Le perle di Aida, l’inclusione è un optional e non un obbligo di legge: il commento di Servus Callidus

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Lo scorso venerdì 30 gennaio, nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte è stato presentato il libro dal titolo “La mia forza e la mia debolezza” dell’autore Ivan Loriso che approfondisce i temi della disabilità.  Alcuni componenti del gruppo S.O.L.I.D.EA. presenti in sala hanno scritto una lettera aperta all’Amministrazione Comunale e agli organi di stampa per segnalare una presunta non conformità della cabina ascensore “agli standard minimi previsti dalla normativa” vigente. 

L’amministrazione comunale ha chiarito con grande solerzia che “dopo aver effettuato alcuni riscontri ed approfondimenti con i tecnici dell’Ente, chiarisce e precisa che il compendio immobiliare in questione, contiguo al Pronao della Villa Comunale, lungo Via Galliani, è storico e vincolato. In particolare, nel rispetto dei vincoli negli anni passati è stato interessato da lavori di manutenzione rispettosi della storicità dell’immobile, e sono state ricavate e adattate le misure della cabina ascensore attualmente in uso. Negli edifici esistenti vincolati, infatti, per l'adeguamento o l'installazione di un ascensore utile all’eliminazione delle barriere architettoniche il Decreto Ministeriale 236/1989 (art. 8.1.12) prevede deroghe, consentendo dimensioni ridotte rispetto alle nuove costruzioni. Più dettagliatamente, la cabina minima di 120 cm di profondità per 80 cm di larghezza, con porta dalla luce netta di almeno 75 cm sul lato corto. L’ascensore presente al Palazzetto dell’Arte rispetta quindi pienamente le normative vigenti”. 

In sintesi, il Palazzetto dell’Arte è storico, vincolato e trattato con i guanti bianchi. L’ascensore? Piccolo, sì, ma legalmente piccolo: lo dice il decreto, quindi va bene così. Se poi una carrozzina reale non entra, pazienza - la norma è rispettata, e questo pare bastare. 

Per alcuni passaggi cruciali del comunicato - che non è stato possibile riportare qui per motivi di spazio - , giunge il commento di Servus Callidus, che risponde per le rime ad alcune dichiarazioni tratte dalla surreale difesa d’ufficio che è stata partorita negli uffici di Palazzo di Città. 

“Abbiamo messo la pedana e il montacarichi”
Peccato che l'ascensore non sia "adatto per ampiezza a tutte le sedie a rotelle". Un dettaglio, evidentemente. È come dire: "abbiamo costruito un ospedale, certo ci sono alcune porte larghe 40 centimetri, ma per alcuni pazienti va benissimo".

“Si specifichi bene” 
Perché ovviamente il problema è che il cittadino disabile non si è spiegato abbastanza. Non che l'amministrazione abbia organizzato un evento sull'inclusione in un luogo che esclude.

“Dispiace leggere sui social e non rivolgersi direttamente a chi c'era” 
Traduzione: la protesta è legittima solo se non disturba, non si vede e non lascia traccia. Meglio lamentarsi in privato, così nessuno ne saprà mai nulla.

“Avremmo sollevato la persona e il suo ausilio anche con rinforzi” 
Qui si raggiunge l'apoteosi. La soluzione proposta per garantire la dignità di una persona con disabilità è... sollevarla di peso. Nel 2025. In un edificio pubblico. Durante un evento sui diritti dei disabili. Con una carrozzina elettrica da 125 kg più il peso della persona. L'inclusione “a braccia”, potremmo chiamarla.

“Preferiamo le soluzioni alle parole” 
E infatti la soluzione proposta è stata: cambiate voi, adattatevi voi, fatevi sollevare voi. La struttura pubblica resta com'è. 
Il signor Rossetti ha centrato il punto con chirurgica precisione: proporre di “sollevare” una persona trasmette il messaggio che la partecipazione dei disabili sia subordinata al “buon cuore di terzi disponibili a sollevare”. Non un diritto, ma una concessione. Non autonomia, ma dipendenza dalla carità altrui.
Ma tranquilli: “eventualmente le prossime attività le sposteremo alla Pinacoteca”. Eventualmente. Perché l'accessibilità è un optional, mica un obbligo di legge.
(Servus Callidus - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 



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