Ieri, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Foggia, è stato applauditissimo l’intervento del 24enne Vincenzo Mundo, studente di Giovinazzo al sesto anno di Medicina, nella veste di presidente del Consiglio degli studenti. “La nostra visione, per essere credibile deve poggiare su basi d'acciaio. Oggi Foggia non insegue più, Foggia guida. Siamo ai vertici nazionali per qualità della didattica in Medicina, Giurisprudenza ed Educazione. Siamo davanti a giganti con secoli di storia, a dimostrazione che in una terra spesso narrata per le sue ombre, il merito ha trovato la sua luce. Uno studente di Foggia non ha più bisogno di scappare per essere un’eccellenza. Il nostro diploma è finalmente un passaporto per il mondo”. Poi l’affondo sulla cronica mancanza di spazi per le esigenze della didattica. “Tuttavia, il rispetto non è un concetto astratto: il rispetto abita i luoghi. La coerenza di una visione si misura dalla dignità degli spazi in cui essa germoglia. Non possiamo parlare di progresso se le fondamenta del nostro quotidiano presentano crepe che non vogliamo vedere. Diamo atto alla governance degli sforzi compiuti, ma la nostra maturità ci impone anche di essere onesti: non è più accettabile che la sede di Scienze Motorie versi in condizioni precarie. Non è più normale che mentre a Roma si discute di riforme astratte, a Foggia centinaia di colleghi siano da anni prigionieri di un cinema per seguire le lezioni, senza finestre e senza banchi su cui poter scrivere”, il riferimento alla costosa e annosa locazione degli spazi de La città del cinema. “E qui dobbiamo dirci una verità: l’emergenza non può essere un metodo di governo, non può diventare abitudine. Non si può amministrare la didattica rincorrendo il calendario giorno dopo giorno, senza una programmazione reale che restituisca agli studenti il diritto di abitare un’aula universitaria. Dopo quattro anni, la gestione degli spazi non può essere ancora un rebus. La didattica ha bisogno di una guida capace di programmare. Adesso è già troppo tardi”.
Netto anche rispetto al governo: “Se denunciamo lo scempio delle università rase al suolo nel mondo, non possiamo restare in silenzio davanti allo smantellamento silenzioso del diritto allo studio nel nostro Paese. Noi abbiamo il coraggio di dirlo: la gestione dell’accesso a Medicina non è stata una mera scelta amministrativa. È stata una scelta politica scellerata e populista, che ha scaricato tutto il suo peso sulle spalle della nostra generazione. I dati che abbiamo raccolto parlano chiaro: l’80% degli studenti coinvolti ha vissuto mesi di ansia invalidante. Il panico di chi vive sospeso in un limbo, senza sapere se domani sarà ancora uno studente o un esubero burocratico. È un paradosso atroce: lo Stato investe milioni per formare i medici migliori del mondo e poi li accompagna alla porta, pronti per essere regalati all'estero. Il 70% di questi studenti vuole andarsene. E sapete perché? Perché questo Paese ha smesso di custodirci”.
Mundo si è rivolto direttamente al neo presidente della Regione Antonio Decaro: “Oggi, noi studenti di Foggia rivendichiamo il diritto di essere il presente: quello di chi studia nelle sale di un cinema, ma che nonostante tutto porta questo Ateneo ai vertici nazionali. Non siamo numeri da statistica o 'esiliati democratici' a cui viene negato il diritto di votare dove si vive e si studia; è inaccettabile che la democrazia si fermi davanti a un treno che molti non possono permettersi di prendere. Siamo il seme che spacca la pietra per restare in una terra difficile. Al presidente Decaro e alle istituzioni chiediamo un Patto per il lavoro che renda la 'restanza' una scelta ambiziosa e non un atto di rassegnazione. Studiare in Capitanata non è un ripiego, è un atto di ribellione: abbiamo smesso di aspettare un futuro che non arriva, ora vogliamo il timone della nostra storia”.
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