Commissario Parco, attesa per decreto ministro. Pazienza sereno ma centrodestra fiducioso che sarà di Mauro

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Sono ore di trepidante attesa negli uffici dell’ente Parco nazionale del Gargano e nel centrodestra di Capitanata. La terza proroga ministeriale al mandato commissariale del professor Pasquale Pazienza, nominato presidente nell’agosto 2019 dall’allora ministro Sergio Costa in quota Lega, è scaduta lo scorso 30 giugno e si aspetta di capire cosa prevedrà l’imminente nuovo decreto del ministro forzista Gilberto Pichetto Fratin. Il docente Unifg appare sereno della propria permanenza nell’ente di Monte Sant’Angelo e, in effetti, nelle scorse settimane era data dai più per certa una quarta proroga pure trimestrale da parte di Roma. Adesso, però, la situazione potrebbe essere mutata: fonti del centrodestra romano ritengono che come nuovo commissario il ministro possa nominare direttamente colui che è stato prescelto per la successione a Pazienza come presidente, ovvero il capogruppo azzurro nel consiglio comunale foggiano, il quarantenne avvocato e dipendente del Consorzio per la bonifica della Capitanata Raffaele di Mauro. 

“Gli accordi sono questi”, dicono fonti autorevoli di Fratelli d’Italia. Nel momento in cui si scrive il decreto non è ancora pervenuto e le supposizioni restano tali. Ma il dato politico è che meloniani e forzisti hanno mantenuto salda l’intesa, stretta sin dallo scorso anno, per assicurare la presidenza a di Mauro. In cambio, l’eletto foggiano, come da accordi, dopo la nomina, si dimetterà da consigliere comunale, facendo entrare nella massima assise cittadina il primo dei non eletti di FdI, vale a dire Salvatore de Martino, legato al deputato Giandonato La Salandra. Non è tutto: nel caso divenisse commissario/presidente dell’ente Parco, di Mauro si chiamerà anche fuori dalla contesa delle elezioni regionali del prossimo autunno, rinunciando ad una candidatura che era nell’aria da molti anni.

Quello che pure viene indicato come sicuro, dai beninformati, è che tuttora il Ministero non è in grado di chiudere la partita della presidenza, dunque ennesimo trimestre commissariale.

In attesa di capire cosa accadrà nelle prossime ore, e dunque se sarà commissariamento ancora con Pazienza o con di Mauro, c’è già chi attende al varco il forzista in caso di passaggio di testimone col contestato predecessore. E’ certamente lunghissimo l’elenco di azioni che in tanti si aspettano di vedere dal nuovo vertice dell’ente, ma tra esse spicca la questione delicata del direttore facente funzioni Vincenzo Totaro, che è in carica dal 2020 e da allora non è mai stato rimosso da un ruolo che avrebbe dovuto essere solo temporaneo. La rotazione, invece, non si è mai vista. Totaro, ex assessore del Comune di Monte Sant’Angelo dichiarato incandidabile dopo lo scioglimento del consiglio comunale nel 2015 per infiltrazioni mafiose (primo caso in Capitanata, seguito poi da altri cinque), è stato uno di Forza Italia fino a qualche tempo fa e questo potrebbe provocare imbarazzi. Senza dimenticare che negli scorsi anni Pazienza fu audito a Roma dalla Commissione parlamentare antimafia, su richiesta del deputato M5S Marco Pellegrini (allora senatore), proprio per chiarire le questioni attinenti al direttore facente funzioni, subentrato dopo il licenziamento della direttrice nominata dal ministro, Maria Villani. Il resto è storia recente: il Tribunale di Foggia ha assolto Villani dalle false accuse di peculato, che erano state alla base del licenziamento “per giusta causa” dopo soli tre mesi dall’inizio del servizio, e definito le dichiarazioni del presidente Pazienza nel giudizio prive di credibilità. “Cosa fare di Totaro è una prerogativa del presidente”, commentano laconicamente i meloniani a l’Attacco, facendo capire che sarà (eventualmente) il solo Raffaele di Mauro a doversela sbrogliare. Di sicuro sarebbe un segnale di grande cambiamento attivarsi per dare un nuovo direttore all’ente Parco.

Al futuro nuovo numero uno del PNG guardano con grandi attese associazioni ambientaliste, cittadini e amministrazioni comunali. Se le contestazioni del mondo ambientalista all’economista Unifg vanno avanti da molti anni, quasi tutti i Comuni dell’area protetta da diversi mesi hanno sfiduciato di fatto Pazienza, arrivando da ultimo in 15 su 18 a rifiutarsi di esprimere il parere sul bilancio, in seno alla Comunità del Parco, pur di dare un ulteriore segnale al Ministero rispetto alla necessità di una “svolta immediata”. Come l’Attacco ha rivelato poche settimane fa, continua infatti la mobilitazione di protesta dei sindaci contro la governance dell’ente Parco nazionale del Gargano. Il primo cittadino di Carpino, il dem Rocco di Brina, come presidente della Comunità del Parco è intenzionato a non convocare l’assise proprio per evitare di rendere tale parere e questo per ora sine die. Gli ultimi rimasti fedeli al commissario straordinario Pasquale Pazienza sono i sindaci di Lesina Primiano di Mauro, Cagnano Varano Michele Di Pumpo e Vico del Gargano, Raffaele Sciscio.

Contro Pazienza e lo stallo che da troppi anni danneggia l’ente, privo degli altri organi, da mesi si sono levati appelli a Roma. “Il Ministero deve ascoltarci, deve nominare subito un nuovo presidente e avviare un cambio radicale di rotta, restituendo dignità e funzione al Parco”, dichiararono ad aprile in maniera congiunta quasi tutti i primi cittadini del Gargano. “Siamo stanchi di essere ignorati e non resteremo più a guardare. Se non ci saranno segnali concreti e immediati, se non verrà ristabilito un rapporto di ascolto e rispetto tra ente Parco e territori, siamo pronti a uscire dal Parco e, se necessario, a mettere in campo forme di protesta pubblica e coordinata. L’ente Parco, così com’è oggi, non serve al territorio. Lo diciamo con chiarezza e senza ambiguità. Abbiamo provato in tutti i modi a ricostruire un rapporto costruttivo, abbiamo lavorato per dare rappresentanza agli altri organi di governo – come il direttivo, la giunta, il vicepresidente – ma siamo stati sistematicamente ignorati. Oggi diciamo basta. Ora il Ministero, sollecitato più volte da me e per conto di tutti i sindaci, deve fare la sua parte: nomini subito un nuovo presidente che sappia dialogare, ascoltare, coinvolgere; proceda immediatamente e contestualmente alla definizione del direttivo. E che non si perpetui lo schema di potere che ha portato all’isolamento del Parco”.

Ma mai nessuna risposta è arrivata da Roma. Almeno finora.

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