Università, Procura e DIA mettono alle strette la criminalità organizzata. Il ruolo attivo degli studenti

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Una ferma, incessante opera di educazione alla cultura dell’antimafia. L’Università di Foggia affina gli strumenti dell’approccio con i mezzi del metodo scientifico e della partecipazione civile.

Di programma in programma, si assesta sempre di più nella missione che si è data di soggetto attivo su promozione e divulgazione dei saperi disponibili sull’analisi del contesto, sull’efficacia delle risposte di prevenzione e di repressione messe in campo dallo Stato.

Si studia il fenomeno, si prende confidenza con i registri e i codici che caratterizzano dinamiche e processi delle economie e delle istituzioni infiltrate. La gamma di casi sui quali esercitarsi non è esigua, in una provincia che conta ben cinque dei suoi maggiori comuni sciolti per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata.

UniFg stringe alleanze, prima con la Procura della Repubblica, adesso anche con la DIA, anzitutto con la sua specificità di presidio di ricerca, ma non può più bastare anche se si cominciano a raccogliere i primi frutti di un lavoro che viene da lontano e che ha ancora tanta strada da fare: “Le forze dell’Ordine stanno facendo un lavoro straordinario, ma noi abbiamo immaginato un programma di incontri che dia centralità agli studenti, all’interno di una relazione che non deve essere unidirezionale, ma dialogica”.

Con questa premessa ieri il magnifico rettore Pierpaolo Limone ha dato il via ai lavori della prima giornata del programma “La città che vorrei”. Presso l’Aula magna di Lettere gli studenti hanno incontrato il Tenente colonnello Paolo Iannucci, a capo della Dia di Foggia, e le docenti Patrizia Resta e Francesca Scionti, che hanno a lungo studiato le dinamiche del fenomeno mafioso dal punto di vista antropologico. “Qualcosa sta cambiando in questa città. Con l’antimafia sociale, la reazione della società civile si fa sentire, e si fa sentire soprattutto grazie a voi studenti - ha detto nel suo indirizzo di saluto il procuratore capo Ludovico Vaccaro -. Le nuove generazioni stanno dicendo che vogliono una città diversa, una città più libera, dove poter esprimere la propria personalità in sicurezza”.

“Non siamo il settimo cavalleggeri ma stiamo lavorando con coscienza. Presto vedrete i risultati”
“Noi non siamo il settimo cavalleggeri, come qualcuno si aspettava di vedere per le strade di Foggia. Ma lavoriamo in silenzio, con coscienza, e a breve saranno pubblicizzati i risultati di ciò che stiamo facendo”. Era visibilmente emozionato il tenente colonnello Paolo Iannucci, a capo della DIA di Foggia da due anni, intervenuto ieri in qualità di relatore alla prima giornata del programma “La città che vorrei”.

“Mai avrei immaginato di dovermi sedere dall’altra parte della cattedra e parlare a degli studenti universitari” ha esordito nella sua prima uscita pubblica, nell’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici. Il suo è stato un rapido excursus per far meglio comprendere ruolo, competenze, ambiti di intervento dell’organismo istituito nell’ottobre del 1991 nel piano nazionale di strategia della lotta alla mafia.

“La DIA trae la sua origine da una frase che venne riferita al giudice Falcone dagli agenti americani dell’FBI con i quali collaborava “voi siete bravi nel contrasto alla mafia, ma siete disorganizzati”. Falcone allora si mise ad immaginare una nuova architettura investigativa e nacque così la DIA, a cui venne assegnato il compito di diventare il braccio investigativo dell’antimafia in Italia, strutturato con uffici giudiziari distrettuali”.

Attualmente l’organismo - che si occupa anche di antiterrorismo - opera alle dirette dipendenze del capo della Polizia, conta su circa 1400 operatori provenienti dalle 4 forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria), ed è ramificato sul tutto il territorio con 26 sedi di direzione distrettuale.

Gli agenti della DIA in forza all’ufficio di Foggia sono in tutto 22.
“Nel corso degli anni e con l’implementazione del codice antimafia, la DIA ha assunto competenze molto ampie, strutturandosi in tre reparti - ha proseguito Iannucci - . La prima attività è quella di leggere i fenomeni mafiosi sui territori, per restituire una visione quanto più completa e approfondita utile all’implementazione di misure e azioni di contrasto legislative efficaci da parte del Parlamento. Secondo compito della DIA è quello di supportare l’attività amministrativa dei prefetti per tenere le economie locali dei territori lontane da infiltrazioni mafiose. E’ questa la parte che ricomprende il controllo sulle certificazioni delle aziende che vogliono lavorare con la pubblica amministrazione, e il controllo sulla lealtà delle amministrazioni stesse. Nel novero di questi interventi ricadono anche le interdittive, come nel caso dei cinque comuni della provincia di Foggia che sono state colpite da provvedimento di scioglimento. Ed infine propone al procuratore distrettuale l’applicazione misure di prevenzione per attività criminali. Alla DIA sono conferiti forti poteri che autorizzano a fare uno screening sui beni accumulati ed accurate indagini patrimoniali a carico di persone che possono anche venire segnalate in base alla legge antiriciclaggio per operazioni finanziarie sospette”.

In ultimo Iannucci ha citato la funzione squisitamente investigativa sulle organizzazioni criminali, per il perseguimento di reati gravi associativi di tipo mafioso e non. “E’ della settimana scorsa la prima operazione della DIA di Foggia: l’attività svolta ci ha consentito di liberare un imprenditore agricolo che era vittima della morsa usuraia ed estorsiva. Dagli iniziali 5000 euro ottenuti in prestito, era finito a versare 18mila euro al mese ai suoi strozzini, e questo andava avanti da anni e anni. Ritengo molto importante la nostra operazione perché siamo intervenuti in uno dei gangli più vulnerabili e rappresentativi del sistema economico foggiano, vale a dire l’impresa agricola” ha sottolineato Iannucci.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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