Casa popolare di Emanuele, Pippo Liscio (Arca Capitanata): “Il dirigente assicura che si chiude a giorni”

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Da quasi un anno, l’Attacco racconta in splendida solitudine l’ormai nota vicenda dell’alloggio di via Alberto da Zara 9, che per dovere di cronaca si riassume di seguito. Il 27 marzo 2025 l’assessore al Bilancio del Comune di Foggia nonché segretario cittadino del Partito Democratico Davide Emanuele riconsegna le chiavi dell’abitazione Erp occupata per quasi vent’anni. Arca comunica la disponibilità dell’immobile a Palazzo di Città, che deve individuare il nuovo assegnatario secondo graduatoria. Il primo nucleo familiare indicato rinuncia. Da allora si è aperta una fase di incertezza sui tempi e sulle responsabilità. Raggiunto nuovamente da l’Attacco nella serata di ieri, il responsabile di Arca Capitanata Pippo Liscio ha ricostruito gli ultimi sviluppi. “Come già detto altre volte, abbiamo inviato al Comune comunicazione della disponibilità iniziale della casa; poi abbiamo inviato comunicazione della rinuncia del primo nucleo assegnatario; proprio stamattina ho incontrato il dirigente comunale delegato alle Politiche Abitative e l’ho sollecitato a completare le cinque o sei assegnazioni da effettuare a stretto giro, tra cui questa, e mi ha risposto che stanno provvedendo e che a giorni ce le avrebbero comunicate. Ho chiesto di procedere con tutte quante le assegnazioni e non singolarmente su questo caso, perché non ho un interesse specifico su quella abitazione. È un problema del Comune, non di Arca. Se sollecitassi solo su quella, significherebbe che avrei il retropensiero che qualcosa non quadri. Ma non ho ragione di credere che sia così”.  Parole che segnano un passaggio politico e amministrativo chiaro. Arca rivendica di aver adempiuto agli obblighi di comunicazione e spinge perché il Comune chiuda rapidamente le pratiche pendenti. Liscio, nel colloquio con il dirigente comunale, ha insistito affinché si proceda in blocco su varie assegnazioni rimaste sospese. Il timore è che le inerzie producano effetti dannosi sul piano patrimoniale. Un alloggio vuoto genera problemi burocratici e apre la strada alle occupazioni abusive, con possibili ricadute anche sul piano del danno erariale. L’attenzione mediatica crescente sulla gestione delle case popolari rende il quadro ancora più delicato e spinge l’ente regionale a formalizzare ogni passaggio. 

Liscio lo chiarisce senza ambiguità. “Il Comune, da un po’ di tempo a questa parte, sta dando seguito alle assegnazioni con una certa celerità. Il problema, però, rimane sempre lo stesso, indipendentemente dalla questione della casa di Davide Emanuele. Un problema che abbiamo con tutte le case. Un tempo così largo nell’assegnazione di una casa, oltre a crearci problemi burocratici, implica il fatto che nel frattempo quelle case vengano occupate. Allora, ho detto al dirigente: a prescindere dallo stato d’uso, quando vi comunichiamo che una casa è libera assegnatela. Poi, se ci sono da fare dei lavori o altro, ce la vediamo noi. Ma voi fate la preassegnazione, che poi in realtà è un’assegnazione a tutti gli effetti. Una volta che hai fatto l’assegnazione, il rapporto col nucleo me lo gestisco io”. 

Il nodo, dunque, come già spiegato da l’Attacco in altre circostanze, non riguarda soltanto via Alberto da Zara. Riguarda l’intero sistema delle assegnazioni. Liscio richiama un principio operativo preciso: la casa va assegnata appena viene comunicata la disponibilità, anche se necessita di interventi successivi. L’ente si dice pronto a gestire il rapporto con il nuovo nucleo e gli eventuali lavori, purché il Comune formalizzi tempestivamente l’assegnazione. 

C’è poi un ulteriore elemento che complica il quadro. “E qui sorge un altro problema, già esposto: chi rinuncia, perde il diritto. Perché ormai la maggior parte degli assegnatari rinuncia, magari perché non gradisce l’abitazione. Siamo all’assurdo. Nuclei di due persone arrivano a dire che una casa di 50 metri sia piccola. Noi non abbiamo a disposizione delle ville. Spesso sono monolocali. Ma se hai bisogno di un tetto, la casa la prendi”. 

La riflessione intercetta un cambiamento nella domanda abitativa. Arca registra un aumento delle rinunce, spesso motivate da ragioni di spazio o di condizioni dell’immobile. Una dinamica che rallenta ulteriormente le procedure e moltiplica i passaggi amministrativi. Nel frattempo gli alloggi restano vuoti, esposti al rischio di occupazioni e a costi indiretti per la collettività. 

Il caso Emanuele, che aveva aperto una polemica politica sulla permanenza nell’alloggio Erp, diventa così il punto di osservazione di una criticità più ampia. Liscio sollecita, il Comune assicura che a giorni comunicherà le nuove assegnazioni. Resta da verificare se alle rassicurazioni seguiranno atti formali e tempi certi. Perché a quasi un anno dalla restituzione delle chiavi, la vera questione non è più il nome dell’ex assegnatario, ma la capacità delle istituzioni di trasformare una casa libera in una casa abitata nel più breve tempo possibile. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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