Adesso è ufficiale. L’Università di Foggia ha finalmente pubblicato il bando per l’ammissione ai percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria di I grado e nella scuola secondaria di II grado, X ciclo ordinario, anno accademico 2024/2025. Una pubblicazione attesa con ansia da centinaia di persone, visto che il Ministero ha fissato l’inizio dei test preselettivi per il 15 luglio. Nel bando firmato dal rettore Lo Muzio è confermata già da settembre prossimo la sede di Troia oltre a quella di Foggia. Il numero dei posti disponibili, per ciascun percorso di formazione, è: per la scuola dell’infanzia 200 posti a Foggia, per la primaria 450 posti a Foggia, per la secondaria di I grado 100 posti a Troia presso Palazzo San Domenico, per la secondaria di II grado 150 posti a Troia presso il Cine Teatro Cimaglia. Nell’atto si precisa come lo scorso 25 giugno, come anticipato da l’Attacco, il consiglio del dipartimento di Studi umanistici ha espresso parere favorevole sia all’emanazione del bando di selezione sia alla stipula della convenzione col Comune di Troia per ospitare lo svolgimento delle lezioni della scuola secondaria di I grado e II grado del TFA sostegno X ciclo per l’a.a. 2024/2025. Poi si è espresso il consiglio direttivo del Centro di formazione della docenza, che nella seduta del 28 giugno scorso ha proposto di confermare gli importi relativi al ciclo precedente per quanto riguardo il contributo di partecipazione alla selezione e il contributo di iscrizione ai percorsi. “Nelle more dell’approvazione di determinazioni inerenti il TFA Sostegno X ciclo da parte degli organi centrali di governo dell’Università di Foggia”, si legge ancora nel bando, “tenuto conto del calendario dello svolgimento delle prove preselettive imposte dal ministro”, sentiti la direttrice del Distum Barbara De Serio, il coordinatore del Centro formazione della docenza Giuseppe Annacontini e il direttore scientifico del TFA Sostegno X Ciclo Enrico Angelo Emili”, si dà il via all’iter del bando. I percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità si concluderanno entro il 30 giugno 2026. Il totale complessivo dell’iscrizione al percorso è fissato in 2.816 euro. Per presentare domanda c’è pochissimo tempo: dal 5 al 10 luglio. “Per i candidati idonei nei cicli precedenti si rinvia all’apposito bando che verrà pubblicato”, si spiega. Difatti ad oggi è ignoto quanti saranno gli idonei che si aggiungeranno ai 900 posti: il bando per gli idonei avrebbe dovuto essere pubblicato da maggio scorso. “Una dimenticanza”, come dicono fonti di Unifg, che ha mandato in totale subbuglio gli aspiranti corsisti. Dopo i sindacati della scuola ad esprimere la propria contrarietà sono anche le associazioni studentesche.
Associazioni studentesche
“Apprendiamo con preoccupazione la decisione di Unifg di spostare parte dei corsi TFA sostegno a Troia”, hanno affermato da Udu - Link Foggia. “Una scelta che non tiene conto delle vite reali di chi frequenta questi percorsi: lavoratrici e lavoratori precari, che ogni giorno fanno sacrifici per formarsi e garantire inclusione nelle scuole, famiglie che devono barcamenarsi tra orari, costi e spostamenti, già gravati da tasse alte e da un sistema che troppo spesso scarica sui singoli le proprie inefficienze. Spostare i corsi fuori Foggia significa costringere decine di corsisti a nuovi costi, a ore di viaggio, a riorganizzare tutta la propria vita, rischiando di rendere un percorso di formazione - che già costa migliaia di euro - ancora meno accessibile. Non è accettabile che decisioni di questa portata vengono prese senza alcun confronto con studentesse e studenti, senza trasparenza e senza valutare le conseguenze reali su chi vive questi corsi. Il TFA sostegno deve essere davvero uno strumento per l'inclusione, non un percorso a ostacoli”, continuano gli studenti di Udu - Link. “Ma il problema non è solo lo spostamento a Troia. Serve ripensare l'intero sistema di formazione di docenti in Italia, perché non è normale che chi vuole insegnare debba affrontare percorsi costosi, con tempistiche incerte, che si scontrano con la precarietà di chi già lavora a scuola, senza supporti economici e senza tutele reali. Vogliamo: un sistema che garantisca una formazione di qualità, gratuita o con costi accessibili; percorsi compatibili con chi già lavora; stabilizzazione reale e stop al precariato cronico nella scuola. Come sindacati studenteschi chiediamo: il ripensamento immediato della decisione di spostare il TFA a Troia, l'apertura di un tavolo di confronto con le rappresentanze studentesche, un impegno collettivo per riformare la formazione dei docenti, rendendola accessibile, pubblica e orientata al diritto allo studio. L'inclusione a scuola inizia dalla formazione dei docenti. E’ ora che questo Paese smetta di farla pagare a chi ogni giorno lavora per garantire il diritto all'istruzione. Su questo non arretriamo di un passo”.
