In una città ormai disillusa, la sindaca-professoressa, plurilaureata e amante delle citazioni dotte, continua a farsi notare più per i suoi eccessi verbali e comportamentali che per i risultati amministrativi. Un profilo che, sulla carta, prometteva rigore, cultura e capacità di gestione, ma che si è trasformato in un teatrino continuo fatto di discorsi altisonanti, insulti dialettali e una politica stagnante.
Il palco è il suo regno. Ogni occasione pubblica diventa il pretesto per salire sul palco e lanciarsi nell’ennesimo monologo. Che si tratti di un evento culturale o di un’inaugurazione organizzata da altri, la sindaca non perde occasione per monopolizzare l’attenzione. Promette “faremo” e “progetteremo,” con quell’aria di superiorità accademica che ormai suscita più fastidio che fiducia. Il tanto sbandierato cambiamento è rimasto, infatti, ad impolverare tra le righe di un programma sbiadito: gli atti concreti sono pochi, la promessa trasparenza un miraggio mentre abbondano gli interventi a microfono aperto.
Il lessico che sconfina nel grottesco. Se le parole dotte come “cimento” sono il marchio di fabbrica della sindaca, spesso queste si alternano a scivoloni che lasciano il pubblico attonito. Durante una processione religiosa, in un contesto di raccoglimento, si è rivolta al consigliere Italo Pontone chiamandolo “pisciaturo”. Un’uscita che non ha soltanto scioccato i presenti, ma che qualcuno ha definito una vera e propria blasfemia. Ma non è un caso isolato: durante le trattative per la composizione della giunta, liquidò un altro malcapitato consigliere con un brusco e dialettale “t’è calà” (ti devi calare), espressione non proprio delle più stilose.
Non risparmia nemmeno i consessi più solenni. Le sedute comunali, che dovrebbero essere momenti di confronto istituzionale, spesso si trasformano in arene dove la sindaca alterna citazioni alte e interventi in dialetto, passando senza soluzione di continuità da termini altisonanti e desueti a espressioni più adatte a un mercato rionale. Un dualismo tra la professoressa e la popolana, tra l’intellettuale e l’invettiva triviale, che è diventato il tratto distintivo del suo mandato. Roba da elevare Franco Landella e le sue gaffes ad erudito italianista.
Un’amministrazione in ostaggio dei social. La bussola di governo sembra ormai tarata sui social network: ogni like, ogni commento, ogni reazione diventa per lei un atto politico, un atto di guerra. Il rancore personale e i social si intrecciano a tal punto da influenzare i rapporti ufficiali. Chi osa interagire con i suoi avversari – anche solo con un like – viene messo al bando, trattato come un traditore di un’alleanza feudale. L’ultimo episodio, ormai sulla bocca di tutti, è l’incredibile rifiuto di stringere la mano a un politico locale, colpevole – secondo il tribunale virtuale della sindaca – di aver messo qualche “like” su Facebook ai post di un consigliere di opposizione (Giuseppe Mainiero, manco a dirlo), suo nemico giurato. Un gesto che, ignorando il contesto pubblico, ridotto a un teatrino di ripicche personali. avrebbe lasciato sgomenti i presenti. Ogni post critico riceve una replica, ogni dissenso viene zittito da lunghi interventi che oscillano tra il paternalismo e la polemica. E mentre i social diventano il campo di battaglia prediletto, la città continua a soffrire una gestione ferma ai proclami.
Assessori e consiglieri come una classe turbolenta. Anche gli assessori e i consiglieri non se la passerebbero meglio, con riunioni di giunta o di maggioranza le cui dinamiche pare ricordino più una lezione di scuola media che consessi tra amministratori adulti, autonomi e indipendenti. Ma nessuno ha il coraggio di contraddirla o tenerle testa. Si tace più per convenienza che per convinzione. Per molti di loro, infatti, perdere la poltrona significherebbe perdere uno stipendio revisionato al rialzo che, vista la crisi economica e i molti casi di cassa integrazione, rappresenta una vera ancora di salvezza. Una dinamica che, unita alla gestione personalistica e, si narra, vendicativa della sindaca, avrebbe trasformato il Comune in un luogo di immobilismo e tensione.
Rapporti con la stampa? Solo con chi tace (forse). In questo contesto, il dialogo con la stampa diventa impossibile: ogni tentativo di fare chiarezza viene interpretato come un attacco personale e ogni richiesta di trasparenza come un tradimento. Non a caso questo giornale, che ha il coraggio di voler capire e di sollevare domande sulla trasparenza e la compostezza del governo cittadino, è uno degli obiettivi principali dell’ostilità della sindaca, la quale evita ogni confronto con chi non si limita a fare da megafono ai suoi proclami.
Il bilancio di un’amministrazione senza slanci. A fronte di tutto questo fermento verbale, i risultati amministrativi restano scarsi. I grandi progetti annunciati si sono persi tra mille promesse, e il tanto proclamato “cambiamento” non si è mai realizzato. Se la sindaca ama parlare di “cimento,” è evidente che si sia smarrita proprio nella fatica di portare a termine i progetti. Resta da vedere quanto ancora i cittadini e, soprattutto, i consiglieri saranno disposti a tollerare questo spettacolo, sempre uguale a sé stesso, che sta trasformando la città in una piccola ma rumorosa farsa politica.
Il ghibellino
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).