La storia di un paziente invalido al 100% racconta un sistema sanitario regionale che non riesce più a garantire il diritto costituzionale alla salute tra visite rinviate al 2027, reparti irraggiungibili ed errori negli ausili. Saverio Sarcina, invalido civile al 100% e residente a Trinitapoli, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, è diventato una delle voci più chiare e più coraggiose nel denunciare le gravi carenze della sanità pubblica pugliese. La sua vicenda non è solo il racconto personale di un cittadino che lotta contro una lunga serie di patologie, ma è la fotografia nitida di un sistema che sembra non riuscire a proteggere i più fragili, proprio coloro che avrebbero maggior bisogno di tutela. Sarcina, che convive quotidianamente con dolori persistenti, difficoltà nella deambulazione, e diverse altre problematiche affiancate alla necessità costante di fisioterapia e assistenza, racconta un percorso burocratico che definisce “estenuante”, dove ogni richiesta, ogni appuntamento, ogni visita si trasforma in un vero problema. “Non ho mai preteso nulla di straordinario”, afferma il signor Sarcina a l’Attacco, “ma solo che venga rispettato ciò che la legge ci dovrebbe garantire. Oggi il diritto alla salute, in Puglia, non esiste”. Il primo episodio che lo spinge a denunciare pubblicamente la situazione è quello della fornitura degli ausili sanitari. Dopo giorni di attesa, e l’intervento del medico di base, arriva finalmente il materiale, ma è completamente sbagliato. Al posto degli ausili maschili necessari gli vengono consegnati, incredibilmente, assorbenti femminili: “Non è un semplice disguido, significa che nessuno ha verificato, nessuno ha letto, nessuno si è preso la responsabilità. È come se la mia persona e la mia richiesta non contassero niente”. Il percorso diagnostico, già complicato, trova vari ostacoli sulla strada di Sarcina. Le telefonate restano senza risposta, le visite urgenti vengono fissate con oltre un anno di attesa e, quando finalmente si riesce a parlare con qualcuno, la risposta lascia sgomenti: “Non fissiamo nuove visite, non abbiamo spazio”.
Una resa totale. “Se un reparto arriva a comunicare apertamente che non può più accettare pazienti, vuol dire che siamo oltre la crisi: siamo al collasso”, spiega Sarcina. “La situazione fisiatrica poi non è diversa. Una visita urgente certifica la necessità immediata di fisioterapia e terapie antalgiche, ma al CUP la risposta non è mai immediata, le liste d’attesa sono lunghissime. Le repliche che ricevo sono sempre le stesse: “Agende chiuse”, “Ci sono più di cento pazienti prima di lei”, “Ripassi tra qualche mese”. Una realtà che rende impossibile qualsiasi percorso riabilitativo, sembra che l’urgenza medica non abbia più alcun valore. Se non si dispone di una certa quantità di denaro, quindi se non ci si può recare da medici specialisti privatamente, le porte della sanità pubblica sono chiuse”.
Sul fronte degli esami diagnostici, la situazione si fa ancora più allarmante: “Gli esami istologici vengono consegnati con mesi di ritardo, gli esami radiologici sono prenotabili solo a distanza di anni, mentre le liste d’attesa arrivano al 2027 persino per prestazioni fondamentali”.
Ma, forse, il dato più inquietante riguarda l’assenza, in Puglia, del Garante regionale della salute. Una figura prevista dalla cosiddetta legge Gelli, ovvero la Legge 24/2017, più correttamente nota come legge Gelli-Bianco, fondamentale per tutelare i pazienti in casi di malasanità, ritardi o disservizi. Il punto, però, è che la norma non impone in modo diretto l’attivazione di questa figura a livello nazionale, ma attribuisce alle Regioni, attraverso l’articolo 2, la facoltà e la responsabilità di istituire un Garante per il diritto alla salute in maniera autonoma. Proprio per questa ragione, la piena attuazione della legge Gelli-Bianco non è uniforme sul territorio nazionale.
Alcune Regioni hanno istituito regolarmente il Garante per la salute, altre, come la Puglia, non lo hanno fatto. “Questa è una violazione gravissima”, afferma Sarcina. “Il cittadino non ha una voce istituzionale a cui rivolgersi. Non c’è nessuno che possa verificare, intervenire, richiamare le ASL. Siamo lasciati soli e il silenzio delle istituzioni è quasi assoluto. Ho scritto, ho telefonato, ho chiesto aiuto, ma nessuno mi ha risposto. Ho inviato comunicazioni anche al Ministero della sanità e all’assessore alla sanità della Regione Puglia, tutto protocollato, ma nulla cambia. A livello locale, nessun rappresentante politico mi ha contattato”.
Anche il mondo delle associazioni, solitamente attivo in ambito sanitario, appare assente. “Molte realtà non si espongono, forse perché sanno che manca un interlocutore istituzionale. Qui non c’è un garante, non c’è un difensore, non c’è qualcuno che possa davvero intervenire. Il risultato è che i pazienti diventano invisibili”, sottolinea l’uomo, che è stato ospite della trasmissione tv Mediaset Fuori dal coro per raccontare la propria storia.
In questo vuoto generale, la storia di Sarcina cresce e si trasforma in un grido collettivo. “Io parlo”, dice, “perché so che ci sono migliaia di persone nella mia stessa situazione, anziani, disabili, pazienti fragili che non hanno la forza di denunciare. Io lo faccio per loro. Il diritto alla salute non è un privilegio, ma la base della dignità umana”.
Il suo caso, oggi, è più che una semplice testimonianza: è l’emblema di un sistema che necessita di interventi urgenti, strutturali, profondi. “Prima o poi”, conclude, “qualcuno dovrà rispondere. Perché non si può continuare a fingere che vada tutto bene mentre i cittadini soffrono. Il diritto alla salute, in Puglia, è diventato un percorso a ostacoli e questo non possiamo più accettarlo”.
(Rebecca Di Gregorio - l’Attacco)
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).