“Abbiamo letto l’analisi pubblicata in queste ore sul Quartiere Ferrovia e, prima di tutto, diciamolo chiaramente: siamo contenti per l’apertura dello Slow Park, un segnale positivo che arriva (finalmente) a valle di una progettazione avviata anni fa e che può dare respiro e socialità a un’area che ne ha bisogno”.
“Detto questo, sul fronte sicurezza c’è ancora moltissimo da fare, perché tra le parole e la percezione quotidiana dei residenti spesso c’è distanza. Non lo diciamo noi ma i residenti del quartiere (basta leggere i commenti)”.
“Nell’articolo si parla di presidi dalle 8 alle 22, ma chi vive qui sa che spesso quei presidi non sempre coprono quell’arco orario: in molte giornate terminano intorno alle 18 e, fortunatamente, questo è documentabile anche con materiale fotografico”.
“Soprattutto, parliamo quasi sempre di presidi statici: utili come “punto visivo”, certo, ma insufficienti se non sono affiancati da un pattugliamento dinamico, a piedi e su più strade contemporaneamente. Il degrado non resta fermo davanti a una pattuglia: si sposta di cento metri”.
“Bene anche il potenziamento della videosorveglianza, ma va chiarito un punto: le telecamere devono servire prima, non soltanto dopo. Se il monitoraggio è in tempo reale, la videosorveglianza può e deve diventare uno strumento di prevenzione e intervento tempestivo, non un archivio consultato a fatto avvenuto”.
“E qui condividiamo una frase riportata e attribuita all’assessore De Santis: il Quartiere Ferrovia non può essere “governato” solo con interventi emergenziali o esclusivamente sul piano della sicurezza. È vero. Da anni lo diciamo anche noi: accanto al controllo del territorio servono cultura, socialità, servizi, partecipazione. Ma serve anche il coraggio di affrontare il nodo che tutti vedono e pochi affrontano: l’assenza di un vero piano del commercio”.
“Il quadro normativo esiste e consente ai Comuni di programmare e governare il commercio sul territorio: il riferimento nazionale è il D.Lgs. 114/1998 (poi declinato anche da norme regionali e strumenti comunali). Non è sostenibile che continuino ad aprire esercizi “fotocopia” uno accanto all’altro, perché questo alimenta concentrazioni, micro-assembramenti, degrado e - in alcuni casi - usi impropri dei locali. Su questo punto serve un’azione seria e non ideologica: controlli uguali per tutti. Un’attività alimentare, che sia italiana o straniera, è soggetta agli obblighi igienico-sanitari e ai protocolli HACCP previsti dal quadro europeo (Reg. CE 852/2004)”.
“E sul tema sicurezza, prevenzione incendi e affollamento, esistono regole e procedure di prevenzione e controllo che passano anche dal sistema dei Vigili del Fuoco e dalle attività soggette a prevenzione incendi. Allo stesso modo, quando un locale nasce commerciale e viene di fatto utilizzato come abitazione o dormitorio, il tema non è “opinione”: è urbanistica, destinazione d’uso e sicurezza. Il riferimento generale resta il D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), che disciplina titoli abilitativi e regole sul cambio d’uso”.
“Inutile spendere altre parole su un punto cruciale: il quartiere Ferrovia e l'intera città di Foggia hanno necessità immediata dell'Esercito. Militarizzare una città vuol dire renderla più sicura. Succede in tutte le città civili d'Italia e nessuno si lamenta, se non chi - ovviamente - ha necessità di delinquere. L'Esercito è un ottimo strumento di supporto alle forze dell'ordine e i risultati si vedono in tutta Italia”.
“Inoltre è stato richiesto da oltre 3.300 cittadini foggiani e le istituzioni devono ovviamente renderne conto. In sintesi: bene le iniziative di riqualificazione e i segnali di attenzione, ma chiediamo una cosa semplice e verificabile: trasparenza e dati. Se davvero i presidi sono 8–22, che venga pubblicato un report periodico (turni, aree coperte, controlli svolti). Se l’ordinanza anti-alcol e i controlli funzionano, che vengano pubblicati i numeri (sanzioni, interventi, esiti)”.
“E soprattutto: collaborazione vera tra istituzioni e residenti, perché i problemi non si risolvono con gli slogan, ma con un lavoro costante, misurabile e fatto di scelte concrete. Noi continueremo a fare la nostra parte: segnalare, documentare, proporre. Ma il quartiere lo si risana davvero solo se Comune, forze dell’ordine, uffici competenti e cittadini lavorano nella stessa direzione”.
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