mille garanzie. Requisiti che ancora non ho - ha detto -. È un’ulteriore dimostrazione di come la precarietà abbia segnato profondamente il mio percorso, limitandomi in ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante tutto, non smetto di sperare. Da una parte, mi auguro che ci siano persone più giovani a passare. Spero che non debbano mai vivere i dolori che ho provato io. Dall’altra, egoisticamente, spero che la vita possa darmi ancora una possibilità di riscattarmi. Di avere una vita serena".

Il suo desiderio di riscatto è una lotta contro il tempo e contro un sistema che spesso lascia indietro i più deboli. Mauro cerca una stabilità che non ha mai avuto, un’ancora che gli consenta di vivere finalmente con serenità. Dietro ogni parola c’è il peso di anni di sacrifici e il bisogno, ancora vivo, di credere che possa esistere un futuro migliore.

Debora Cicconetti

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testatina dillo al direttore WEB

 

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