E’ bello sapere che la città sta cambiando. E’ bello sperare che si possa alfine cambiare pelle, con i primi segnali di un movimento (dal basso) che prova a disarticolare un sistema che sin qui ha prodotto troppi fallimenti.
Le parole del procuratore capo Ludovico Vaccaro dall’Aula magna del Dipartimento di Lettere sono state inequivocabili, con un riconoscimento al contributo della società civile, alle fresche energie che vengono dall’Università “le nuove generazioni ci stanno dicendo che vogliono una città diversa, una città più libera” ha avvertito il magistrato portando in dote l’esperienza del suo osservatorio privilegiato.
Nuove sensibilità capaci di esprimere sogni e desideri si fanno strada e incontrano l’accoglienza e l’apertura delle istituzioni. Di questo timido inizio di nuova stagione di speranze è anche protagonista lo studente Mirko Bruno, che è stato capace di consegnare una riflessione ben articolata e affatto scontata al cospetto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, venuto a Foggia per inaugurare l’anno accademico.
Generando un moto di idee, di voglia di partecipazione, di rivendicazione di uno spazio di azione e di appropriazione di cui si sentiva da tempo la mancanza. Merito al magnifico rettore Pierpaolo Limone per aver impresso una decisa accelerazione al processo di riconnessione dell’Ateneo al tessuto sociale della città, riducendo le distanze tra mondo della ricerca e dei diritti.
Gli studenti insieme a Mirko avranno adesso il compito di dirci nuove cose e di consegnarci una loro mappa cognitiva e propositiva dei passi da compiere. Se l’operazione funziona si potrà capire anche grazie a loro cosa mettere in salvo dell’esistente - di simbolico e di concreto - anche per liberarci dalla cattiva fama di ultima provincia d’Italia, in cui si fa più fatica a vivere.
La nuova stagione di protagonismo della componente studentesca parte anche grazie all’energia che Mirko Bruno, 23 anni, al terzo anno del corso di studi di consulente del lavoro, ha saputo attivare con il suo ormai famoso e ispirato discorso alla presenza di Sergio Mattarella. Da presidente del Consiglio degli studenti ha annunciato l’inizio di un lavoro su proposte per il cambiamento che esiterà in un documento-manifesto da sottoporre all’attenzione delle istituzioni. L’Attacco lo ha intervistato.
Il suo intervento pare abbia davvero smosso le acque e dato nuovo impulso alla partecipazione degli studenti nei programmi di impegno per la città dell’Ateneo. Si aspettava tutta questa risonanza?
Ho avvertito per intero la grandissima responsabilità che mi era stata affidata. Non è stato facile scrivere il mio discorso perchè pensavo a quanto potessero riconoscersi gli altri studenti nelle mie parole. Io ero uno ma ne rappresentavo più di 20mila e questo è il concetto che deve tenere ben saldo chi rappresenta una collettività. Ho cercato di essere il più possibile sincero con me stesso, di non essere incoerente con quello che penso, e di lasciare dei messaggi. Ho volutamente evitato dati, riferimenti scientifici o didattici, ho cercato di portare dei messaggi che contengono anche i valori che vorremmo far vivere all’interno dell’Ateneo e della nostra città.
La vostra sensibilità si è incanalata nel processo di apertura alla città ed al tema centrale della legalità che sembra essere diventata priorità della terza missione, fortemente sponsorizzata da Limone. E’ un momento proficuo per il vostro attivismo in questo senso...
Siamo fortunati ad avere il Magnifico Limone, io sono alla guida del Consiglio da meno di un anno, ci accomuna un entusiasmo propositivo verso la città, condividiamo la visione che crede nella necessità di portare la competenza, ma anche valori e stimoli positivi da dentro le mura accademiche all’esterno. E’ questa la vera sfida, io ripeto sempre nelle occasioni pubbliche e ai tavoli istituzionali che l’Università non può più crescere se non cresce il territorio. Cioè il nostro valore di crescita si arresta se il territorio non lo segue. Il valore della città rispetto alla componente studentesca è molto importante. E’ anche la filosofia che guida l’impegno dell’associazione a cui appartengo Area Nuova, ogni stimolo positivo parte dal basso, dalla collettività, dai soggetti che esprimono vere esigenze, che formulano giudizi e idee su ciò che li riguarda.
Vi è stata consegnata una delega importante con l’attribuzione di un lavoro programmatico da portare a termine per stilare un manifesto da sottoporre alle istituzioni. Vi sentite pronti a mettervi in gioco per questa scommessa?
E’ la prima volta che questo accade, non c’è mai stato in passato un coinvolgimento così importante per gli studenti. Questa idea ha preso forma insieme al Rettore e al tenente colonnello Iannucci, che dopo il mio discorso all’inaugurazione dell’anno accademico ha voluto congratularsi con noi per quello che avevamo detto ma anche per mostrarci la vicinanza dello Stato. Il suo è stato un gesto per me molto significativo, al di là di ogni vuota retorica, è stato un messaggio importante che ci ha fatto sentire non più soli. A credere nel nostro territorio quando tutti lo danno per sconfitto ci si sente sempre un po' soli. Ma quando senti lo Stato che ti è vicino, nulla ti sembra impossibile. Da lì è nata l’idea di dare una forma alle esigenze ed agli stimoli che saremo in grado di esprimere, per salvare la città. Nella nostra realtà non c’è più solo il bisogno di essere risollevati o di fare meglio, ma proprio di essere salvati.
Come pensate di articolare il lavoro di preparazione del manifesto?
Abbiamo programmato tre laboratori articolati in una prima fase di discussione, la seconda di scrittura e compilazione, la terza di conclusione e definizione del documento che produrremo per essere presentato alle istituzioni. Il tutto avverrà nella maniera più inclusiva possibile. Abbiamo già formalizzato una prima divisione in marcotemi che andranno a preordinare il lavoro: uno sull’educazione con un focus specifico sulle povertà educative, al centro del mio intervento alla presenza di Mattarella; il welfare, con un accenno ai modelli del nord Europa, dove lo Stato si prende cura del cittadino indipendentemente dal suo potere sociale ed economico; economia e sviluppo, guardando alle imprese del nostro territorio che sono essenzialmente agricole ma non solo, in un’ottica di innovazione, diversificazione e di messa a sistema; poi c’è la macroarea su arte e cultura, con la necessità di coinvolgere e comunicare, tema rilevantissimo, forse la mission più importante collegata alla questione della criminalità organizzata, con l’idea che coltivare una passione può salvare la vita e escludere ogni tentazione di cadere nella rete del reclutamento criminoso; sostenibilità e ambiente, altro tema nodale per un territorio come il nostro che vive essenzialmente di ambiente e agricoltura; per terminare con il filone dell’antimafia che abbraccia tutti i precedenti.
Un’ultima curiosità: cosa le ha detto il presidente Mattarella quando l’ha incontrata?
Mi ha rivolto un affettuoso in bocca al lupo, a me personalmente e come componente dell’istituzione accademica. Ho avuto la fortuna di dirgli che dal mio punto di vista Foggia ha una generazione di giovani che ha voglia di fare e di cambiare. Ci ha lasciato con il suo augurio di buon lavoro.
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