Aria costantemente tesa, ormai dal 2024, nell’Università di Foggia rispetto allo scontro tra il dipartimento Demet (Economia, Management e Territorio) e il nuovo, terzo dipartimento dell’Area economica, il Diss (Scienze sociali). La situazione paradossale è che oggi ci sono appena 14 docenti al Demet, dopo che in parecchi sono andati via decidendo di dar vita al Diss, che però conta appena 11 studenti. Da gennaio scorso si attende con trepidazione la pubblicazione della sentenza del TAR Puglia, adito dall’allora direttrice del Demet e decana dell’Ateneo Lucia Maddalena nella battaglia per salvare il dipartimento dalla disattivazione. Ma ci fu, a maggio 2024, un’importante ordinanza con cui il giudice amministrativo di primo grado accolse l’istanza cautelare sospendendo l’efficacia degli atti che hanno attivato la fase transitoria e disposto l’incardinamento immediato nel neo costituito Diss, e la relativa afferenza, dei corsi già incardinati nel Demet. Inoltre il TAR ordinò all’Università di riconsiderare la mancata approvazione dell’integrazione del Piano di sviluppo del Demet, l’esclusione dall’assegnazione del contributo per il 2024 al Demet stesso e il diniego di trasferimento del dottor Di Carlo. La situazione, dunque, avrebbe dovuto restare congelata in Unifg fino alla sentenza di merito. Ma il 10 giugno scorso il consiglio di amministrazione ha deciso di smettere di rispettare l’ordinanza, riproponendo la decisione da essa sospesa.
Ha, infatti, deliberato su uno spostamento di corsi dal Demet, oggi diretto dalla professoressa Barbara Cafarelli, al Diss. Quando si è discusso dell’attivazione dell’offerta formativa 2025/2026, il rettore e presidente del cda Lorenzo Lo Muzio ha riferito che la direttrice del Diss Carmela Robustella, unitamente ad altri docenti afferenti allo stesso dipartimento, si sono recati, lo scorso 27 maggio, in rettorato, al fine di chiedere l'incardinamento dei corsi di studio triennali e magistrali (primo anno di attivazione previsto per l'anno accademico 2025/2026 dei corsi di laurea L-33 Economia e Management, L-20 Comunicazione, Relazioni pubbliche e Tecnologie digitali, LM-77 magistrale in Imprenditorialità e Management internazionale, LM-91 magistrale in Tecniche e metodi per la società dell'informazione) dal dipartimento di Economia, Management e Territorio al dipartimento di Scienze sociali e conseguente istituzione dei regolamenti dei corsi di studio già in vigore nell'anno accademico 2023-24.
Lo statuto di Ateneo prevede che “a ciascun dipartimento deve afferire un numero minimo di professori di ruolo e ricercatori non inferiore a 35 o, laddove il numero di docenti dell’ateneo divenga superiore a mille unità, non inferiore a 40” e che “un dipartimento è disattivato ove il numero di professori di ruolo e ricercatori che vi afferiscono diviene inferiore al numero minimo indicato e non viene ricostituito entro la fine dell’anno accademico successivo”.
Il cda, a fine 2023, previo parere favorevole del senato accademico, deliberò la costituzione, nell’Area economica, del Diss, con conseguente riduzione dei professori di ruolo e ricercatori afferenti al Demet, con numero inferiore al minimo e inizio del procedimento di disattivazione del dipartimento. A luglio 2024 il senato, vista l’ordinanza del TAR Puglia, fu costretto a sospendere l’incardinamento immediato nel Diss e la relativa afferenza dei corsi di studio già incardinati nel Demet, in attesa della sentenza di merito.
Il 10 giugno scorso, però, senza attendere la sentenza, Lo Muzio, “anche in considerazione della scadenza ministeriale prevista per il 13 giugno per la presentazione dell’offerta formativa a.a. 2025/2026”, ha inviato il cda a valutare quanto proposto dalla direttrice del Diss. “L’imminente termine finale dell’anno accademico in corso, comporterà, ai sensi dello statuto, la definitiva disattivazione del Demet, attesa la scadenza del periodo transitorio, statutariamente previsto, al 30 settembre 2025. Il numero di docenti afferenti al predetto dipartimento, infatti, è pari a 14, inferiore al numero di 35 fissato dallo statuto”, ha detto il rettore. “La presenza di un numero significativo di docenti di riferimento del Diss nei corsi di studio incardinati nel Demet, da un lato, ed il ricorso significativo alla stipula di contratti di insegnamento per la sostenibilità dell’offerta formativa presso una struttura in via di disattivazione (nelle more della decisione sul merito del TAR Puglia), dall’altro, inducono, sotto il profilo organizzativo, dei requisiti di docenza e della continuità didattica dei corsi, ad una valutazione di quanto proposto dalla delegazione di docenti. Ciò anche nell’ottica dell’imminente visita di accreditamento periodico dell’ANVUR, programmata nel mese di dicembre.
Il senato si è espresso favorevolmente nella riunione odierna”. Tutti i presenti nel cda (rettore e i consiglieri Francesca, Ambrosi, Traetta, Pellegrini, Ursitti e Maglione) hanno votato a favore, approvando l'incardinamento nel Diss del solo primo anno dei corsi di laurea L-20 ed L-33 e dei corsi di laurea magistrale LM-77 ed LM-91. Via libera anche al conseguente ripristino dei relativi regolamenti didattici, già in vigore nell'anno accademico 2023-24.
Non del tutto comprensibili le ragioni della decisione, dal momento che la sentenza del TAR – di ormai imminente pubblicazione – avrebbe comunque determinato l’afferenza definitiva dei corsi all’uno o all’altro dipartimento, invece di una soluzione che vede i corsi di laurea “spezzettati” su due dipartimenti, con inutili duplicazioni gestionali. Ancora meno chiara la ragione di riportare indietro gli ordinamenti didattici all’a.a. 2023-2024, senza tener conto del lavoro svolto e degli assestamenti intervenuti successivamente. Fuga in avanti senza aspettare la sentenza e ritorno al passato per i corsi, un assetto destinato comunque ad essere modificato dalla sentenza, a meno che qualcuno non ne conosca già in dettaglio i contenuti.
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