Sarà una conversazione a più voci, che avrà l’ispirazione e la guida attraverso il testo e il contenuto di ‘La politica generativa’, libro del compianto Guglielmo Minervini, “riflettendo sul suo significato e sulle buone pratiche autentiche della forza del noi”.
L’appuntamento che si svolgerà sabato 23 ottobre prossimo, presso l’auditorium ‘Cristanziano Serricchio’ di Manfredonia, si chiama proprio ‘La forza del noi: la Manfredonia Autentica', ed è stato organizzato dalla Fondazione Guglielmo Minervini di Molfetta e dagli “amici della comunità generativa di Manfredonia”, due in particolare: Paolo Balzamo e Michele Illiceto.
Al momento della diffusione della notizia dell’evento culturale, c’è stato chi ha obiettato sulla tempistica con cui si svolgerà.
Manfredonia è nel pieno della campagna elettorale per eleggere la prossima Amministrazione comunale e qualcuno teme che qualche parte (politica) possa avvantaggiarsi rispetto ad altre.
Non è così, invece.
Maria Turtur Minervini, moglie dello scomparso Sindaco di Molfetta e assessore regionale, torna a Manfredonia con ben altri propositi, come spiega a l’Attacco.
Sì, torna. Non è la prima volta che approda in terra sipontina e ricorda come “la Fondazione Minervini è nata grazie a Paolo Balzamo, che mi chiamò subito dopo che morì Guglielmo”. Con il quale era scoccata la scintilla nell’occasione della presentazione, proprio a Manfredonia, del libro di Minervini.
“Trovò uno spazio interessante per costruire, a Manfredonia. Presentò il libro appena uscito. Nonostante la malattia avesse già iniziato a manifestarsi, non mancò e fece la presentazione proprio nello stesso posto in cui saremo sabato”, conferma Maria.
Il libro, per quanto sia riduttivo chiamarlo solo così, di Gugliemo Minervini consta di due parti. Nella prima, vengono analizzati tutti i risvolti della politica definita, appunto, generativa. In quella successiva, Minervini si confronta con il giornalista e scrittore Alessandro Leogrande, anche lui scomparso pochi anni fa. Minervini è stato uno dei principali interpreti della ‘Primavera pugliese’, perciò delinea con chiarezza ciò che significarono quei dieci anni di governo di sinistra in Puglia.
Saranno due anche i momenti previsti sabato a Manfredonia. Uno iniziale con la lettura di passi del libro e riflessioni di Balzamo e Illiceto; quello successivo vedrà Maria conversare con Felice Spaccavento, medico anestesista e coordinatore Cure Palliative ASL Bari, e Gianni La Bella, ordinario presso l’Università di Modena e Reggio Emilia ed esponente della Comunità di Sant’Egidio. Lino Renna modererà gli interventi.
La Fondazione si rivolge “a quella parte di Manfredonia ancora veramente autentica, che non sente né di turarsi il naso per quello che si dice in campagna elettorale, né di conquistare poltrone. Veniamo a parlare della politica rigenerativa di Guglielmo, che è un’esperienza concreta”.
“Non veniamo per stare dentro la campagna elettorale – precisa con fermezza -, bensì per capire la Manfredonia ferita dallo scioglimento per mafia del Comune come vuole costruire la politica che verrà e non quella che stanno predisponendo in tutta fretta”.
Maria Turtur Minervini chiarisce le sue ultime parole e spiega che ha notato, nell’ultima tornata delle amministrative italiane, “l’astensionismo dilagante, questo significa che stiamo facendo le cose troppo in fretta. Si vogliono i voti e non i volti, come diceva don Tonino Bello (Gugliemo ne era allievo, ndr). Questo è l’errore. Non si vogliono domande; non ci si vuole stancare, per servire e mettersi il grembiule della politica”.
Ad un certo punto del ragionamento, Maria non può fare a meno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
“È inutile che venga sventolato il libro di Guglielmo - dice - per fare populismo nelle piazze. Quello è un libro-testamento, perciò chi lo sventola deve avere la responsabilità di saperlo incarnare. Siamo contrari, perciò, all’uso strumentale”.
Non c’è acredine bensì una precisa presa di distanza dal populismo, “che pensiamo solitamente possa essere solo di destra, invece può venire anche da sinistra. E’ un habitus e non una connotazione, quindi non c’è piaciuto che passasse l’idea che Manfredonia è ostaggio di qualcuno”.
Sembra quasi di vedere la scena che racconta subito dopo. “Guglielmo aveva a casa tutte le bozze scritte a mano, anche se lui era un informatico. Scriveva, consultava libri, fonti, bibliografie. Invece c’è chi lo usa in campagna elettorale, ma nessuno si azzarda a spiegarne l’anima”.
Minervini è ricordato come esempio di politica vicina alle comunità e, in virtù di queste capacità, ha motivato e riavvicinato i cittadini alla politica stessa. “Lui andava per i territori e faceva conferenze continue. Erano quasi cenacoli, nei quali si discuteva e da lì poteva anche ricevere la dritta utile per la direzione che doveva prendere la sua politica. Non l’ha mai fatto durante le campagne elettorali, però, ma nel corso dei suoi mandati da Sindaco e assessore”.
Quasi con un sospiro, osserva: “Se non vai tra la gente ad ascoltarla, è difficile che tu possa sentirla restando in una torre d’avorio”.
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