Anziano con patologie invalidanti nelle grinfie di certa sanità: “Mio padre trattato con disumanità”

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“Mio padre è affetto da morbo di Parkinson, patologia riconosciuta anni fa e aggravata nell’ultimo anno con aggiunta di demenza senile: ad oggi mio padre non è più autosufficiente e può deambulare solo su una sedia a rotelle. A mio padre non è stata riconosciuta l'indennità di accompagnamento e questo ha fatto sì che avviassimo una causa con il tribunale affinché gli venissero riconosciuti i propri diritti: ad oggi mio padre è assistito da una badante con regolare contratto e le spese da lui sostenute per le cure, sono di gran lunga superiori alla pensione da lui percepita, a cui si aggiunge quella di mia madre”. E’ il passo iniziale di una lettera firmata in cui Sandra (nome di fantasia), affida la sua coraggiosa e forte denuncia della penosa situazione che lei ed i suoi familiari stanno patendo per vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento per il genitore 76enne affetto da patologie croniche e degenerative che gli impediscono la deambulazione.

“Ebbene, dopo un anno dall’inizio della causa, il 29 agosto 2022, veniamo convocati da un CTU di Foggia in data 5 settembre 2023. A chi di dovere si fa notare la situazione di mio padre nella difficoltà del viaggio ma prontamente ci viene consigliata a nostro carico l’utilizzo di un’ambulanza, a malincuore optiamo per un trasporto in macchina. Vieste, luogo in cui abitiamo, dista da Foggia circa 100 km, di cui nei primi 40 Km si affronta una strada tortuosa e insidiosa: tempo di percorrenza minimo un’ora e venti senza intoppi, a tutto questo bisogna aggiungere il ritorno, quindi circa 200 Km per avere riconosciuto un diritto. Dopo un viaggio estenuante per mio padre, ci rechiamo presso la struttura del CTU in via Conte Appiano a Foggia, immediatamente rileviamo delle inadeguatezze: davanti a noi una rampa di scale per accedere ad un ascensore nel quale mai avremmo potuto mettere la sedia a rotelle con mio padre, studio del CTU primo piano. Facciamo notare le difficoltà nel far salire mio padre, e di tutta risposta, con una disumanità senza precedenti, ci viene fatto notare che non è un problema del CTU, che non è suo compito “visitare” un malato nel portone e che se mio padre non fosse salito nel suo ufficio, avrebbe notificato la cosa al giudice per mancato controllo. Dopo tante peripezie raggiungiamo il primo piano costringendo papà a sforzi disumani, utilizzando addirittura una sedia per spostarlo, “gentilmente” offertaci dal CTU e quando per l’ennesima volta facciamo notare il disagio della struttura per casi simili, veniamo aggrediti verbalmente e con velata minaccia, perché ebbene sì, un diritto del malato viene fatto passare come una cortesia personale a cui bisogna prostrarsi per il favore ricevuto. Rientriamo a casa frustrati, umiliati e con la morte nel cuore”.

L’indegna odissea non riguarda certamente solo la famiglia di Vieste ma si rivela purtroppo una prassi che accomuna tanti cittadini che spesso per paura di non vedersi riconosciuto quanto a loro dovuto accettano di sottostare ad un trattamento impietoso, come spiega a l’Attacco l’autrice della denuncia: “Ci troviamo a gestire una situazione che abbiamo scoperto essere comune a tante famiglie che si trovano travolte da un evento di questo tipo, ma questo sistema va scardinato. Da più di un anno ci imbattiamo nella malasanità, fatta di favoritismi, canali preferenziali e a pagamento che devi utilizzare per avere qualcosa che ti spetta di diritto - è lo sfogo di Sandra che tornando all’episodio specifico precisa di aver registrato tutto l’accaduto, con video e audio della conversazione avuta con il CTU nei 20 minuti di colloquio -. E’ stata mia sorella che di fronte all’assurda situazione ha avuto la prontezza di suggerire di riprendere tutto, non so che cosa ne farò, di certo sono documenti che testimoniano l’accaduto. Ho scritto al Presidente Emiliano, al Direttore della Asl, al Presidente della Provincia, ho allertato finanche Le Iene e Striscia la Notizia, sperando di ricevere risposte ed attenzioni. Se si arriverà ad un procedimento legale verranno fuori anche i nomi dei responsabili e protagonisti di questa vicenda. Qui oltre ad un sistema che non funziona, si aggiunge la disumanità che mina la dignità del paziente e dei familiari”.

Una volta faticosamente raggiunta la stanza al primo piano, il CTU non ha permesso all’anziano in sedia a rotelle ed alle due figlie di avvicinarsi alla scrivania, sono stati tenuti a distanza e lasciati sulla soglia della porta: “C’è stato uno scambio vivace in cui ho lamentato le difficoltà oggettive di portare mio padre sin nella sua stanza e siamo stati aggrediti verbalmente. Il CTU incaricato dal giudice ci ha accolti con la mascherina dicendo che avremmo dovuto indossarla anche noi, ma forse non sa che ad oggi non vi è più tale obbligo sanitario. Poi ha rivolto qualche domanda a mio padre, gli ha chiesto le generalità, ha voluto che io e mia sorella lo facessimo alzare in piedi, gli ha suggerito persino alcune risposte da dare. E’ incomprensibile inoltre come un malato come mio padre, con malattie degenerative conclamate che non possono che peggiorare, debba ripetere annualmente questa visita per l’indennità, è una follia del sistema”.

Sandra è decisa ad andare avanti e ad arrivare anche al Ministero della Sanità, se necessario: “So che mi espongo al rischio di non vedermi riconosciuta l’indennità per mio padre, qualcuno potrebbe risentirsi di tanto rumore e rallentare l’iter, ma a questo punto ciò che conta davvero è smettere di essere omertosi e dire le cose come stanno, adesso basta davvero”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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