La santa alleanza per arrestare il declino demografico in Capitanata. Con la ricerca e le intelligenze del DEMET

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Venerdì prossimo 13 dicembre è in programma la conferenza di presentazione del progetto “Fughe e declino demografico. La provincia di Foggia da oggi al 2070” che avrà luogo a Palazzo Dogana, a partire dalle ore 17.00. I lavori saranno introdotti dai saluti istituzionali del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, della Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo e del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Foggia Lorenzo Lo Muzio. Interverranno Barbara Cafarelli, Direttrice DEMET Unifg; Nicola di Bari, ricercatore ed economista; Gerardo Gallo, Dirigente servizio Censimento della Popolazione e integrazione delle indagini sociali ISTAT; Antonio Salandra, imprenditore; Dubravka Suica, Commissaria europea per la democrazia e la demografia; Piero Paciello, direttore quotidiano l’Attacco. Porteranno il loro contributo di esperienza e riflessione Gianfilippo Mignogna, già Sindaco di Biccari; l’avvocato Massimiliano Arena; Marianna Carusillo, imprenditrice sociale; Virgilio Caivano, coordinatore nazionale Piccoli Comuni; Andrea Nigri, ricercatore. Le conclusioni saranno affidate a Giuseppe Nobiletti, Presidente Provincia di Foggia. Hanno annunciato la loro presenza ai lavori della conferenza i Sindaci di una trentina di Comuni, dal Gargano, al Tavoliere, ai Monti Dauni. Il progetto nasce dalla crescente preoccupazione per il declino demografico che sta interessando molte regioni italiane, ed in maniera consistente anche comunità e territori di Capitanata, con gravi implicazioni sociali, economiche e culturali. L'obiettivo del progetto è analizzare le cause e gli effetti di tale fenomeno e profilare possibili strategie per contrastarlo. Gli interventi e le azioni prevedono il coinvolgimento organico dell’Università degli Studi di Foggia, dell’Istituto centrale di Statistica e del Quotidiano l’Attacco che realizzeranno iniziative di animazione pubblica in ciascuno dei 61 Comuni della provincia di Foggia per i prossimi 4 anni. 

Il panel di  temi e questioni è ampio e si snoda su molteplici variabili interconnesse, dall’approfondimento dei fattori economici, sociali e culturali che contribuiscono al declino demografico - come il basso tasso di natalità, l’emigrazione dei giovani e l’invecchiamento della popolazione -, allo sviluppo di strategie e politiche per incentivare la natalità, migliorare le condizioni di vita delle famiglie e attrarre giovani sul territorio; si parte dall’attenta interpretazione di rapporti e statistiche già disponibili, combinati con i dati forniti dall’Istat. Il team accademico del DEMET di Unifg è responsabile dello sviluppo teorico e analitico del progetto, fornendo il proprio contributo all’approccio integrato e elaborando modelli interpretativi e analisi sugli aspetti complessivi dell’inverno demografico in provincia di Foggia. Tutti contenuti che sono ben illustrati nell’intervista a Barbara Cafarelli, Direttrice del Dipartimento di via Zara e autrice delle linee guida della progettazione. 

Cosa l’ha motivata ad occuparsi di un tema così complesso che per la prima volta intende affrontare il fenomeno del declino demografico con un approccio scientifico e interdisciplinare?
Ho fortemente voluto che nell’Università di Foggia ci fosse un Dipartimento con una decisa e chiara vocazione al territorio. È mio assoluto convincimento che il Dipartimento di Economia, Management e Territorio che rappresento, assuma un ruolo tecnico di riferimento per il territorio e ne stimoli la crescita e lo sviluppo sociale, culturale ed economico. Per questo, quando mi sono occupata di definire l’indirizzo strategico dell’ateneo, ho voluto che, oltre alla comunità, fossero coinvolti i nostri amministratori, i politici, gli imprenditori, il mondo della scuola, la biblioteca regionale e le associazioni. Questo modus operandi basato sulla concertazione, sulla co-progettazione, sul confronto costruttivo, sullo scambio di idee è uno degli elementi che ha determinato i risultati conseguiti dall’Università. Come Università, come Dipartimento abbiamo la responsabilità di stimolare il dibattito e di sensibilizzare l’opinione pubblica. Per questo, stimolare il dibattito sul fenomeno del declino demografico che sta caratterizzando il nostro territorio e, purtroppo, l’Italia e l’Europa, aprire il dibattito a tutti gli attori coinvolti, consente di individuare le soluzioni da adottare a quello che si caratterizza come un problema multidimensionale con risvolti economici, sociali e territoriali. 

