Quando a novembre scorso ci fu il rinvio della discussione, in Consiglio comunale, in merito alla proposta di delibera con cui il super assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, Giuseppe Galasso, poneva la pietra tombale sul programma di housing sociale, “superato e non più in grado di soddisfare l'interesse pubblico e le finalità per le quali era stato originariamente concepito”, si ritenne che nel giro di poche settimane, ai primi del 2025, la questione sarebbe stata risolta trovando una posizione unitaria nella maggioranza. E invece no: anche febbraio sta passando senza che nel campo largo ci sia un’intesa su cosa fare rispetto all’housing sociale. “Siamo divisi completamente al riguardo, in ogni gruppo ci sono consiglieri che temono seriamente le conseguenze delle azioni risarcitorie intentate da quelle imprese che hanno speso denaro e maturato in questo senso un titolo. La stessa sindaca una volta sostiene una cosa e la volta seguente cambia idea”, spiega a l’Attacco un eletto di maggioranza.
Tra i più timorosi sono indicati i dem Italo Pontone e Annarita Palmieri, che hanno già sperimentato situazioni analoghe e non intendono ritrovarsi nella stessa spiacevole condizione di dover subire le conseguenze per il voto espresso in aula.
Sono trascorsi molti mesi, ormai, da quando Galasso ha indicato come il programma dell’housing sociale sia oggi vetusto, non più adeguato alle esigenze della città e peraltro in contrasto col PUG. Proprio rispetto all’iter del PUG il M5S aveva sollecitato con forza lo scorso anno una accelerazione, perché la sua conclusione avrebbe facilitato il de profundis dell’housing sociale.
“Ma ciò non è avvenuto, non c’è stata alcuna accelerazione”, dicono eletti contiani a l’Attacco con irritazione.
Nel frattempo sono già diverse le pronunce con cui il giudice amministrativo ha dichiarato l’illegittimità del silenzio del Comune sulle istanze delle imprese, presentate negli scorsi anni, volte al completamento della procedura amministrativa afferente al programma di housing sociale previsto dalle delibere di Consiglio comunale del 2009 e 2010; sentenze che hanno accertato l’obbligo di provvedere mediante l’adozione di un provvedimento espresso.
Ma in che senso provvedere resta una questione su cui l’Amministrazione pare non venire mai a capo. Nemmeno l’attuale dirigente (ad interim) dell’avvocatura Silvia Siciliano se l’è sentita di esprimersi in merito non essendo della materia, né ha prodotto alcun effetto il parere reso da un funzionario avvocato interno.
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