Ospiti via da casa di riposo Anna Rizzi. Forum l’Attacco con ragazzi Galilei-Moro: “Giù le mani dagli anziani”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Manca la capacità d’ascolto. Anzi, a voler essere più precisi, è del tutto assente il desiderio di ascoltarli. Basta dire dei ragazzi che sono “la generazione di domani” ed ogni loro pensiero viene liquidato con sufficienza e passa in secondo piano, nell’attesa di un giorno lontano. Semmai arriverà. Eppure l’esempio che viene dai giovani che frequentano il Liceo Scientifico e Classico Galilei - Moro di Manfredonia dovrebbe almeno far riflettere. Hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante nella vita della propria comunità, attraverso una lettera aperta rivolta a politici, docenti, credenti, professionisti e associazioni. Si sono prima informati, poi hanno riflettuto, discusso e scambiato idee. Infine, sono usciti fuori dai confini (stretti) del loro istituto scolastico, riuscendo a generare una discussione in città. La notizia della ormai prossima chiusura della Casa di riposo A. Rizzi li ha “indignati e feriti”, tanto da scrivere una lettera alla città. “La scriviamo come studenti, ma soprattutto come cittadini, nipoti di tanti nonni e anziani che presso tale struttura hanno trovato, per circa un secolo, un ambiente familiare e accogliente per vivere con dignità l’ultima stagione della loro vita”.

I ragazzi invitano tutti “a lasciare da parte i nostri interessi privati e occupiamoci di un’emergenza che riguarda tutti. Spesso ci dite che non dobbiamo pensare solo a noi. Ecco, dateci l’esempio. Dimostrate ora quando siete credibili. Dimostrateci che vale la pena crescere e diventare adulti”. 

“Giù le mani dai nostri anziani - il loro monito perentorio –. I giovani salvano i nonni”. 

Senza un vero preavviso, l’Attacco è andato a incontrare i ragazzi del triennio - guidati dal generoso e disponibile professore Michele Illiceto – per ascoltarli direttamente. Si è invece generato con loro un forum di discussione tanto improvvisato quanto ricco di spunti. 

Un momento di ascolto spontaneo, di confronto senza ipocrisie e luoghi comuni. Una boccata di ossigeno. Puro e vero. Come sono i giovani.

 

“Se qualcuno ci ascoltasse davvero e prendesse sul serio ciò che diciamo, tante cose andrebbero probabilmente meglio”

Vi aspettavate l’eco mediatica che ha ricevuto la vostra lettera aperta?
In tutta sincerità, no. Però abbiamo notato che si è alzato un polverone, perciò riteniamo di essere riusciti nel nostro intento. E non possiamo nascondere di esserne soddisfatti.

Quali sono le riflessioni che vi hanno portati a vivere questa esperienza, sicuramente inedita?
Ognuno di noi, se avesse avuto un nonno o un parente costretto a vivere questa situazione, si sarebbe sicuramente mobilitato. Gli anziani che non hanno parenti vengono invece quasi emarginati, mancando l’interessamento verso un problema che non è di una persona singola ma dell’intera comunità. Avere gli anziani come punto di riferimento può farci crescere, tutti. In questa società, manca molto l’empatia.

È nata all’improvviso, l’empatia, oppure è qualcosa già presente che è emerso in maniera più evidente nel caso specifico degli anziani?
C’è. E c’è sempre stata. Bisogna solo scavare e trovarla. 

La scuola e la cultura scavano, per far emergere mondi nascosti. L’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, vengono utili per ritagliarvi la strada che porta a vivere la città da protagonisti? 
All’inizio, ci era sembrato un problema molto lontano da noi. Ci siamo invece resi conto che ci riguarda in prima persona, perché quegli anziani potrebbero essere nostri parenti o anche noi stessi. È successo tutto molto velocemente, ma ci ha fatto capire che anche noi possiamo fare qualcosa.

C’è una gioventù che la città non conosce, se non attraverso ripetuti luoghi comuni che non le rendono giustizia?
Anche noi abbiamo adeguata maturità per occuparci di determinati problemi, anche se chi è più grande di noi non lo pensa spesso.

