Era una casa popolare? Sì, lo era. Quanto pagava al mese il povero Emanuele ad Arca? Poco più di 100 euro

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Per quasi vent’anni Davide Emanuele, attuale assessore al Bilancio del Comune di Foggia e segretario cittadino del Partito democratico, ha abitato in un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L’immobile, un appartamento di 49 metri quadri situato al civico 9 di via Alberto da Zara, è stato riconsegnato spontaneamente lo scorso 27 marzo 2025. Ma la vicenda – rivelata dal quotidiano l’Attacco – continua a suscitare interrogativi e tensioni all’interno del centrosinistra foggiano, alimentando dubbi sulla legittimità del possesso e sull’assenza di controlli da parte dell’ente gestore, ARCA Capitanata. Secondo quanto emerso, Emanuele risulta assegnatario legittimo dell’alloggio sin dal 2006, anno in cui subentrò alla zia deceduta, con la quale risultava convivente. Il subentro avvenne attraverso una voltura amministrativa, che – secondo quanto riportato – non fu oggetto di alcuna istruttoria o verifica specifica. Da allora, l’assessore ha mantenuto la residenza nell’immobile e ha regolarmente pagato i canoni richiesti da ARCA. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni, di un importo mensile poco superiore ai 100 euro, nonostante la sua posizione lavorativa e patrimoniale. ARCA Capitanata ha confermato che i pagamenti risultano regolari fino al momento della restituzione delle chiavi e che l’immobile non risulta più occupato. Tuttavia, l’ente ha anche precisato che non sono mai stati attivati controlli per accertare l’effettiva permanenza nell’alloggio né verifiche reddituali, sebbene la normativa preveda un censimento del nucleo familiare ogni due anni. 

Ad accendere i riflettori sulla vicenda è stato un esposto anonimo, giunto ad ARCA solo dopo la riconsegna dell’immobile. Nella segnalazione si metteva in discussione la permanenza di Emanuele nell’alloggio popolare alla luce del suo reddito attuale e della proprietà di un’altra abitazione intestata alla moglie. Secondo l’ente, alla luce della normativa vigente – in particolare la legge regionale n. 10 del 7 aprile 2014, che esclude dal diritto all’assegnazione chi possiede un altro alloggio adeguato – l’assessore sarebbe comunque decaduto per reddito. 

Tuttavia, si sottolinea come la riconsegna dell’immobile sia avvenuta prima della segnalazione e senza che vi fosse necessità di un intervento da parte della Polizia municipale. 

L’appartamento di via Alberto da Zara 9 rientra a tutti gli effetti nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica, cioè case popolari destinate a soggetti e famiglie in difficoltà economica, sulla base di criteri stabiliti dalla legge. Eppure, nonostante la sua posizione pubblica e il ruolo di responsabilità all’interno del governo cittadino, Emanuele ha mantenuto l’alloggio per quasi due decenni senza che alcun controllo ne mettesse in discussione il diritto di permanenza. 

La vicenda ha assunto un rilievo politico tale da spingere la sindaca Maria Aida Episcopo a rompere il silenzio. Ieri, per la prima volta, ha preso pubblicamente le difese del suo assessore, parlando di una ricostruzione mediatica dai toni ingiustificati. “L’assessore Davide Emanuele mi ha chiarito con trasparenza ogni elemento della vicenda emersa sulle cronache locali, raccontata con toni ingiustificati”, ha dichiarato. “Come confermato dalle comunicazioni ufficiali di ARCA Capitanata, la restituzione dell’immobile è avvenuta spontaneamente il 27 marzo scorso. Non c’è stata alcuna richiesta da parte del Comune né tantomeno da parte della Polizia municipale, e l’amministrazione comunale non ha ricevuto alcuna segnalazione o comunicazione ufficiale”. 

Nonostante le rassicurazioni della sindaca, le ombre restano. Alcune fonti interne alla maggioranza riconoscono l’imbarazzo per un caso che – in un momento di forte emergenza abitativa in città – rischia di minare la credibilità del centrosinistra. La permanenza di un esponente di primo piano del governo cittadino in una casa popolare, peraltro a canone ridotto, potrebbe infatti apparire come un privilegio difficilmente giustificabile agli occhi dell’opinione pubblica. 

Intanto, sul fronte politico, si preparano alcune richieste di chiarimento. Tra i quesiti che si intendono porre ad ARCA Capitanata emergono in particolare quattro punti: il titolo di legittimità del subentro, e se questo sia avvenuto nel rispetto della legge regionale 54/1984; i criteri utilizzati per la determinazione del canone di locazione, e se sia stato considerato il reddito effettivo dell’assegnatario e del suo nucleo familiare; l’eventuale incompatibilità con la proprietà di un altro alloggio, come previsto dall’art. 3 della legge regionale 10/2014; la questione dei lavori di manutenzione effettuati sulla palazzina, dal momento che – contrariamente a quanto inizialmente ipotizzato – risulterebbero interventi eseguiti tra il 2020 e il 2021, compresa la posa del celebre murales di Paolo Rossi. 

Il caso, ad ogni modo, è tutt’altro che chiuso. E mentre da più parti si invoca una maggiore trasparenza sulla gestione delle assegnazioni ERP, la politica foggiana si interroga su come evitare che casi simili si ripetano, specialmente quando coinvolgono figure pubbliche chiamate ad amministrare con rigore proprio i beni comuni. 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet