Mentre dalla Procura di Foggia si attende ancora la conclusione delle indagini (dopo le denunce di Florio e gli interrogatori), davanti al giudice amministrativo si è chiuso il contenzioso relativo alla maxi gara del 2023 del Comune capoluogo, da oltre 5,8 milioni di euro, riguardante la fognatura, appalto misto di servizi tecnici e lavori. A vincere fu a sorpresa l’ati De Cesaris&Favellato, un esito che mise fine alla storica concessione in favore della famiglia Florio. Il secondo classificato Sofieco srl di Michele Monopoli, dopo aver perso nel 2024 un primo ricorso contro gli atti di gara, si vide poi rigettare a marzo scorso dal TAR Puglia anche quello successivo (presentato a gennaio 2025) contro l’ente municipale e nei confronti di Favellato Claudio spa e Angelo De Cesaris srl, per l'accertamento dell’obbligo dell’amministrazione comunale all’accesso agli atti richiesto. Adesso invece è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello di Sofieco che pure si era affidata ad uno dei più noti avvocati italiani, l’amministrativista romano Arturo Cancrini, professore di Legislazione delle opere pubbliche presso l’Università Tor Vergata di Roma e professionista di fiducia di ANCE, l’associazione dei costruttori edili. Il massimo giudice amministrativo ha sì riformato la sentenza del TAR di ottobre 2024 ma solo dichiarando tempestivo il ricorso principale, respinto invece nel merito. Dunque nulla cambia rispetto all’esito della procedura di gara. Sofieco in primis ha contestato che raggruppamento aggiudicatario non avrebbe potuto partecipare alla selezione pubblica in quanto sprovvisto del requisito di idoneità professionale perché sia la mandataria che la mandante sarebbero qualificate, presso le rispettive Camere di commercio, solo per l’esecuzione dei lavori e non dei servizi richiesti dal bando di gara. Una contestazione ritenuta infondata dal Consiglio di Stato: “Entrambe le società del RTI De Cesaris -Favellato sono dotate delle attestazioni necessarie per l'esecuzione dei lavori oggetto dell'appalto, come previsto dal disciplinare di gara, e la mandataria società Angelo De Cesaris è, altresì, qualificata per l'esecuzione dei servizi, come emerge dalla visura storica del certificato camerale”.
Infondato anche che il RTI non avrebbe potuto essere ammesso alla procedura perché sprovvisto del requisito del fatturato tecnico specifico che riguarderebbe principalmente i servizi connessi alla manutenzione delle fogne bianche (54%) e delle fogne nere (46%) del territorio di Foggia: “E’ da condividere la conclusione del giudice di primo grado secondo cui dalle fatture prodotte “emerge la prestazione di servizi di autospurgo e relative attività connesse e considerato che l’attività di autospurgo, per comune esperienza, attiene la pulizia di corpi di fogna nera, il motivo si rivela infondato”. Tale conclusione è ancor più avvalorata dal chiarimento reso dalla stazione appaltante nel quale è stato espressamente specificato che il codice ed il vocabolario di riferimento non fa alcuna distinzione fra servizi di pulizia fra fogna bianca e fogna nera”.
E ancora: “E’, inoltre, infondata anche la censura con la quale Sofieco lamenta la carenza dei requisiti generali di partecipazione in capo alla mandante Favellato Claudio spa per non aver dichiarato nulla sul socio Giuseppe Favellato e aver attestato l’insussistenza delle cause di esclusione con riguardo al procuratore speciale Domenico Zullo”. Il primo, nonostante le risultanze del certificato del casellario giudiziale, “è socio di minoranza e, quindi, soggetto non rilevante”. Casellario giudiziario irrilevante anche per il procuratore speciale della Favellato Claudio spa.
“Sono, infine, infondate anche le censure con le quali Sofieco deduce l’erroneità delle conclusioni cui è giunto il TAR sia con riguardo all’estraneità alla procedura in controversia del dirigente indagato penalmente (Paolo Affatato, ndr) per avere redatto una dichiarazione sulla data di pubblicazione dell’aggiudicazione, sia con riguardo alla fonte delle notizie alla base dei motivi atteso che ciò che rileva è il coinvolgimento nelle stesse di un dirigente del Comune e di un socio di una delle società del RTI aggiudicatario, sia, infine, con riguardo al coinvolgimento di tale dirigente e di altri funzionari che si sono occupati della gara in indagini aperte sull’appalto per la gestione del cimitero, sempre affidato dal Comune di Foggia”.
Il 21 dicembre 2022 Affatato (allora titolare di lavori pubblici, appalti e contratti) fu intercettato a Roma mentre incontrava in un bistrot l’amico imprenditore Claudio Favellato e Gabriele Visco (figlio dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo, ex dirigente Invitalia e accusato di corruzione e traffico di influenze). La gip del Tribunale di Roma Maria Gaspari evidenzia, nell’ambito di quell’inchiesta che ha portato a febbraio agli arresti domiciliari per Favellato e Visco jr, “l’ampia disponibilità che Visco dimostra anche in relazione alla procedura di assunzione presso Invitalia spa del figlio di Affatato, dirigente del Comune di Foggia, che gli è stata caldeggiata da Favellato, le cui imprese hanno interessi e appalti anche nel Foggiano”.
Due giorni dopo, il 23 dicembre 2023, si svolse presso la sede comunale di via Protano, che era il quartier generale di Affatato, la terza e decisiva seduta della gara relativa alla fognatura, seduta che si concluse con la decisione della proposta di aggiudicazione in favore di Favellato da parte della commissione di gara (composta dalla presidente Paola Russo, coordinatrice del Servizio contratti e appalti, fedelissima di Affatato, e dai sovraordinati Raffaele Ziello e Domenico Lomazzo, imputato nel processo sull'appalto del cimitero).
Questo uno dei fatti segnalati da Sofieco srl. Mentre rispetto all’indagine della pm di Foggia Paola De Martino sulla gara per la gestione del cimitero comunale, a settembre inizierà il processo in cui è imputato Affatato. Questioni che secondo il Consiglio di Stato nulla hanno a che vedere con la gara della fogna: da un lato Affatato non è stato né rup né componenti del seggio di gara o della commissione; dall’altro tali vicende riguardano indagini su altri appalti comunali.
“Sono molto rammaricato da questo esito: ci è stata data ragione sulla non tardività del nostro ricorso ma non nel merito. Noi, però, restiamo convinti delle nostre ragioni”, commenta a l’Attacco Michele Monopoli. “Continuiamo ad esser persuasi del fatto che ci sia ancora parecchio su cui far luce rispetto a questa vicenda, della quale abbiamo informato anche l’ANAC. Credevo fortemente in questo procedimento giudiziario, tanto da aver scelto uno dei migliori legali del panorama nazionale. Adesso aspettiamo che le inchieste in corso da parte della Procura arrivino ad una conclusione e chiariscano ogni aspetto di questa gara. A 35 anni ho deciso di affrontare e di portare avanti fino alla fine questo contenzioso, è la mia prima esperienza del genere. Ripeto: per me parecchie cose devono essere ancora chiarite”, conclude il patron di Sofieco.
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