Area Nuova, invece, dopo un confronto interno, ha deciso di non rilasciare dichiarazioni in merito, almeno per il momento.
Reazioni
“Dispiace constatare che il comunicato della sindaca Episcopo esprima una visione provinciale e retrograda del ruolo dell’Ateneo. Parlare di “sorpresa e rammarico” per il trasferimento del TFA sostegno a Troia è inaccettabile per chi crede che un’Università pubblica debba servire l’intero territorio, non essere vincolata solo alla sede del capoluogo”, commenta il consigliere comunale foggiano Nunzio Angiola. L’ex parlamentare correrà per le regionali nella lista decariana Per la Puglia. “La replica del sindaco di Troia, Caserta, è chiara e convincente: definisce la presa di posizione del Pd “infondata, strumentale e miope”. Questo atteggiamento politico non solo ignora la portata strategica del progetto, ma alimenta un dannoso rancore tra centro e periferia, invece di cogliere un’occasione concreta di inclusione, sviluppo e rigenerazione culturale”, continua il docente Unifg. “Troia non sottrae nulla a Foggia: inserisce il TFA in un disegno territoriale più ampio, contribuendo alla costruzione di un’università diffusa, capace di contrastare lo spopolamento, favorire la mobilità e portare servizi formativi anche nelle aree interne. E ricordiamolo con chiarezza: il trasferimento coinvolge poco più dell’1% della popolazione studentesca dell’Università di Foggia. Chiamarlo “scippo” è semplicemente pretestuoso. Lo dimostrano le migliori esperienze nazionali (Bari, Napoli, Palermo, Firenze), dove il modello policentrico universitario è da anni una scelta strategica vincente. Tra l’altro, la stessa nostra Università tiene già corsi a San Giovanni Rotondo, Lagonegro, Matera, Barletta. Invece di attaccare un’iniziativa utile e sostenibile, l’amministrazione comunale di Foggia dovrebbe concentrarsi su ciò che non sta facendo: creare occasioni vere di sviluppo, attrarre investimenti, migliorare i servizi, valorizzare il patrimonio culturale e urbano della città. Perché a oggi non risulta alcuna visione, alcun progetto concreto, alcuna iniziativa strutturale che stia realmente facendo crescere Foggia. Portare il TFA a Troia non indebolisce il capoluogo — lo completa, lo integra in un’idea di sviluppo più ampia. Il futuro non si costruisce difendendo rendite di posizione, ma mettendo in rete le risorse, condividendo opportunità e lavorando per un territorio che cresce insieme. E chi ha responsabilità pubbliche, dovrebbe preoccuparsi meno di rivendicare e più di costruire”, conclude l’eletto e docente ordinario di Economia aziendale.
Il movimento civico Progetto Concittadino Foggia è invece perplesso: “La decisione del Ministero dell’Università di pubblicare con forte ritardo il provvedimento autorizzativo, fissando nello stesso tempo le prove selettive in una finestra ristrettissima (15-18 luglio), rappresenta un’anomalia evidente. Tempi così ridotti non tengono conto né delle esigenze organizzative delle Università, né dei diritti dei candidati a partecipare con la necessaria preparazione e chiarezza. A ciò si aggiunge una scelta che sta generando forti preoccupazioni: lo spostamento di parte delle attività didattiche nella sede di Troia, senza che sia stato predisposto un piano efficace per la mobilità e l’accessibilità. Una decisione che grava su oltre 1.000 corsisti – tra idonei del IX ciclo e vincitori del X – molti dei quali sono precari, insegnanti già in servizio o provenienti da altri territori (Avellino, Benevento, BAT, etc.). Frequentare corsi obbligatori nei fine settimana, in orari spesso intensivi, senza un adeguato servizio di trasporto pubblico significa esporre i corsisti a spese elevate e disagi logistici, soprattutto nei giorni festivi. Non siamo contrari in linea di principio alla delocalizzazione delle attività formative, ma essa va pianificata con attenzione, coinvolgendo i territori e garantendo a tutti pari opportunità di accesso. Chiediamo all’Università di Foggia e alle istituzioni competenti di sospendere per l’anno accademico in corso lo spostamento delle attività a Troia, aprendo contestualmente un tavolo di lavoro con ATAF, Ferrovie del Gargano e rappresentanze degli studenti per valutare soluzioni più sostenibili e condivise per il futuro. È in gioco il diritto alla formazione e alla qualità dell’insegnamento di chi ogni giorno lavora per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, concludono Alessio Lusuriello e Mercurio D’Aloia, coordinatori di Progetto Concittadino.
