Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha suscitato un’onda emotiva senza precedenti con l’opinione pubblica italiana unita e solidale che ha espresso in modo chiaro e inequivocabile: “Non una di meno”. Non servono nuove leggi, basta applicare quelle che ci sono – come la legge 19 luglio 2019 ("Codice Rosso") che rafforza la tutela di tutti coloro che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti – e muoversi sul binario dell’educazione, della formazione, dei buoni esempi. Non a caso, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara ha presentato un piano di “Educare alle relazioni”, o all’affettività, mettendo a disposizione 15 milioni di fondi Pon, all’inizio sarà su base volontaria ed extra curricolare. Ma ci sono associazioni del Terzo Settore e gli oratori delle parrocchie che fanno questo da tempo e, in particolare, se c’è un sodalizio in cui l’idea dell’educare è alla base dell’organizzazione è lo scoutismo, come fatto notare all’agenzia Vita. Lo scautismo, in Italia, fa registrare numeri importanti, che raccolgono oltre 220.000 scout e guide esprimendo metodi e concetti come la “coeducazione” nell’Agesci, che da mezzo secolo fa crescere insieme ragazzi e ragazze con proposte educative da vivere in comune, cioè nella filosofia dello scoutismo.
A l’Attacco, lo spiega Michele Dell’Edera, che insieme a Giusy Di Battista, è responsabile Agesci Alto Tavoliere: “Da quando l’Agesci è nato in Italia, nel 1974, la forma di coeducazione, cioè bimbi e bimbe, ragazzi e ragazzi, vivono insieme in modo da testimoniare con i fatti la corresponsabilità, al netto delle sensibilità di ognuno. Già dai lupetti, alle coccinelle, passando per le guide e le scolte, si vive insieme, in modo da completarsi e rispettarsi reciprocamente. Si cresce insieme, con vantaggi non solo educativi perché si vivono le stesse esperienze e con la stessa sensibilità. Nessuno prevarica su nessuno, nel senso che c’è la sostanziale parità, anche nelle azioni. L’unica differenza, se proprio la vogliamo cercare, è l’età nel senso che i più piccoli dormono, durante i campi estivi, nella stessa struttura, mentre dagli adolescenti in poi, si dorme separatamente”.
Le conclusioni di Dell’Edera: “Lo scautismo è una lezione di vita per tutti; in Agesci ‘l’educazione all’affettività’ si applica da mezzo secolo, non porta a tabù, a pregiudizi, e la crescita che i bambini e i ragazzi fanno nel percorso è serena. Lo stare insieme senza differenze e nel pieno rispetto è lo stile di vita: non ci sono stereotipi; non ci sono azioni tipicamente maschili o femminili. I ragazzi vivono il loro tempo, conoscono le dinamiche giovanili e sono molto consapevoli di quello che gli accade intorno”.
Non a caso, sabato dalle ore 16.00, nella tensostruttura “Io gioco legale”, a San Severo, in via Fortore, l’Agesci Alto Tavoliere organizza l’incontro, aperto a tutti: “Costruiamo insieme alleanze educative”, anche per ricordare Giulia, si parlerà di relazioni etiche, sane, non violente ma da fare insieme. Altra testimonianza scout è quella di Giuseppe Romano, vice presidente dell’associazione Assoraider San Severo 2: “La base dello scautismo di sir Baden Powell è un modello che ci porta ad essere cittadini del mondo, per un mondo migliore. È la formazione educativa, nell’originalità e null’unicità di ogni individuo; nello stare insieme, nel rispetto del creato e senza guardare a sesso, razza e religione. Il nostro volontariato, lo faccio da 28 anni, si basa sul rispetto reciproco, sul togliere i ragazzi e le ragazze dalla strada – considerando le nostre realtà – e dargli, come diciamo noi, una ‘seconda famiglia’, quella associativa. A volte, per alcuni, diventa un vero punto di riferimento, per un percorso di cittadinanza vera e formativa”.
Romano entra nel merito: “La questione dell’educazione affettiva e della coeducazione è maggiormente avvertita, oggi, perché lo stare insieme non porta all’isolamento e all’iper connessione, ascoltare o vedere qualcosa di sconcio in famiglia. Gli scout rigettano ogni forma di differenza di ruoli o incarichi – ha precisato Romano – perché nei campi estivi, raccogliere la legna, montare le tende, cucinare, lavare i piatti, viene fatto da tutti e senza distinzioni, ma solo nelle turnazioni. L’esperienza scout non si fa sui libri ma la si vive nella pratica. Ed ecco che il Terzo Settore diventa un modello positivo con cui collaborare e che può fare rete con la scuola. Noi capi abbiamo grandi responsabilità, proprio perché siamo d’esempio agli altri”.
Leitmotiv ripreso da Giuseppe Dell’Oglio, senior del Cngei: “Noi scout abbiamo anticipato da oltre mezzo secolo il discorso dell’educare all’affettività. I ragazzi e le ragazze sono abituati a vivere insieme e rispettarsi, portandosi quest’esperienza formativa nella vita di tutti i giorni. Il crescere insieme non porta differenze e violenze”.
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