Cambio in Ubik, i giovani dipendenti diventano titolari

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il 3 novembre del 2007 veniva inaugurata la libreria Ubik, alla presenza di scrittori del calibro di Antonio Manzini (creatore del personaggio letterario del celebre vicequestore Rocco Schiavone, ormai un mito del giallo italiano) e di Niccolò Ammaniti (Premio Strega in quello stesso anno per “Come Dio comanda”). Di lì in poi la libreria Ubik, sotto la guida di Michele Trecca e Giovanna Draicchio, sarebbe diventata un’istituzione culturale del capoluogo dauno, un pezzo importante di democrazia cittadina, grazie all’innovativa concezione di libreria che ha sviluppato nel tempo, inanellando una serie di iniziative di successo e ospitando, per serate letterarie e presentazioni di volumi, i più grandi scrittori italiani, ancor molto tempo prima che assurgessero alla notorietà internazionale (dimostrando in questo, la direzione artistica di Ubik, grande fiuto) come nel caso dell’ultimo premio Strega per “Spatriati”, Mario Desiati.

Desiati che ha calcato diverse volte il palco di “Fuori gli Autori”, tra le kermesse che hanno più di tutte contraddistinto l’attività di divulgazione letteraria di Ubik. La quale ha anche tirato fuori dal cilindro del suo staff il romanzo “L’uomo che vendette il mondo” (edito per i tipi di Scatole Parlanti) di Alessandro Galano (libraio e responsabile dell’ufficio stampa della libreria in via Lanza) a dimostrazione del talento e della competenza di settore che anima le maestranze di Ubik.

Un luogo, insomma, che, grazie ad un’infaticabile passione e amore per la cultura condivisa, ha in qualche modo segnato, propiziandoli, i destini letterari di scrittori e lettori non solo del capoluogo dauno, ma dell’Italia intera. Un luogo grazie al quale è nata anche l’ultima creatura festivaliera della città: e cioè “Fuori i Poeti”, affidata alla direzione artistica del talentuoso Antonio Bux, in collaborazione con la rivista “Avamposto” e la Magna Capitana. In una comunità che di poesia ha tanto bisogno.

Ora quel luogo denso di luce passa nelle mani dei suoi storici ma giovani ex dipendenti. Che promettono di continuare al meglio la sfida culturale e imprenditoriale gestita 15 anni fa dalla rara intuizione (divenuta una grande realtà) di Draicchio e Trecca. 

Trecca, lei ancora molto dinamico per andare “in pensione”, perché ha deciso di lasciare l’impresa?

Si è trattato di una scelta dettata da ragioni familiari: insieme a mia moglie conto di raggiungere mio figlio a Roma, dove vive e lavora ormai da anni. Sento il bisogno affettivo di rimediare alla distanza che ci ha tenuto lontani per così tanto tempo.

Come nasce Ubik?

Dall’entusiasmo e da un’idea di Giovanna Draicchio, che non conoscevo e che attraverso amicizie in comune mi contattò per propormi il progetto. Ho sempre avuto a che fare con una certa operatività culturale: anche prima di iniziare l’avventura di Ubik ero impegnato in attività di promozione letteraria. Dunque nel progetto di una simile impresa libraria intravidi la possibilità di imprimere ulteriore forza ad una mia personale attitudine, nonché pratica di vita, che già di fatto esistevano. Ho così sposato da subito l’idea di Giovanna, affiancandola in questo progetto che, devo dire, all’inizio non è stato neppure facile realizzare.

Cosa hanno significato per lei 15 anni di una simile attività libraria?

Ho sempre avuto un’idea militante della cultura e della lettura, nel senso che, a mio modo di vedere, non devono esaurirsi tra lo spazio privato delle mura domestiche. Credo che chi ha davvero questa passione debba trovare il modo di condividerla con gli altri anche soltanto per accrescere il proprio piacere. Per me Ubik ha rappresentato la possibilità di fare della letteratura uno strumento di relazione con gli altri. In quest’ottica è stato un lavoro per me molto gratificante.

Tracci un bilancio della vostra impresa, dalla nascita ad oggi.

Sin da subito abbiamo affermato un’idea di libreria come luogo di incontro, punto di snodo di interessi collettivi, come fosse quasi una piazza. E, infatti, oltre alle iniziative organizzate da noi direttamente, nel tempo, abbiamo anche ospitato associazioni e sviluppato collaborazioni con scuole, enti, istituzioni, per creare una rete importante e avervi al contempo una posizione centrale, in termini di contributo operativo alle tante forze culturali cittadine. Ecco che, dunque, negli anni abbiamo sviluppato le più svariate collaborazioni con importanti rassegne e realtà del territorio: da “Musica Civica” all’Università degli Studi di Foggia, solo a titolo esemplificativo. Tra le diverse sinergie sono particolarmente orgoglioso, poi, del rapporto che abbiamo intessuto e rafforzato con la Biblioteca regionale la Magna Capitana: una sintonia che è diventata una vera e propria fratellanza, attraverso cui abbiamo potuto portare avanti iniziative in piena collaborazione, dall’ideazione all’allestimento. Come l’ultima, recentissima, e cioè “Fuori i Poeti”, affidata alla forza dirompente di Antonio Bux (giovane poeta foggiano insignito di premi e riconoscimenti nazionali e definito da autorevoli riviste di settore “uno dei poeti più interessanti della sua generazione”, ndr) con il quale ci eravamo da tempo ripromessi di organizzare una simile rassegna. Una manifestazione che ho fortemente voluto sin dall’inizio e, proprio per questo, mi fa piacere che la mia ultima partecipazione alla vita culturale di Ubik e de la Magna Capitana sia stata in occasione della straordinaria presenza di Vivian Lamarque (autrice tra i più grandi poeti viventi, ndr) ospitata da ‘Fuori i Poeti’. In definitiva, si tratta di una kermesse che credo avrà un seguito molto gratificante, perché poggia su forze solide, le quali, dopo averla ideata e allestita nella sua prima edizione, la porteranno avanti con convinzione.

Dalle nostre parti, oggi si legge di più o di meno rispetto al passato? Quali trasformazioni ha avuto l’utenza del mercato librario nel frattempo?

Mi spiace ricordarlo, ma i dati attinenti alla Puglia, senza eccezione fatta per la nostra provincia, non sono confortanti: indicano ancora un ritardo di lettura rispetto ad altre realtà del Paese come, per esempio, le regioni del nord Est. Ma, al di là di ciò, resto assolutamente convinto che a Foggia vi siano energie culturali prorompenti e creative. In libreria ho sempre visto tantissime persone animate da una profonda passione per la lettura ed io stesso ho potuto imparare molto da queste persone, dalle loro esperienze di lettura che spesso ci restituivano frequentando Ubik. Ultimamente, inoltre, superato l’impatto dell’‘e-book’, c’è un significativo ritorno dei giovani in libreria. Ciò anche grazie al fatto che abbiamo saputo tenere testa alla concorrenza dell’on-line offrendo gli stessi vantaggi. I giovani, in realtà, sono sempre stati una quota importante del mercato librario, ma, ultimamente, affollano molto più di prima i nostri scaffali, anche sull’onda delle sollecitazioni che ricevono via social. Il che, a differenza di quanto si riteneva in passato, fa delle piattaforme social uno strumento sempre più utile a promuovere la lettura e non, invece, canali in concorrenza con la fruizione libraria. Certo, dai social arrivano input di tutti i tipi, spesso rispetto a letture frivole. Ma, d’altro canto, non è neppure così raro che i ragazzi giungano a frequentare letture più impegnative e di qualità proprio grazie alle nuove piattaforme tecnologiche di comunicazione e promozione.

A Bari, movimenti di promozione della lettura, come, ad esempio, i Presidi del Libro, sono arrivati ad esprimere classe dirigente (vedi l’assessora comunale alla Cultura Ines Pierucci). Perché a Foggia non accade lo stesso?

