Nei giorni scorsi Bari ha festeggiato un investimento da 50 milioni per la ristrutturazione dei padiglioni e altri 25 milioni già pronti per la nascita, sul territorio pugliese, di un centro specializzato sull'intelligenza artificiale. Deloitte ha inaugurato la nuova sede alla Fiera del Levante e annunciato anche un nuovo progetto per la costituzione di un nuovo polo di ricerca, mentre il numero delle assunzioni a Bari - che ha toccato quota 2mila rispetto alle oltre 14mila in tutta Italia - è destinato a crescere ancora, con “altri 700 nuovi ingressi entro il 2026”. Nelle stesse ore a Foggia teneva banco, con veementi polemiche politiche, il caso dello spostamento di una parte dei corsi TFA sostegno Unifg dalla città capoluogo a Troia, un contrasto evidentissimo che ha spinto il sindaco di Candela Nicola Gatta a fare una “considerazione sarcastica”. “Mentre la politica barese ha portato a casa un risultato importante, quella foggiana si accapiglia sul corso TFA, che rappresenta solo una piccola parte del totale dei corsi”, sottolinea a l’Attacco Gatta, ex presidente della Provincia che in questo caso la pensa come il suo rivale e successore Giuseppe Nobiletti. “Di questa vicenda meno se ne parla e meglio è, perché stiamo facendo ridere l'intera regione. L’Ateneo non appartiene solo alla città di Foggia ma a tutto il territorio. Sicuramente bisogna attrezzarsi e dare maggiori servizi alle aree interne. Serve rafforzare i servizi territoriali prevedendo qualche corsa di bus in più e dunque offrendo migliori collegamenti. Spero che siano state previste queste accortezze”. Sulla carta seguiranno i corsi a Troia, fino a giugno 2026, 250 corsisti (per il sostegno nella scuola secondaria di I e II grado) ma in realtà ne saranno molti di più perché bisogna considerare anche gli idonei dello scorso anno. Il numero finale potrebbe oscillare tra le 500 e le 700 persone.
Troia è pronta per ospitarli con sufficienti strutture e ricettività? “Bisognerebbe chiedere al sindaco di Troia in che maniera pensano di accogliere i corsisti. Io credo che ciò sia stato discusso e ragionato. Non penso che si debba farne una polemica politica. Ritengo che lo scontro di questi ultimi giorni sia legato, piuttosto, a diverse visioni del territorio: c'è chi è convinto che Foggia debba mantenere una centralità rispetto alla programmazione universitaria, un protagonismo anche rispetto ai corsi TFA universitari, e chi invece crede che si debba pensare allo sviluppo possibile di un territorio che comprenda anche le periferie e le aree interne. Non la porrei in termini di scontro politico, ad esempio guerra tra Nobiletti e Piemontese. La sindaca di Foggia si è sentita toccata e ha fatto quelle dichiarazioni, ma io credo che questa scelta si è stata fatta solo per la valorizzazione dell'area interna dei Monti dauni. Mi auguro che ci possa essere la stessa attenzione anche per il Gargano”, continua Gatta, che sarà uno dei candidati di Fratelli d’Italia per le elezioni regionali d’autunno, legge anti-sindaci permettendo.
“Peraltro si è trattata di una scelta del rettore, non promossa né da Nobiletti né da Piemontese, né dal Pd né da Fratelli d'Italia”. Le polemiche sono state facili, però, nel momento in cui l’operazione che è stata motivata e spiegata prima. Mentre la sindaca Marida Episcopo ha lamentato di non averne saputo nulla e di averlo appreso dai giornali, facendo capire che un maggior garbo istituzionale sarebbe stato necessario e apprezzato. “Non credo che il rettore fosse tenuto a discuterne prima con la sindaca di Foggia. Questi corsi a Troia possono rappresentare al massimo il 20-30% del totale, pensiamo a come non creare disagi ma evitiamo le polemiche ridicole”, conclude Gatta.
Non è il solo amministratore di piccoli centri di Capitanata a pensarla così, al di là della comunanza di posizione in FdI. Anche il collega di partito Gianfilippo Mignogna, che più volte è stato sindaco di Biccari e oggi è uno dei più attivi sul tema dello spopolamento delle aree interne, non ha dubbi sulla delocalizzazione voluta dalla governance dell’Ateneo, contro la quale si è invece scagliato il Pd al pari del Comune di Foggia. Mignogna mette in luce che si tratta di “Foggia più 46 km”. “Le dichiarazioni di certi politici foggiani sono frutto di una visione esclusiva e limitata non solo della città ma della loro stessa funzione”, afferma.
“Al di là del caso specifico, di cui non conosco i dettagli, qualcuno dovrebbe sottolineare la cosa a mio avviso più importante: lo sviluppo dei paesi non compromette mai quello delle città. Non c’è nessuna sottrazione e non c’è nessuna competizione tra aree urbane e aree interne. Anzi, come si legge in Metromontagna, la prosperità e la sostenibilità delle città sono sempre più connesse alle interdipendenze funzionali con i territori circostanti. Le aree che crescono di più sono quelle che sanno costruire reti, relazioni e rapporti reciproci tra i territori, dove le città “prendono” e “restituiscono”, in uno scambio cooperativo in entrambe le direzioni. Ogni giorno migliaia di pendolari, partendo dai paesi della provincia, raggiungono la città per studio, lavoro, salute e il soddisfacimento di altri bisogni primari: è un flusso che arricchisce la città e che la città stessa deve imparare a compensare, sostenere, equilibrare. La vera sfida è questa, non contendersi un corso”, continua l’ex primo cittadino di Biccari.
“Quando si parla di coesione territoriale, di nuovi patti tra città e paesi, tra aree urbane e aree rurali, tra pianura e montagna, di riconoscimento dei servizi ecosistemici e di tanto altro, ci si riferisce esattamente a questo. L'Università (così come la stazione, l'ospedale, l'aeroporto, etc.) non è solo di Foggia. Allo stesso tempo, la città non è solo di chi ci abita o ci dorme, ma è anche di chi ci arriva da fuori. Parlare di "interesse esclusivo della città" è una contraddizione in termini perché non ci può essere un capo-luogo senza un “luogo” di riferimento. E quel luogo va guardato, rispettato, sostenuto, aiutato. Anche se è in salita, ci sono le curve, è lontano e la strada non è buona”.
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