La sfida della sanità: l'Italia può guidare nuova cultura della cura e della prevenzione, non della malattia

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Malgrado sia unico il Ministero della Salute, e tanto dicasi per il Servizio sanitario nazionale, in Italia, però, ci sono venti “sistemi sanitari” diversi. La sanità, oggi, rappresenta uno dei principali banchi di prova per le democrazie europee e, in modo particolare per il Belpaese che, al netto di tutte le iatture e la retorica, ha nell’articolo 32 delle Costituzione il cardine: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Malgrado questo che può essere considerato un vero comandamento di civiltà e di equità sociale, c’è chi “pensa” di spingere verso la sottoscrizione di polizze sanitarie, così da far tornare la nazione al medioevo della civiltà, così come lo sono gli Stati Uniti, ad esempio. Però c’è da smantellare il sistema, per farlo funzionare in efficienza e merito, eliminando la politica dalla sanità, in primis; poi, verificando perché, ad esempio, in Puglia – ma non solo – l’80% del bilancio regionale è impiegato nella sanità, con un’emorragia di sprechi e operazioni clientelari. Le sfide vere, come la malattia oncologica, l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, la carenza di personale sanitario e l’aumento dei costi stanno mettendo sotto pressione i sistemi di welfare occidentali. In questo scenario complesso, l’Italia ha scelto di affrontare la sfida non soltanto in chiave emergenziale, ma avviando un percorso di riforma strutturale che rimette al centro la persona, la qualità dell’assistenza e l’umanizzazione delle cure. 

Un segnale politico è arrivato con l’approvazione della legge delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento introduce standard nazionali per l’assistenza territoriale e domiciliare, per la presa in carico delle cronicità e delle fragilità, rafforzando l’integrazione socio-sanitaria e il riferimento ai principi della bioetica. L’obiettivo è superare una visione frammentata della sanità e costruire un sistema realmente orientato alla persona, anche in vista dell’adozione dei decreti attuativi entro il 2026. Liste d’attesa e mobilità passiva le priorità che, la Regione Puglia sta portando a compimento come obiettivi.

Nel merito, l’Attacco ha chiesto l’autorevole parere del presidente della Lilt, Francesco Schittulli, noto oncologo, docente universitario e già presidente della Provincia di Bari, nel 2009: “Il tema principale, su cui si devono investire le risorse è in quello della prevenzione. Bisogna ‘curare’ la salute e non la malattia. La questione quindi, resta quella di dover garantire le stesse prestazioni a tutti gli italiani, in modo indistinto, in tutto il Paese e in maniera universale; cioè poter coprire le esigenze e prendersi cura della persone – ha evidenziato il professor Schittulli a l’Attacco -. Restando queste le linee guida, al loro raggiungimento potrebbero anche concorrere le strutture convenzionate o accreditate, che devono essere considerate di tipo pubblico e che vanno a integrarsi con quelle strettamente pubblico, come se fossero in ausilio; nel senso che se non ce la fa la struttura pubblica a espletare determinati esami o a prendersi cura di determinati pazienti, la struttura privata/accredita dovrebbe intervenire senza alcun onere a pretendere da parte dei cittadini. Pubblico e convenzionato/accreditato – ha spiegato il professor Schittulli, in base alla sua autorevole visione della sanità- dovrebbero avere l’Ente regionale come interlocutore e, quindi, misurare alla stessa maniera i costi delle varie prestazioni, con la stessa efficienza della prestazione stessa. Solo così, come sostengo, si allargherebbe la fascia di disponibilità del cittadino, si rispetterebbe la volontà e la libera scelta del cittadino, di dove farsi curare senza ulteriori costi e allo stesso modo. Discorso a parte invece, per le strutture completamente private. In questo caso, non ci dev’essere l’intervento pubblico, perché è il cittadino che sceglie e paga di tasca sua in base alla disponibilità personale o se ha una polizza assicurativa. Lo spirito del Servizio sanitario nazionale è quello della tutela della salute e del benessere del cittadino, come sancito dalla Costituzione”. 

Investire, quindi, in prevenzione resta il mood, anche perché rispetta la logica. “Investi in prevenzione, vuol dire investire nella salute e nel benessere della persona, che vuol dire continuare a restare sul posto di lavoro. Per questo la Lilt – ha concluso l’oncologo - sostiene il Codice Europeo contro il Cancro redigendo una serie di opuscoli dedicati ai corretti stili di vita, ai principali fattori di rischio e ai tumori più diffusi. Per la prevenzione, oltre agli screening, ci sono i corretti stili di vita, l’attività fisica, la lotta al tabagismo e all’abuso di alcol”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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