Famiglie si sentono sempre più sole, povere e spaventate “Genitori e figli hanno bisogno di essere ascoltati”

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Un’occasione per riflettere sulle difficoltà delle famiglie e per illustrare quali sono gli strumenti utilizzati da parte degli operatori e istituzioni per contrastarle: questi i temi del convegno “Adulti si diventa. Regressione come ripartenza” tenutosi venerdì 19 maggio nella sala consiliare del Palazzo di Città di Cerignola nell’ambito della Festa della Famiglia.

I saluti iniziali sono stati portati da Maria Dibisceglia, Assessora comunale al Welfare e Presidente del Coordinamento Istituzionale dell’Ambito Territoriale di Cerignola; Rita Specchio, coordinatrice del Centro servizi per le famiglie “Giovanni Paolo II”; Rita Barone, Assessora regionale al Welfare. Ad intervenire sul tema sono stati Silvia Raschini, referente del progetto “Humus” e membro della Cooperativa sociale “San Riccardo Pampuri”; Giuseppe Vinci, psicologo terapeuta; Viviana Traversi, psicologa; Daniela Conte, responsabile Ufficio di piano dall’Ambito Territoriale di Cerignola.

Psicologi, operatori del settore, amministratori e scolaresche hanno avuto modo di confrontarsi sulle criticità che i nuclei familiari devono affrontare quotidianamente: precarietà lavorativa, bullismo, emarginazione sociale e altre ancora. Tutte queste difficoltà contribuiscono alla formazione di quella vera e propria emergenza che si chiama povertà educativa, un’emergenza che coinvolge sia i genitori (che si sentono inadeguati a eseguire i propri compiti) sia i figli (che si sentono abbandonati a loro stessi e cadono prede del fenomeno del bullismo, a volte come vittime a volte come carnefici). La povertà educativa è inevitabilmente connessa alla povertà materiale. A tal proposito, due dati sono emersi in maniera inequivocabile: rispetto al 2020, la spesa dei comuni italiani per contrastare la povertà è cresciuta del 72%; inoltre, rispetto al 2018 le richieste di aiuto da parte delle famiglie italiane sono aumentate del 35%.

“Nell’Ambito Territoriale che raggruppa i comuni di Cerignola e dei 5 Reali Siti, le richieste d’aiuto da parte delle famiglie sono tante ma sostanzialmente sempre le stesse – ha spiegato Maria Dibisceglia – Queste riguardano soprattutto la povertà economica e il disagio abitativo, con spropositati costi degli affitti che moltissimi non riescono più ad affrontare. Viste la povertà diffusa e le politiche governative che a breve cancelleranno il reddito di cittadinanza, saranno i comuni ad avvertire maggiormente queste problematiche”.

Decisivi diventano dunque gli strumenti che vengono messi a disposizione degli enti locali. Uno di questi strumenti è il progetto “Humus”, nato in seguito alle istanze poste dal Piano Regionale delle Politiche Familiari 2020/2022. Il progetto ha come scopo la realizzazione del Piano attraverso percorsi di formazione degli operatori del settore. In questo modo, si potranno rendere più omogenei e dunque più efficaci le metodologie e i mezzi d’intervento diretti al sostegno dei genitori e alla tutela dei minori.

Come ha spiegato Silvia Raschini, referente del progetto, il programma che si vuole mettere in atto vede coinvolte ben sei realtà del Terzo Settore e “si sviluppa mediante quattro linee d’azione: implementazione del sistema di monitoraggio qualitativo e quantitativo; formazione, aggiornamento e supervisione delle competenze professionali; promozione del protagonismo delle famiglie e costruzione di alleanze pubblico – privato; monitoraggio e messa in rete delle esperienze più significative in materia di accoglienza familiare e prevenzione dell’istituzionalizzazione”. Il progetto, estremamente articolato e complesso, parte nel corso della sua prima fase dalla “creazione di una cartella sociale digitalizzata dedicata ai minori in modo da poter stendere un report che includa i vari ambiti territoriali. Verrà anche effettuato un monitoraggio delle famiglie così da poter mappare i servizi ad esse fornite. Quindi, si procederà a un’analisi qualitativa e quantitativa dei servizi stessi”.

Cardine del progetto sono gli operatori, destinatari nella seconda fase di un’opera di formazione che ha il fine di porli nelle condizioni “di svolgere meglio il proprio compito”. Da qui, si procederà in terza fase a “mappare le esperienze dei centri per le famiglie presenti nei territori” e infine, in quarta e ultima fase, a “rilevare le pratiche attuate dagli operatori. Gli ambiti territoriali saranno monitorati per individuare i loro punti di forza e le loro criticità allo scopo di rafforzarli”.

“Come si diventa adulti? Attraverso l’esperienza e attraverso ciò che si apprende dal contesto a cui si appartiene – dice a l’Attacco Rita Specchio, coordinatrice del Centro servizi per le famiglie “Giovanni Paolo II” di Cerignola – È importante che vengano poste basi solide ed è per questo motivo che questo convegno parte dalla regressione che, durante l’adolescenza, porta al distacco dai genitori a causa del conflitto generazionale. Le famiglie si sentono sole e hanno bisogno di sostegno. I genitori non si sentono più in grado di fare da guida ai propri figli e, in questo senso, il nostro centro per le famiglie fornisce uno spazio che permette loro di comunicare i dubbi e le difficoltà che con cui devono scontrarsi tutti i giorni”, conclude Specchio.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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