Il paradosso degli asili nido a Foggia: zero iscritti ma Galasso ne vuole altri due con soldi del PNRR

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Nel cuore del sistema educativo foggiano si sta consumando una delle più complesse contraddizioni degli ultimi anni: da un lato, il Comune riduce progressivamente le scuole dell’infanzia di propria gestione per far fronte al calo demografico e ai costi di mantenimento; dall’altro, candida progetti per costruirne di nuove, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una doppia direzione che solleva interrogativi profondi sulla visione strategica dell’amministrazione e sul futuro dell’offerta educativa per l’infanzia in città. Tutto ruota attorno a una scelta iniziata nel 2021, quando la commissione straordinaria allora al governo del Comune approvò un piano di razionalizzazione che prevedeva la chiusura graduale delle scuole dell’infanzia comunali, divenute sempre più vuote e costose. Il piano sembrava rispondere a un’evidenza: le famiglie foggiane, sempre meno numerose e più orientate verso le scuole statali e paritarie, non sceglievano più le strutture comunali, spesso percepite come meno competitive. In pochi anni, il numero di scuole attive era passato da 26 a 8, con tassi di occupazione che in alcuni casi non superavano nemmeno il 30%. Eppure, a distanza di oltre tre anni, la situazione è ancora sospesa. Alcune scuole comunali sono rimaste aperte, anche grazie alla mobilitazione di famiglie, insegnanti e rappresentanti istituzionali. Le recenti graduatorie provvisorie per l’anno scolastico 2025/2026 confermano numeri esigui e in costante calo, ma anche la persistenza di una rete comunale ridotta e frammentata. In questo scenario incerto, la candidatura a nuovi fondi per costruire due asili nido alimenta il paradosso: perché aprire nuove strutture quando quelle esistenti faticano a sopravvivere? Un progetto di razionalizzazione, una protesta educativa, nuovi fondi in arrivo. Il sistema scolastico comunale di Foggia vive una stagione di profonda contraddizione, tra la riduzione delle scuole dell’infanzia gestite dal Comune e la contemporanea candidatura a fondi PNRR per costruirne di nuove. Un paradosso che prende forma nei numeri appena pubblicati dal Comune, relativi alle graduatorie provvisorie per le iscrizioni all’anno scolastico 2025/2026. A fare da sfondo a questa vicenda è un lungo percorso avviato ormai più di tre anni fa. Il 30 dicembre 2021, Silvana Salvemini, allora dirigente del Comune di Foggia, aveva sottoposto alla commissione straordinaria – composta dai commissari prefettizi Marilisa Magno, Rachele Grandolfo e Sebastiano Giangrande – una proposta di riorganizzazione e razionalizzazione delle scuole dell’infanzia comunali. L’obiettivo era chiaro: fronteggiare il calo drastico delle iscrizioni, ridurre i costi e ottimizzare le risorse pubbliche. Nel corso dell’ultimo decennio, infatti, il numero di scuole dell’infanzia comunali era passato da 26 a 8, un crollo che rifletteva una domanda sempre più scarsa da parte delle famiglie foggiane. 

Nella proposta, si sottolineava come, già nel 2021, solo 314 bambini frequentassero queste scuole, contro i 3.137 iscritti nelle strutture statali e paritarie private. Una sproporzione tale da rendere economicamente insostenibile la gestione dei plessi comunali. 

La rete comunale, al tempo, era composta da otto scuole dell’infanzia – tra cui la Fresu, la Don Milani, la Rodari, la Tagore – e dall’asilo nido Tommy Onofri. Tutte con numeri bassissimi: la scuola Arpi, ad esempio, ospitava appena 10 bambini a fronte di una ricettività di 47, mentre il nido Tommy Onofri ne accoglieva solo 19 su 60 posti disponibili. In alcuni casi l’occupazione non raggiungeva nemmeno il 30% della capacità. 

Il piano di razionalizzazione proposto da Salvemini prevedeva quindi la chiusura di tutte le strutture comunali, con la garanzia che l’Ufficio scolastico regionale per la Puglia – Ambito territoriale di Foggia – avrebbe accolto tutti i bambini nelle scuole statali e paritarie private del territorio, considerate pienamente in grado di soddisfare la domanda.

Oltre al contenimento della spesa pubblica, il piano mirava anche a migliorare la qualità dell’offerta educativa, puntando sulla continuità didattica e su un curricolo verticale, in linea con le linee guida regionali. Parte delle risorse risparmiate sarebbero poi state investite nel potenziamento dei servizi integrativi, come il trasporto scolastico e la mensa. La proposta, discussa con le organizzazioni sindacali e l’Ufficio scolastico regionale, fu approvata dalla commissione straordinaria. Ma da allora la situazione ha preso direzioni più complesse. Da un lato, la chiusura non è stata immediatamente attuata in tutte le strutture; dall’altro, si è assistito a una mobilitazione da parte delle insegnanti e delle famiglie coinvolte, sostenute anche dal vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese. 

Nel 2025, a distanza di oltre tre anni dalla proposta originaria, alcune scuole comunali risultano ancora attive. Lo dimostrano i dati ufficiali diffusi lo scorso 16 aprile dal Comune di Foggia, relativi alle graduatorie provvisorie delle iscrizioni per il nuovo anno scolastico. Le strutture ancora operative – Fresu, Don Milani, Tagore, San Filippo Neri e il nido Tommy Onofri – contano un totale di 166 bambini riconfermati. Le nuove domande di iscrizione sono state appena 82, con numeri che oscillano da un massimo di 33 alla Don Milani a un minimo di 6 per il nido comunale. Numeri ancora più preoccupanti se si considera che negli anni più recenti le iscrizioni alle scuole dell’infanzia comunali sono diminuite costantemente, senza inversione di tendenza. Una realtà che pone interrogativi sulla sostenibilità futura delle poche scuole rimaste in attività.

A rendere il quadro ancor più paradossale è la notizia che l’assessore ai lavori pubblici, Pino Galasso, ha recentemente candidato il Comune a un progetto PNRR per la costruzione di due nuovi asili nido. Un’iniziativa in evidente contrasto con i dati demografici e con la stessa razionalizzazione promossa nel 2021. Mentre le scuole esistenti faticano a riempirsi, si investono energie per crearne di nuove. Il rischio è quello di una programmazione scolastica disallineata rispetto alle reali esigenze del territorio. 

Da un lato, si chiudono scuole comunali per mancanza di iscritti; dall’altro, si ambisce a nuove strutture senza che vi sia una strategia integrata sul lungo periodo. Il tutto in un contesto in cui le scuole statali e le paritarie private sembrano già in grado di assorbire completamente la domanda dell’utenza 0-6 anni, offrendo in molti casi anche servizi più flessibili, come il tempo prolungato e la non aderenza al calendario scolastico regionale. 

La domanda ora è: quale direzione vuole prendere il Comune di Foggia per la sua offerta educativa? È ancora sensato mantenere in vita alcune scuole comunali con numeri così ridotti, o è il momento di prendere decisioni definitive, coerenti con il percorso avviato? E soprattutto, come evitare che i fondi pubblici vengano spesi per strutture che rischiano di restare vuote? A queste domande sarà chiamata a rispondere l'amministrazione comunale, che dovrà coniugare scelte di bilancio, qualità dell’istruzione e ascolto delle famiglie. 

Nel frattempo, le scuole comunali restano in un limbo, in attesa di un destino ancora incerto. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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