In nome di partecipazione attiva: è l’abito che la Chiesa di Moscone sta ricamando insieme a comunità locale

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I vescovi italiani sono soliti usare l’espressione “rammendare”, perché il rammendo è un’opera fine, realizzata nel tempo e con cura. Quello della Chiesa sipontina guidata da padre Franco Moscone è proprio il rammendo che “deve costruire un tessuto intero che copra la vita di tanti”, come ha detto il professore Gianni La Bella nell’occasione del secondo e conclusivo incontro organizzato dall’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo sul tema della partecipazione politica. “La politica è l’unico strumento che abbiamo per ricostruire una società ormai rotta” in un’era nella quale non ci sono più i luoghi delle discussioni collettive, come era stato nelle sedi dei partiti, per esempio.

Come ricordato nel corso della serata di lunedì 11 settembre scorso, presso la chiesa Spirito Santo di Manfredonia, Luigi Einaudi diceva “conoscere per deliberare”. La conoscenza che è stata messa a disposizione di tutti in un luogo una volta insolito: una chiesa. Nessuna forzatura, piuttosto la naturale prosecuzione di un’opera (di rammendo) che padre Franco sta curando quotidianamente, sin dal suo insediamento, in ogni ambito della vita delle comunità. L’apporto vitale e imprescindibile dei parroci sipontini ha creato nuovi spazi di discussione e confronto pubblico, che sono occasioni di vera crescita collettiva.

La seconda discussione del ciclo ‘Sporchiamoci le mani’ ha visto la sala gremirsi, seppur in misura leggermente inferiore rispetto all’occasione del 29 novembre scorso. I presenti sono stati nell’ordine di una cinquantina e, tra loro, parecchi volti noti. L’onorevole Antonio Tasso, per esempio, poi raggiunto dall’ex consigliere comunale Massimiliano Ritucci; il Sindaco di Mattinata, Michele Bisceglia; il coordinatore cittadino di Azione, Gaetano Brigida; il dirigente scolastico Franco Di Palma e il suo ex collega in pensione Lorenzo Di Candia; l’ex consigliera comunale Sara Delle Rose insieme a Stefano Pecorella.

Stavolta era assente, invece, padre Franco Moscone. In sua vece, don Salvatore Miscio è intervenuto in coda allo spazio di discussione. Il parroco della chiesa Sacra Famiglia ha precisato che, diversamente da quello che qualcuno ha inteso, “la diocesi non ha nessuna intenzione di indirizzare l’elettorato verso un partito, un movimento o una lista in particolare. Né vogliamo creare una nostra lista o indicare un nostro candidato. Piuttosto abbiamo voluto stimolare la discussione e, magari, ci auguriamo che tra i nostri parrocchiani emergano passione e vocazione per la politica. Quella fatta di impegno, che ha bisogno di competenze concrete e di conoscenza”.

“Dobbiamo chiederci come rendere popolari i processi di coinvolgimento, dal momento che l’80% della popolazione di Manfredonia resta fuori. Nemmeno a guardare, visto che ha cambiato canale nel frattempo – ha sottolineato don Salvatore Miscio -. Come si può rendere la politica popolare? Non nel senso di banale, spettacolarizzata o demagogica, ma nel significato che chiunque venga messo nelle condizioni di sentirsi parte e di prendere parte”. Ecco perché il sottotitolo della doppia esperienza presso la chiesa Spirito Santo di Manfredonia era ‘Democrazia e partecipazione’.

Due appuntamenti moderati da Massimiliano Arena, direttore della Sociale Pastorale, durante i quali il professore Gianni La Bella ha profuso spunti di riflessione che hanno fatto breccia nei presenti. Tanto è vero che è stato dedicato più tempo allo spazio di discussione per gli interventi da parte del pubblico.

Qualche ex amministratore di Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo, che ha difettato di presentarsi, insieme al dirigente scolastico Francresco Di Palma, al coordinatore di Azione a Manfredonia Gaetano Brigida e a Stefano Pecorella.