Perché credo che a livello locale sussista ancora un’idea vecchio stampo di classe dirigente. Come se il governo della città dovesse essere rappresentato sempre e comunque da uno specialismo in qualche modo avulso dalla comunità. Come se in capo all’amministrazione della cosa pubblica dovessero esserci per forza competenze specialistiche che prescindono dalle realtà vive della società civile. Come se la rappresentanza amministrativa debba essere esclusivamente ambito di competenza al di sopra del piano ordinario della società civile e della sua vita quotidiana, che, così, non viene mai percepita, quindi, come prezioso bacino da cui, invece, attingere per esprimere classe dirigente. Ubik, nel suo piccolo, si è sempre sforzata di essere strumento propulsivo di movimenti socio-culturali e risorse umane che potrebbero sostenere il progresso della città. Perché resto convinto che a Foggia esista una società civile con un grande potenziale. Una società civile che la nostra libreria ha sempre tentato di far emergere, ma che non trova modo di assurgere a forza di governo cittadino. In Ubik, per esempio, ho spesso registrato una grande voglia della comunità di esprimere coscienza civica e senso di appartenenza. Manca ancora, però, un elemento catalizzatore forte, una forza catalizzatrice di una simile volontà, che c’è e preme. Non so dire se prenderà corpo a breve o se la prossima esperienza politico-amministrativa della città sarà ancora una volta un appuntamento mancato da questo punto di vista. Io, però, vedo le energie socio-culturali del capoluogo dauno come un vulcano in ebollizione, qualcosa che prima o poi eromperà e si farà largo tra la classe dirigente. In sostanza, troverà fisiologicamente il suo sbocco, la sua via, pur se ci dovesse volere ancora un po’ di tempo. Per il momento, però, non vedo ancora dinamiche locali che manifestino volontà di attingere, in maniera strutturata, alle forze vive e propositive della cultura foggiana per affidare loro ruoli dirigenziali.

Quale il rapporto di Ubik con le amministrazioni comunali avvicendatesi nel tempo?

In qualche occasione abbiamo registrato la lucidità di affiancare le nostre iniziative, ma, a dire il vero, nulla di più. Le collaborazioni della libreria con l’istituzione comunale erano anche riprese negli ultimi anni, quando abbiamo avuto, in qualche occasione, il supporto dalla ex assessora alla Cultura Anna Paola Giuliani (amministrazione Landella, pre-commissariamento di Palazzo di Città, ndr). Ma, ripeto, parliamo di esperienze circostanziate.

Trecca, non ha mai pensato di scendere in prima persona nell’agone politico locale?

Ho grande passione e attenzione per la politica. Mi piace seguirla, discutere, confrontarmi su temi politici, perché credo che la politica sia una dimensione fondamentale della vita di una persona. Non riesco a concepire che non ci si interessi e non ci si confronti su di essa. Ma non ho mai pensato di esserne interprete diretto, se non da ragazzo, preso com’ero dai miei furori estremistici, che poi ho realizzato essere forieri di cantonate. Errori che, dunque, non ho più voluto ripetere in seguito. Credevo in una serie di cose che, in realtà, si sono rivelate infondate. Pur tuttavia rivendico quella passione giovanile perché era animata da grande generosità e dalle migliori intenzioni. Da allora non ho avuto mai più occasione di misurarmi direttamente con la politica.

Ma la cultura a Foggia, secondo lei, è ancora espressione o appannaggio di una cerchia ristretta?

Al contrario. La cultura è estremamente viva e diffusa in città. Penso al florilegio dei nostri teatri. O alla Biblioteca la Magna Capitana, dove ritrovo sempre una marea di persone, tra cui molti giovani. Tutti gli ambiti culturali della nostra città compiono e sviluppano percorsi importanti. Anche grazie al fermento rappresentato dalle attuali realtà di informazione, tra cui, non lo dico per piaggeria, testate come l’Attacco, che resiste da tanto tempo, cosa non scontata, e che rappresenta un’ulteriore espressione della notevolissima vitalità culturale del nostro territorio. Il rammarico, ribadisco, è che il corpo politico-amministrativo resti ancora troppo separato da tutto questo, come se ci fosse una sorta di tappo tra il governo della città e le grandi energie della società locale, che invece dovrebbero fisiologicamente avere un approdo nel governo della cosa pubblica. Ma, mi ripeto ancora una volta, sono fiducioso per il futuro, prima o poi tutta questa forza eromperà. La sfida è tradurre e integrare queste energie nella vita amministrativa. L’auspicio è che la vita culturale cittadina non resti chiusa in se stessa, ma tracimi e inondi la nostra quotidianità di vita, facendosi portatrice sana di quei valori e di quella sensibilità che si possono ricavare attraverso la lettura.

