Housing sociale, consiglieri di maggioranza rifuggono da voto in aula per paura delle conseguenze risarcitorie

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Torniamo sull’argomento dell’housing sociale o meglio sul fatto che i consiglieri comunali della coalizione di maggioranza rifiutano di assumere alcuna chiara decisione al riguardo. I termini essenziali del problema sono abbastanza semplici. Da un lato v’è un progetto urbanistico targato Karrer la cui impostazione concettuale e tecnica risale ormai all’anno 2005 e che solo nella fantasia o nella ostinazione di alcuni potrebbe tradursi nel futuro Piano Urbanistico Generale (PUG) di Foggia. Infatti, ne fa ostacolo la decisiva ragione che le linee guida fondamentali di quella progettazione urbanistica sono rese sicuramente inattuali dal netto decremento demografico e dall’invecchiamento della popolazione residente, peraltro entrambi in peggioramento progressivo. Due fattori che impongono tutt’altre configurazioni dei servizi, degli spazi aggregativi, delle esigenze abitative reali e così via, rispetto agli scenari di vent’anni fa.

Dall’altro lato v’è il programma di housing sociale ideato nell’ anno 2014, affidato a bandi pubblici di interesse e da allora pendente negli uffici comunali in attesa di approvazione definitiva dopo aver attraversato tre amministrazioni cittadine di diverso colore politico (Ciliberti - Mongelli - Landella), prima di essere approdato nelle mani della sindaca Episcopo, dell’ assessore all’Urbanistica Galasso e del consigliere comunale Quarato, presidente della commissione consiliare Ambiente e territorio. Questo programma prevede la realizzazione a opera di privati di volumi edificatori pari a circa 2.350 alloggi diffusi in varie zone del territorio cittadino, ma nel contempo prevede anche quale contropartita a beneficio della collettività la cessione allo stesso Comune di aree edificabili per costruirvi 342 alloggi e la consegna a titolo gratuito di altri 372 alloggi da destinare all’edilizia popolare pubblica. 

E’ bene considerare che la ragione fondamentale per cui quel programma di housing sociale non viene approvato non consiste affatto nel suo superamento sul piano concreto - e cioè nel fatto che nella città di Foggia non sarebbe più necessario realizzare 724 case popolari da assegnare ai bisognosi. Questa falsa tesi del sovradimensionamento dei bisogni abitativi in Foggia viene proposta stiracchiando strumentalmente certe statistiche attraverso la quale in definitiva vengono esclusi dal conto dei bisognosi di case popolari tutte le migliaia di infelici che sopravvivono nei monolocali fatiscenti sparsi per ogni dove in Foggia: tutta gente che, nell’ottica spietata di questi amministratori, evidentemente non potrebbe mai aspirare a migliorare la propria condizione esistenziale andando ad abitare in una normale palazzina condominiale a canoni calmierati socialmente, cioè in case popolari, ma deve continuare a vivere in trenta metri di pianterreno ammalorato. 

Insomma, ognuno comprende che è semplicemente indecente il verdetto secondo il quale Foggia potrebbe rinunciare a 724 case popolari la metà delle quali addirittura regalata) in base a una fumisteria assurda la quale - per il solo fatto di essere stata proposta - meriterebbe una rivolta di piazza da parte di alcune migliaia di poveretti che potrebbero traslocare in case popolari e invece debbono continuare a penare. Esclusa dunque quella pseudomotivazione sicuramente falsa, resta la ragione vera che impedisce l’approvazione dell’housing sociale, e cioè il fatto che un intervento edificatorio così massiccio - mediante il quale si realizzerebbero 2.350 unità abitative un po’ dappertutto nel territorio cittadino - non può coordinarsi con la configurazione originaria del PUG immaginato da Karrer, o comunque lo stravolgerebbe in misura tale da renderlo praticamente un vestito di arlecchino piuttosto che una programmazione urbanistica unitaria. Per cui, essendo le due cose alternative e incompatibili, o si approva il PUG di Karrer o si approva l’housing sociale.

In sostanza il consiglio comunale dovrebbe una buona volta decidere quale dei due programmi debba essere archiviato e quale invece essere debba essere portato avanti, possibilmente con sollecitudine. E qui si giunge al nodo della questione. L’abbandono del progetto Karrer per il PUG sul piano logico sarebbe la cosa più corretta - o almeno la meno dannosa, se si preferisce, poiché ciò comporterebbe “soltanto” la vanificazione di vent’anni di studi e dei costi relativi a tale procedimento preliminare (si parla di 2 milioni di euro) - dal momento che nessuno al giorno d’oggi pensa seriamente che il PUG di Karrer sia davvero “giusto” per le attuali esigenze di Foggia; pertanto anche gli stessi rappresentanti della maggioranza politica locale sanno benissimo che quel PUG non si farà mai e che tutta la finta agitazione di studi e di ulteriori approfondimenti rappresenta essenzialmente una manfrina per tirare a prendere tempo in attesa che lo stesso Karrer (il quale a tutt’oggi ha 85 anni suonati) alla fine getti la spugna.