Veleni
In queste ore, allo scontro politico si unisce anche il tentativo denigratorio contro l’Attacco inscenato tramite lo spazio offerto da una testata on line locale. “Nessuna sede è stata sottratta a Foggia. Anzi, il baricentro resta lì. Ma è proprio la forza del capoluogo che dovrebbe oggi spingere a una visione più ampia, generosa, capace di includere e trainare i territori circostanti, non di isolarli. Colpisce, in questo senso, che proprio un quotidiano foggiano, che negli ultimi mesi ha ricevuto cospicui finanziamenti dalla Provincia per condurre una campagna sulla lotta allo spopolamento — senza che siano mai stati chiariti i contenuti effettivi delle attività di comunicazione realizzate — oggi si erga a paladino del centralismo, criticando un’iniziativa che invece dovrebbe rappresentare l’esempio concreto di cosa significa dare senso, opportunità e visibilità a comunità marginalizzate. Alla faccia, verrebbe da dire, della lotta allo spopolamento”. Sarebbe stato troppo chiedere il coraggio di firmarsi all’autore/autrice dell’intervento anonimo fatto pubblicare per difendere l’operazione di Unifg e criticare l’Attacco, che non ha espresso alcuna posizione personale in favore o contro lo spostamento di parte del TFA sostegno a Troia. Questo giornale, invece, ha fatto ben altro: ha rivelato tale scoop dando la notizia in anteprima e trattandola per giorni in totale solitudine, contattando invano l’amministrazione comunale di Troia e i vertici dell’Ateneo (nell’ordine: rettore e prorettrice tramite l’addetta stampa, direttrice del Distum, delegata rettorale Lopez, l’altro prorettore, altri docenti ancora). Se, nei vari approfondimenti su tale tema, sono state più le posizioni contrarie che quelle pro-spostamento è dipeso dalla scelta del silenzio da parte di chi, in Comune e in Unifg, avrebbe dovuto parlare e spiegare. Molto più facile scrivere lanciando accuse in forma anonima contro un giornale che ha la “colpa” di essere libero ed è dunque capace sia di iniziative con la Provincia contro il declino demografico che di dare spazio a tutti, compresi coloro che la pensano in senso diverso sul TFA a Troia. Un giornale fa questo: insegue la notizia, pone il tema e lo sviluppa con chiunque voglia intervenire e dire la propria. E lo fa a prescindere dalle posizioni politiche in campo, infischiandosene. E se è stata bufera mediatica non è per responsabilità del giornale che ha dato per primo la notizia, ma perché chi aveva progettato tale operazione aveva il dovere di spiegare, anziché nascondersi e trincerarsi nel mutismo. Ultimo appunto: quando l’anonima/o scrive che “a Troia sono stati destinati solo 250 posti complessivi” non aggiunge che, come ben evidenziato da tanti addetti ai lavori ascoltati da l’Attacco, il numero è destinato quantomeno a raddoppiare per la presenza degli idonei dello scorso anno.
Regione
Sbaglia chi pensa che all’interno dell’Università di Foggia ci sia una sola posizione sul tema TFA. Fonti autorevoli dell’Ateneo, altri settori di comunità accademica e di governance, sottolineano a l’Attacco i propri dubbi per come la vicenda è stata gestita. “Una governance fa delle scelte e se ne assume la responsabilità”, dicono. “Ma di sicuro si è stati poso attenti nei rapporti con le altre istituzioni. E’ stata commessa qualche leggerezza…Tutto è passato dal dipartimento di Studi umanistici, come volle l’ex rettore Pierpaolo Limone. La gestione del TFA è di competenza completa del Centro di formazione docenza e del Distum, gli altri dipartimenti non ci mettono bocca tant’è che non siamo stati affatto sentiti al riguardo”. La stessa cosa è stata ribadita a l’Attacco da docenti di tre dipartimenti diversi di Unifg. “Non c’è stato alcun momento di confronto interno. Lo statuto, dopo la modifica voluta da Limone, prevede che per il TFA le decisioni siano appannaggio del Distum. Lo stesso voto in senato accademico, se e quando ci sarà, riguarderà al massimo l’approvazione della convenzione col Comune di Troia, ma sarà un atto praticamente superfluo visto che nel frattempo il consiglio comunale l’ha già approvata e il bando di Unifg è stato pubblicato, con la previsione dei corsi a Troia per scuola secondaria di I e II grado”. Peccato che la convenzione non sia stata ancora pubblicata.
Al contempo, chi in Ateneo è rimasto fuori dalla decisione sul TFA sostegno ammette la propria preoccupazione per la veemenza dello scontro politico scatenatosi nei giorni scorsi – polarizzato sulla guerra tra i “nemici” Raffaele Piemontese e Giuseppe Nobiletti - e in particolare teme il rischio che questo caso possa incrinare il rapporto non solo con l’amministrazione Episcopo del Comune di Foggia ma anche col vicepresidente della Regione Puglia. Rischia di tradursi anche in una peggiore interlocuzione tra Unifg e Regione? “L’irritazione è molto plausibile che ci sia stata a livello personale. E’ da escludere, invece, che quanto è avvenuto influisca sulle partite in gioco tra il nostro Ateneo e la Regione”, concludono le fonti di Unifg. Negli scorsi anni il rapporto si è tradotto in alcune operazioni estremamente importanti, dall’acquisto della ex caserma Miale (che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto economico della Regione) ai patti territoriali. Ora è tutto fermo rispetto alle prossime partite visto che la Regione è a fine mandato.
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