Le Giornate nazionali della formazione insegnanti hanno messo a fuoco cinque temi: la riforma del reclutamento, le nuove traiettorie della formazione iniziale e continua, il teaching Learning Center e centri di formazione d'Ateneo, le esperienze e ricerche su competenze metodologiche e didattiche, gli studi e ricerche sulla valutazione. L’importante tavola rotonda si è riunita dal 17 al 19 settembre ed è stata ospitata dall’Università di Foggia ed organizzata con il patrocinio della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).
“Nei nostri corridoi da alcuni giorni c’è un’ibridazione di più eventi”, ha spiegato a l’Attacco il rettore Pierpaolo Limone. Accanto al convegno nazionale degli italianisti, infatti, si sta sovrapponendo un evento a porte chiuse di tutti i prorettori o delegati alla didattica delle università italiane. È una riunione che facciamo a porte chiuse tra una novantina di persone, per ragionare sul futuro della formazione degli insegnanti. I due eventi si collegano perché gli italianisti sono anche loro molto interessati al lavoro dei docenti. Partiamo quindi dalla formazione di professori delle materie umanistiche, per continuare nella giornate di Vieste, a riflettere su come saranno questi percorsi, iniziali e continui, di formazione”. Confronti e riflessioni che hanno visto l’Unifg protagonista, e che hanno avuto inizio con una sessione plenaria presso l’Aula Magna G.Cipriani - Dipartimento di Studi Umanistici. Una tavola rotonda su ‘I gruppi scientifici-didattici e il futuro dell’italianistica’, ha aperto le giornate, che sono poi proseguite nella splendida cornice di Vieste. Esperti e ospiti dell’evento si sono infatti spostati nella città garganica per lavorare su temi specifici nelle Sessioni parallele. Nella seconda giornata due tavole rotonde: una TCL in Italia e una su Digital education hub in Italia.
“Per l’Università di Foggia si tratta di un’ulteriore importante occasione di crescita e confronto sui temi della formazione, che si pongono in continuità con le Giornate dell’Orientamento Universitario svoltesi nel mese di giugno”, scrivono gli organizzatori.“Anche queste giornate, infatti, vedranno l’attiva partecipazione di docenti ed esperti provenienti da tutti gli Atenei italiani”.“Pensare in maniera olistica alla scuola da fare è una sfida difficilissima”, ha aperto la prima giornata Limone. “A fine giugno aspettavamo un decreto che non è arrivato. Ma questo è un tema caro che riguarda tutto il paese e la sua tenuta democratica, non solo la tenuta delle nostre discipline. La funzione dei docenti è preziosa, e negli ultimi anni, con la possibilità data a tutti di entrare comprando i famosi 24 Cfu, non si è data dignità all’istituzione e al ruolo dei professionisti che operano al suo interno”. E ha continuato. “I nostri lavori cercheranno di ricordare ai ministri che questo mestiere si fa coinvolgendo le parti e nell’interesse generale. Si tratta di un campo da presidiare in cui tutti siamo chiamati alla corresponsabilità”. Poi conclude: “Il fatto che questo evento si svolga nel mio Ateneo mi riempie di gioia. La nostra è un’università aperta e accogliente, e lo sarà sempre”. E Mauro Tulli, dell’Università di Pisa, ha continuato discutendo del futuro e dell’intero sistema universitario. Al centro del suo lunghissimo intervento, anche le leggi, i ministri, il Cun e l’importanza di affinità ed attinenza scientifica e culturale. “Al centro del nostro incontro c’è la legge 79”, ha esordito. “Una legge che affronta tanti processi del sistema di formazione e del mondo universitario. Si tratta di una norma difficile da consultare, che richiede conoscenza del passato ed esperienza tecnica. Dalla precisa conoscenza del passato deriva la divisione semantica dei termini. I decreti attuativi annunciati saranno seguiti da noi in maniera attiva”. “Voglio specificare l’orientamento comune dei nostri indirizzi scientifici e disciplinari. Sono distinti e solidali. Solidali perché abbiamo forti intersezioni, tanto da essere seduti al medesimo tavolo”, ha affermato Giuseppe Langella, dell’Università Sacro Cuore di Milano. “Sarebbe impensabile occuparsi di letteratura senza strizzare l’occhio alle mille relazioni globali. Ci sono ragioni obbiettive che ci accomunano e forti interessi di politica accademica. Abbiamo da preservare e far crescere un’area di saperi che può essere tutelata e promossa attraverso la distinzione. Non dimentichiamo che laddove si decide è importante essere in tanti”. Alle 14 poi gli accademici si sono spostati in autobus alla volta di Vieste, per le Sessioni parallele e una discussione su La riforma del reclutamento insegnanti e studi e ricerche sulla valutazione, oltre a molto altro.
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