Senonchè, la tattica di prendere tempo in attesa dell’uscita di scena di quel progettista deve fare i conti con la necessità di dover comunque prendere posizione sul problema dell’abbandono del programma di housing sociale, perché una decisione da parte del Comune è stata imposta dal TAR a seguito di un giudizio instaurato da tre imprese che erano in attesa dell’approvazione definitiva dell’housing e dei loro progetti edificatori conseguenti, tanto che i giudici quattro mesi fa hanno addirittura nominato un commissario ad acta appunto per provvedere su tale punto. Ma decidere la revoca del programma di housing sociale non è affatto innocuo perché - a parte la già gravissima conseguenza diretta rappresentata dalla perdita di 714 alloggi da destinare ai bisogni abitativi dei nuclei familiari indigenti - comporterebbe il risarcimento dei danni alle 27 imprese che, facendo legittimo affidamento sulla serietà del Comune di Foggia nell’approvare il programma di housing dopo aver emanato i relativi bandi di interesse, hanno comunque sopportato costi assai ingenti (dall’acquisto dei suoli, alle progettazioni degli stabili e delle opere infrastrutturali di competenza), tutti impegni finanziari per i quali qualcuno parla addirittura di 100 milioni di euro che potrebbero essere chiesti risarcitoriamente. 

Ebbene, i nostri rappresentanti politici sanno perfettamente tutte queste cose, e cioè che se deliberassero la revoca dei programmi dell’housing sociale si esporrebbero personalmente a un rischio risarcitorio multimilionario; e sanno altrettanto perfettamente che in caso di giudizio risarcitorio non sarebbe documentabile una ragione chiara e indiscutibile di necessità sopravvenuta che autorizzasse il Comune a recedere dai programmi di housing sociale, tale ovviamente non potendo consistere nelle opinioni di qualche guru circa la riduzione drastica dei bisogni abitativi dei cittadini indigenti di Foggia fino a rinunciare follemente a 724 case popolari. 

Opinione di per sé inverificabile in termini obiettivi e della quale - conoscendo la pavidità dei funzionari italici nei momenti critici - in caso di giudizio risarcitorio nessuno si assumerebbe la paternità formale, onde scampare al linciaggio. E anzi aggiungiamo che i consiglieri comunali sono renitenti a deliberare la revoca del programma di housing anche perché diffidano delle rassicurazioni che qualcuno degli uffici legali sta diffondendo irresponsabilmente circa il fatto che il Comune - e di rimbalzo, i consiglieri comunali a livello personale - sarebbero schermati rispetto alle inevitabili richieste risarcitorie in virtù di una certa clausola di esonero da responsabilità del Comune in caso di mancata approvazione del programma medesimo, che a suo tempo venne inserita nei bandi di interesse. Quei diffidanti fanno assai bene a diffidare, perché chi li rassicura in realtà li spinge al suicidio. 

Insomma, i nostri amministratori - stretti in questa morsa fra il programma di housing sociale che non vogliono abolire per non doverne rispondere risarcitoriamente e il PUG di Karrer che non possono ripudiare apertamente per non scontentare il blocco politico rappresentato dalla sindaca Episcopo, dall’assessore Galasso e dal consigliere Quarato, i quali stanno giocando a fare i dottor Stranamore (quello innamorato della bomba atomica) con la speculare richiesta di revocare l’housing sociale appunto per portare avanti il PUG di Karrer - tentano la via della fuga di non decidere né l’una né l’altra cosa. 

Così una volta fanno saltare la riunione del consiglio comunale dandosi malati e assenti giustificati, un’altra volta inscenano litigate nell’aula consiliare in modo da far sospendere e rinviare la seduta, un’altra volta invocano approfondimenti supplementari, un’altra volta ancora fanno trapelare il concetto che la decisione sull’approvazione definitiva o sulla revoca del programma di housing sociale in fondo la potrebbe prendere al posto loro il commissario ad acta nominato dal TAR, e così via di furbizia in furbizia per galleggiare senza assumersi responsabilità personali su quel problema (come, del resto, anche su altri problemi di pari importanza).

Questa irresponsabilità di fondo è tipica dei dilettanti della politica, di coloro che per caso la lotteria elettorale ha catapultato nel nostro Comune senza che essi avessero gestito neanche il condominio di casa loro o il canile municipale ma che ora, complici i casi della vita, in questo momento si trovano nella condizione di poter esporre il nostro Comune (cioè le nostre tasche di contribuenti), oltre sé stessi personalmente, a un risarcimento multimilionario. Ecco spiegata l’autentica e reale ragione per cui costoro da oltre un anno si rifugiano nell’espediente di organizzare a ciclo continuo cose più tranquille come le varie feste della prosciuttella in giro per la città e gli incontri sulla legalità appioppati ai malcapitati studentelli quattordicenni: vacuità sommate ad altre vacuità, giusto per riempire il calendario di impegni pubblici tarati a misura delle loro incapacità amministrative, poiché essi non saprebbero fare altro sui problemi assai più grossi di loro.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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