Proprio l’ex presidente del Parco nazionale del Gargano e, più recentemente, ex braccio destro di Gianni Rotice, dopo aver atteso pazientemente il suo turno, ha proposto le proprie riflessioni a voce alta. Non succede spesso, anzi. Per propria natura, Pecorella non è incline ai riflettori addosso. Miracolo della Chiesa sipontina, si potrebbe dire con ironia.

“Bisogna essere onesti, onesti soprattutto con sé stessi – ha esordito Pecorella – perché l’onestà è un terreno fertile sul quale può attecchire qualsiasi seme”.

“La politica è diversa dai partiti e la politica è diversa dai politicanti. Molto spesso – ha poi incalzato –, a noi stanno comodo i politicanti, perché la politica è quella che ti dice che devi pagare le tasse o che devi tutelare l’ambiente, per esempio”.

Tra le cause, a suo avviso, la progressiva sparizione dei cosiddetti ‘corpi intermedi’: partiti, sindacati, associazioni, dopolavori. “Luoghi dove ci si poteva confrontare, elaborare strategie, avere il contrasto, la condivisione e la decisione. Oggi, invece, si sta davanti al computer pensando di essere padroni di tutto il sapere. Niente più consigli da avvocati o altri professionisti, oggi c’è Google e ci sono le intelligenze artificiali che rispondono”.

Esiste un civismo “sano e importante” ma la proliferazione rappresenta “a volte, la mancanza di capacità nell’assumersi la responsabilità di attribuirsi un’area ideologica di riferimento – ha concluso Pecorella -. Bisogna saper distinguere. I partiti non hanno più la faccia di mettere i propri candidati davanti, come capitato nelle ultime elezioni, quindi si fa conto sul civismo per nascondere i veri valori di chi poi sarà eletto”.

Non solo a Manfredonia, che ad un certo punto dell’ultima Amministrazione comunale era guidata da civici, ma un po' dovunque la disaffezione e il profondo distacco della comunità locali dai partiti hanno fatto salire alla ribalta le liste civiche.

Il professore La Bella, referente della Comunità di sant’Egidio, ha stigmatizzato “il pullulare di civismo in Italia” motivandolo con “la fuga dai partiti”, perché non ci si riconosce più in questa forma aggregativa. Una crisi valoriale, “un’emergenza democratica” la definisce il docente di Storia Contemporanea all’Università di Modena-Reggio Emilia, che emerge in maniera più vistosa nell’occasione delle elezioni. “Più di metà dell’elettorato non va a votare da anni. Ci siamo talmente abituati a dirlo che sembra quasi un misero peccato veniale. Invece è un dato catastrofico perché mina alla base la rappresentanza politica”.

Probabilmente senza sapere di essere in una delle tante città che viveva questa realtà, non ha tralasciato di ricordare che “ci sono Sindaci eletti, se va bene, con il 25% della popolazione avente diritto al voto. E questo è un problema grave non solo dal punto di vista morale, dal momento che ha anche riflessi pesantissimi sulla situazione sociale nel nostro paese”.

A proposito di Paese, inteso quindi come Italia, l’ultimo rapporto Censis ha scattato la più recente fotografia di come si vive. La provincia di Foggia è tornata in coda alla classifica nazionale sulla qualità della vita, dopo poco più di un decennio, come puntualmente approfondito si queste colonne.

La cultura del presentismo porta a pensare che “il mondo finisca con noi, senza preoccuparci del fatto che probabilmente i nostri nipoti condurranno una vita da schifo”.

“Un quadro inquietante – secondo La Bella -, dal momento che l’Italia appare come un Paese di sonnambuli. Lo dico con una certa dose di angoscia: ho la sensazione di vivere come se fossi sul Titanic. Continuiamo a navigare come se ci riguardino relativamente tutti i segnali che si accendono intorno a noi, annunciandoci un futuro sociale grigio e plumbeo”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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