Settore giovanile Calcio Foggia, dal passato l'input per svoltare

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Antonio Palo è stato una delle migliori espressioni del vivaio rossonero degli anni ‘90. Quando il settore giovanile del Foggia era una autentica fucina di talenti che funzionava a meraviglia, e che sfornava calciatori pronti per la prima squadra.

Altri tempi, altro Foggia. All’epoca Peppino Pavone, che ha avuto sempre una naturale predisposizione per il settore giovanile, era il referente tecnico a tutto tondo del patron Casillo. Dal quale ricevette carta bianca per implementare un settore che, al pari della prima squadra, avrebbe poi regalato grandi soddisfazioni.
Era quello il tempo degli investimenti mirati anche per il vivaio, che non viveva di luce riflessa e che aveva una sua precisa autonomia anche sotto il profilo economico e gestionale. C’era insomma il giusto mix fra competenza e risorse economiche alle quali attingere, ed allora con tali presupposti era inevitabile che dopo la semina ci sarebbe stata anche la raccolta.
E che raccolta...

Trent’anni e passa dopo il periodo aureo del settore giovanile che faceva parlare di sè oltre che per la qualità del prodotto che riusciva a selezionare anche per i risultati che conseguiva, non restano che macerie.
Disseminate qua e là. Il clamoroso flop della famiglia Sannella, che ha riportato il Foggia sull’orlo del baratro ha prodotto sconquassi inimmaginabili anche alla base.
Dove con fatica si strava provando a riprogrammare dopo anni di stasi totale.
Ripartire ancora una volta dalla Serie D, ha inevitabilmente invece voluto dire perdere l’ennesima occasione per svoltare: la breve gestione Felleca non poteva che avere come obiettivo l’immediato ritorno fra i professionisti, il resto è stato solo contorno.
Fatto di precarietà ed improvvisazione. Risultato: il nulla cosmico.

Al punto che da due stagioni a questa parte si assiste allo scempio di un settore giovanile che brancola nel buio e che non riesce a darsi una nuova connotazione.
Qualcosa, pare, cominci a muoversi in questa stagione, con l’avvento di Nicola Canonico al bastone di comando del club. Ma è una goccia nell’oceano, il neo responsabile Mancini ci sta mettendo tanta buona volontà, ma con risorse vicine allo zero.
Prima di lui per qualche mese ci aveva provato anche Beppe Giglio, che Maria Assunta Pintus aveva voluto al suo finaco per dare all’esterno un segnale che guardava nella direzione dei giovani e della loro valorizzazione. Ma Giglio è durato il breve volgere di un mattino, e chi lo ha sostituito ora si ritrova suo malgrado a dover fare le nozze coi fichi secchi.

Nella sostanza è cambiato poco o nulla, basta dare un’occhiata ai risultati che arrivano dal campo: la Primavera 3 è sul fondo della classifica e paga dazio con tutti gli avversari, ma nche dietro tutti gli altri gruppi stentano e non di rado lasciano l’intera posta in palio per strada. Per carità, non è certo il risultato che bisogna perseguire a livello giovanile, ma senza un progetto coerente che guardi al futuro e che faccia leva su strutture e campi di allenamento il Foggia è destinato a pagare sempre dazio.
Ma tutto questo patron Canonico lo ha capito?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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