Vi si addice l’etichetta ‘generazione del futuro’ che vi viene solitamente attribuita?
La società odierna lascia pochissimi spazi ai giovani. È veramente difficile far sentire le proprie idee e la propria voce, visto che agli adulti risulta particolarmente difficile permettercelo. Secondo loro, esporsi su un problema equivale a farsi i fatti degli altri e prendersi preoccupazioni che non sono nostre. Purtroppo viviamo in un mondo di adulti, che è fatto per gli adulti. Il futuro si crea giorno per giorno e, se non siamo noi stessi a crearlo, non lo farà nessuno al posto nostro. Siamo la generazione di oggi, che in futuro non avrà niente. Se qualcuno ci ascoltasse davvero e prendesse sul serio ciò che diciamo, probabilmente tante cose andrebbero meglio.

Avete citato l’Elogio alla democrazia di Pericle e La società individualizzata di Baumann come alcune delle vostre ‘palestre’ di cittadinanza. Interessarsi delle cose della città è un passo. Vi sentite parte della comunità cittadina?
È stata come una sorta di preparazione in vista di quello che potremo fare tra qualche anno. Al momento, è come se ci fosse una specie di classifica: il più grande viene ascoltato sempre, indipendentemente dal valore di quello che dice, mentre noi ragazzi siamo tenuti ai margini. C’è questa presunzione, forti del ‘noi abbiamo qualche anno in più’, però ci stanno lasciando un mondo senza ampie prospettive per il futuro. Un mondo che non è più mondo, con la presunzione di chi pensa di sapere già tutto e non ci lascia margini per cambiare le cose con i fatti.

Oltre agli anziani, c’è una vicenda parallela ma distinta che interessa i lavoratori di quella struttura.
Abbiamo parlato della vicenda dell’Anna Rizzi anche nei nostri ambiti famigliari, con i nostri genitori. In questo modo, abbiamo saputo che ci sono molti lavoratori che non percepiscono adeguate retribuzioni. Adesso rischiano di restare senza lavoro, ma prima non è che se la passassero un granché bene. Eppure dietro ogni lavoro c’è prima di tutto una persona, e il primo articolo della nostra Costituzione specifica proprio che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro.

Come alcuni di voi hanno studiato quest’anno, c’è un filo conduttore lungo i primi 12 articoli della Costituzione: la visione dell’uomo come persona. C’è un nesso, quindi, con le vostre più recenti riflessioni?
Sì, perché ognuno di noi deve essere riconosciuto in quanto individuo. Nel terzo articolo, per esempio, viene riconosciuta a tutti la possibilità di esprimere liberamente la propria identità. Nell’ottavo, poi, viene riconosciuta a tutti la facoltà di esprimere liberamente i propri convincimenti. In una società dove tutti possono esprimere le loro idee, ognuna di queste assume un valore ancora maggiore.

Qualcuno di voi ha mai fatto visita o incontrato gli anziani dell’Anna Rizzi?
C’è chi di noi ha avuto la fortuna di conoscerli, perché nel gruppo degli scout o con la banda musicale. Con quest’ultima, quando ci si reca da loro nell’occasione delle festività, cerchiamo di regalare qualche minuto di allegria e spensieratezza a quei ragazzi. Sì, ragazzi perché la felicità che mostravano era quella di noi giovani. Anche se un po' soffrivano quando la banda andava via.

E i lavoratori della struttura?
Sì e ci hanno colpito le persone che si prendevano cura degli anziani, molto attente e premurose nei loro confronti. La sensazione che trasmettevano era di felicità per il lavoro che fanno. Un lavoro che risulta difficile preservare e ancora più difficile ritrovare quando si comincia ad essere più avanti con gli anni. Nonostante ci fossero alcune situazioni piuttosto complicate da gestire, loro erano sempre con il sorriso in volto e la gioia di fare quello che dovevano. In fin dei conti, non stiamo solo lavorando quando ci occupiamo degli anziani. Piuttosto stiamo facendo qualcosa che in un certo qual modo ci torna indietro. 

Dopo l’appello pubblico, ci saranno altre iniziative?
Questa ha prodotto l’apertura di una discussione in città. Estenderemo l’iniziativa alle altre scuole. Faremo una raccolta firme in piazza e gireremo per i condomini e le parrocchie. Abbiamo appena lanciato una campagna simbolica per la donazione di 1 euro per gli anziani dell’Anna Rizzi. Noi lo facciamo per primi, per smuovere le coscienze della città. Così facendo, vogliamo che emerga un messaggio: ognuno deve fare la sua parte, a modo suo e con le proprie risorse economiche e di partecipazione attiva.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet