Foggia, tre pari di fila e in rimonta: è un trend che stona

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Sei punti nelle ultime quattro gare. Il Foggia in classifica complessivamente tiene, e resta ancorato alle prime posizioni.

Ma i tre pari di fila, peraltro tutti in rimonta, stonano.
E bastano ed avanzano per sollevare i soliti mugugni di chi con Zeman in panchina si aspetta tutt’altro cammino e rendimento.
Musi lunghi e clima di latente insoddisfazione attorno ai rossoneri, il popolo dei social è in rivolta e mugugna, anche quelli della Curva Nord non hanno gradito l’esibizione di Picerno ed hanno chiesto alla squadra di esibire sempre lo stesso atteggiamento.
A prescindere dall’avversario.

SEMPRE COME CONTRO IL BARI. Ci sono pareggi, e pareggi.
Se quello di Bari aveva scatenato gli entusiasmi fino a lasciare ipotizzare che il gap da colmare con le prime della classe fosse esiguo, i successivi 1-1 con Taranto e Picerno hanno fatto ripiombare nello scetticismo. Facendo perdere di vista qual è il reale obiettivo perseguibile per la stagione in corso. Che non può andare oltre un onorevole piazzamento nei play-off.

Il tris di pareggi consecutivi, per quanto nel segno di una una continuità di risultati che non è da disprezzare, non soddisfa le aspettative, il Foggia dal quarto posto è scivolato al settimo, sono stati sufficienti appena 180’ dopo la notte da sogno del San Nicola a far riemergere tutte le perplessità attorno ad una squadra che non entusiasma. E che arranca maledettamente in zona-gol.

Ma al di là degli evidenti limiti tecnici che qua e là emergono in maniera netta, a lasciare insoddisfatti è soprattutto l’approccio alla partita. Che varia a seconda dell’avversario che si affronta.

E così mentre con la prima della classe sono stati i rossoneri per lunghi tratti a comandare e a mettere in soggezione i biancorossi, contro due formazioni neo-promosse come Taranto e Picerno il Foggia ha sì ugualmente rincorso il risultato, non dando però mai la sensazione di poter indirizzare il match a proprio favore.

SENZA ALIBI. Zdenek Zeman con la solita onestà intellettuale che lo contraddistingue non ha cercato alibi, ed ha messo i suoi spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità.
Chiedendo a tutti maggior sacrificio, ma ammettendo anche tutte le difficoltà del momento: “Dobbiamo giocare un altro calcio, questo non ci appartiene - ha ammesso il boemo, che ha anche sottolineato come le dimensioni del terreno di gioco non abbiano di certo agevolato il compito della sua squadra.

Ma che i disagi siano evidenti, e che il suo Foggia stenti a diventare la squadra che vorrebbe è chiaro: “Quando gli avversari si chiudono, facciamo fatica a trovare gli spazi, e tutto per noi si complica maledettamente”.

Ma accadrà spesso e volentieri che di fronte ci si imbatta in formazioni che giocheranno di rimessa, serviranno dunque delle adeguate contromisure per stanare avversari che giocheranno di rimessa puntando sui prevedibili ed ormai immancabili errori del Foggia.
E’ su questo che il tecnico rossonero dovrà lavorare per evitare che formazioni decisamente alla portata riescano puntualmente a portare a casa punti, come è già successo a Monterosi, Latina e Picerno.

SOLITI ERRORI. Anche sabato scorso i soliti, imperdonabili errori.
Il vantaggio dei lucani è arrivato sugli sviluppi di una ripartenza che ha messo Girardi nelle condizioni di puntare indisturbato a rete.

Grave nell’occasione l’ingenuità di Martino, che è franato sull’attaccante con un intervento plateale almeno quanto inutile.

Stesso copione di un film già visto in occasione anche della gara interna di sette giorni prima contro il Taranto, quando era stato Saraniti a conquistarsi un altro rigore costringendo Alastra ad una chiusura avventata in un settore completamente sgombro di uomini.

Ma pure contro Juve Stabia e Messina il Foggia si era lasciato prendere d’infilata sempre allo stesso modo, i meccanismi difensivi non possono quindi ancora considerarsi oleati, e mentre per linee centrali la squadra regge l’urto degli attacchi avversari, sulle fasce spesso si lascia cogliere impreparata.
Probabilmente anche per le propensioni spiccatamente offensive dei suoi laterali di spinta, che non riescono a garantire la giusta copertura quando c’è da ripiegare nella propria metà campo.

UOMINI CONTATI. C’è poi un altro aspetto che merita una qualche opportuna riflessione: il Foggia in questa fase deve fare i conti con un organico risicato all’osso, giocano quasi sempre gli stessi, ed alle spalle dei titolarissimi Zeman ha qualche oggettiva difficoltà ad individuare valide alternative che siano in grado di non far rimpiangere chi, gioco forza, è costretto a fermarsi.
Soprattutto in mezzo al campo a scendere in campo sono sempre gli stessi, dietro a Petermann, Rocca e Gallo mancano validi rincalzi: ci sarebbe Maselli, che nel primissimo scorcio di stagione ha mostrato di poter tornare utile, ma che è reduce da un infortunio che lo ha messo out per circa un mese.

Ballarini è acerbo, Garofalo impalpabile, Rizzo Pinna troppo fumoso, e così Zeman deve fare i salti mortali per mandare in campo un undici il più possibile equilibrato che gli offra determinate garanzie.
Ed ora che anche Rocca non è al meglio balzano ancora di più i limiti strutturali di una rosa che andrebbe ulteriormente implementata.

Per ora non se ne parla nemmeno, e sarà così fino a gennaio, quando con la riapertura del mercato non è da escludere che si corra ai ripari e si decida di mettere qualche freccia in più nell’arco del boemo. Che notoriamente non è molto ben predisposto verso la finestra supplementare di gennaio, ma che nel caso specifico dovrebbe accettare di buon grado qualche ulteriore puntello in un organico che così com’è non sembra adeguatamente attrezzato. Soprattutto in mezzo al campo ed in avanti, dove probabilmente taluni interpreti per caratteristiche non sono del tutto funzionali al 4-3-3.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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