Ritiene che il declino demografico possa essere un’opportunità per ripensare il modello di sviluppo del territorio della provincia di Foggia?
Certamente. I problemi vanno affrontati in modo positivo. Non è mia intenzione minimizzare i rischi e le conseguenze negative del declino demografico ma occorre adottare una strategia positiva di attacco. Se affrontiamo il problema tutti insieme con un approccio che sfrutti le nostre conoscenze, le nostre capacità, la resilienza e la capacità di adattamento che ci caratterizzano, se riusciamo a individuare tutti insieme le priorità su cui calibrare gli interventi che devono essere sistemici allora riusciremo a intervenire sulla tendenza. Sono certa che individuando insieme le linee di intervento queste potranno incidere positivamente sullo sviluppo del territorio. 

Quali dati demografici e socioeconomici sono stati considerati per definire la gravità del problema?
La fonte principale è stata l’ISTAT. Ho preso in considerazione anche i dati resi disponibili dall’ONU, dall’OCSE e da ricerche e sondaggi sociali. Le analisi sono state effettuate prendendo in considerazione le serie storiche relative agli indicatori demografici (tasso di natalità, di mortalità e di fecondità, saldo migratorio, età media della popolazione), agli indicatori economici (reddito medio per famiglia, tasso di occupazione, costo della vita e spesa pubblica per il welfare), agli indicatori di salute (aspettativa di vita e tassi di fertilità maschile e femminile) e, infine, agli indicatori geografici per individuare eventuali disparità territoriali e livello di urbanizzazione

Come sarà coordinata la struttura organizzativa del progetto e che tipo di contributo fornirà il DEMET?
Il Dipartimento di Economia, Management e Territorio può offrire un serio apporto in fase di sensibilizzazione al fenomeno del declino demografico, di concertazione tra i diversi attori coinvolti del pubblico e del privato e offrire un’analisi a 360° del fenomeno, tarata sulle singole realtà territoriali all’interno del sistema provincia; può valutare l’impatto delle possibili soluzioni. Infine, una volta scelte le linee di intervento, può contribuire attraverso il monitoraggio a verificarne l’efficacia e/o l’eventuale necessità di modifica. Nel fare questo, sottolineo, è per noi fondamentale coinvolgere i nostri studenti attraverso lo sviluppo di attività formative teoriche e di laboratorio ad hoc di analisi del fenomeno. 

Nella sua relazione tecnica lei pone la formazione al centro, auspicando una collaborazione più stretta tra l’Università e le istituzioni pubbliche e private; quali sono a suo avviso gli ambiti nei quali è più urgente rafforzare questa alleanza? 
Come dicevo, bisogna rafforzare sempre più il dialogo con il territorio. Non c’è un solo ambito o un unico interlocutore: tutti siamo responsabili della crescita e della qualità del nostro territorio. La mia esperienza di co-progettazione del piano strategico dell’ateneo con il territorio e con i nostri stakeholder ha fatto sì che l’Università abbia rafforzato il suo ruolo di istituzione propositiva e di riferimento. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In controtendenza rispetto al dato nazionale, durante il periodo emergenziale, siamo cresciuti con le iscrizioni e siamo diventati un ateneo di medie dimensioni. La nostra capacità di “trattenere i giovani”, arginandone la fuga verso altre realtà, è aumentata. Questo è stato reso possibile dalle politiche perseguite sull’offerta formativa che si sono consapevolmente basate sulla concertazione insieme con gli stakeholder pubblici e privati e che hanno consentito di individuare corsi di studio che offrono le competenze e le conoscenze più richieste in ambito lavorativo. Mi riferisco per esempio ai cosiddetti corsi di area STEM. Molte sono le attività co-progettate con il pubblico, il privato e il terzo settore. Tuttavia si può fare dipiù. L’Università può offrire competenze tecnico-scientifiche e capacità di analisi e di progettazione. Il contrasto al declino demografico, alla illegalità, alle povertà educative, il rilancio sociale ed economico possono e devono essere affrontati congiuntamente attraverso azioni programmate e sistemiche che coinvolgano tutti gli ambiti possibili. Queste le ragioni che hanno portato alla nascita del Dipartimento di Economia, Management e Territorio e ne guidano le attività.

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