Come è cambiata Foggia dall’esordio di Ubik ad oggi?

Quando abbiamo iniziato non c’era un buco libero, quanto a locali commerciali, in cui poter avviare l’attività. Soltanto per individuare il primo spazio in cui ci insediammo ci volle un anno di tempo. Ma quello spazio era insufficiente per l’idea di libreria che avevamo. Così ci spostammo nella sede in cui siamo tuttora. Ed anche lì, ci vollero mesi di ristrutturazione per renderla idonea alle nostre esigenze. Adesso, invece, c’è una grande disponibilità di locali in pieno centro cittadino. Questo è un semplice esempio per fotografare in modo eloquente il cambiamento, in termini produttivi ed economici, che la città ha dovuto soffrire in questi 15 anni. E tuttora soffre. Tante attività, nel tempo, hanno chiuso, a testimonianza di un sorta di tracollo economico o, comunque, di una notevole difficoltà nel mantenere in piedi gli esercizi commerciali. L’impresa della ripresa, per un’attività come la nostra, è stata anche quella di riuscire a superare difficili momenti di crisi diffusa.

Non avete mai temuto che un’impresa culturale come quella di Ubik potesse andare incontro al fallimento in una città come Foggia?

Quando abbiamo aperto eravamo consapevoli delle sfide e delle incognite insite nel nostro progetto, ma, spinti dalla passione che ci animava, lo abbiamo fatto con grande disinvoltura. Sapevamo che avremmo potuto affrontare momenti delicati, come infatti è accaduto nel corso del tempo. Ma eravamo talmente convinti di ciò che stavamo facendo che, sia io sia Giovanna, eravamo pronti a sopportare in prima persona eventuali difficoltà. Tra l’altro, quando ci trasferimmo dalla prima sede a quella attuale, il canone di fitto del locale fu molto più oneroso, ma il nuovo spazio era più idoneo per il tipo di attività che avevamo intenzione di svolgere e quindi vi abbiamo investito su. E dopo 5 anni lo abbiamo ulteriormente ristrutturato. Ci credevano e siamo felici di esserci riusciti. Lasciamo una libreria in condizioni di assoluta solidità, anche economica, pur in una fase di grave crisi generale.

La ha citata all’inizio dell’intervista. Ma chi è, più nel dettaglio, Giovanna Draicchio per Ubik e per Michele Trecca?

Giovanna è una persona squisita, che ha messo in questa impresa la mia stessa passione. Siamo stati complementari: lei è stata l’amministratrice della società. E lo ha fatto con grande competenza, attenzione e rigore. La sua è stata un’attività fondamentale che ha permesso alla libreria di far quadrare egregiamente i conti.  Un’attività, quella gestionale di una libreria, molto complessa, che io, non immaginavo tale, avendo sempre avuto un’accezione romantica della cultura. Lei, tra l’altro, fu la prima a credere nella necessità di colmare uno spazio vuoto in città con un’attività che mancava nel panorama culturale foggiano. E, benché io avessi avuto esperienze precedenti con la libreria Minerva, non mi ero reso conto di quanto pesasse questo vuoto in città. Giovanna, quindi, ebbe un’intuizione significativa, dettata dal suo amore per la lettura e per la cultura in genere.

Come vede il futuro della libreria in mano ai suoi giovani ex dipendenti, ora titolari?

Sono ragazzi che hanno formazione, esperienza, passione. In sintesi, posseggono tutti gli strumenti umani e professionali per continuare l’attività nel migliore dei modi.

Trecca, il suo è un addio o un arrivederci a Foggia?

Sono e sarò sempre foggiano, il mio amore per Foggia resterà immutato. Così come il mio impegno letterario: ho ancora collaborazioni in piedi e continuerò a coltivarle anche a distanza. Anche a distanza continuerò a seguire e a promuovere le vicende culturali della mia città.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet