Di lui si parla poco. Non è uomo-copertina. Eppure meriterebbe un pò più di attenzione. E di considerazione. Già, perché non è esagerato etichettare Vincenzo Garofalo come la vera rivelazione del Foggia targato Zdenek Zeman.
In sette mesi di strada ne ha fatta tanta il 22enne centrocampista originario di Avellino, lo scorso luglio quando il boemo rimise piede in rossonero il ds Pavone lo inserì nella ristrettissima cerchia dei quattro superstiti che hanno resistito alla epurazione estiva: lui, Curcio, Rocca e Di Jenno. Stop.
Curcio pur senza brillare continua ad essere decisivo, e Zeman gli ha regalato anche i galloni di capitano, Rocca gioca a sprazzi, spesso e volentieri tartassato dagli infortuni.
Di Di Jenno si sono invece perse le tracce, ormai è ai margini del progetto tecnico ed è finito anche fuori rosa.
E Garofalo? Incredibile a credersi, ma da qualche tempo è addirittura diventato un titolarissimo inamovibile nello scacchiere del tecnico di Praga. Che dopo averlo ignorato per quasi metà del girone di andata, ha finito poi col tenerlo sempre in campo.
Un po’ per convinzione. Ed un pò per necessità, visto che spesso e volentieri Rocca marca visita.
A Taranto ci sarà, ci mancherebbe.
Del suo dinamismo non potrà certo privarsi Zeman in un match ad alta tensione nel quale bisognerà fare soprattutto legna.
Soldatino Garofalo è già pronto alla battaglia.
Partiamo dalla scorsa stagione, quando Marchionni spesso ti e volentieri ti concedeva fiducia, spesso anche andando contro i mormorii della piazza, che soprattutto i primi tempi non è che ti vedesse troppo di buon occhio.
Vero, con il mister mi sono trovato bene, e non posso che ringraziarlo per quello che ha fatto per me. Mi ha concesso fiducia che spero di aver ripagato. E’ stata una bella esperienza, che mi è servita molto soprattutto sotto il profilo caratteriale.
Ora però c’è Zeman...
Beh, senza voler nulla togliere a chi lo ha preceduto, lui è un maestro dal quale si può solo che imparare. A disposizione abbiamo una occasione irripetibile per crescere e migliorare. Credo che dovremmo essergli e dobbiamo essergli tutti grati.
Com’è cambiato il modo di vedere il calcio di Garofalo dall’avvento del boemo?
Credo che i miei progressi siano evidenti, ed ovviamente se sono migliorato davvero tanto lo devo esclusivamente a Zeman e ai suoi collaboratori. A cominciare da Cangelosi che ci aiuta tanto.
Ora sei più presente anche in fase realizzativa, no?
Già, finora ho fatto due gol che non considero casuali, ma frutto del lavoro specifico che svolgiamo durante la settimana. Con gli inserimenti che proviamo in allenamento mi risulta più facile trovare la via della rete. E poi il nostro allenatore ci fa attaccare in tanti, il che consente anche a noi centrocampisti di vedere con frequenza la porta.
Ti ritieni soddisfatto di quanto fatto sinora?
Ovviamente sì, anche se si tratta solo di un punto di partenza perché dovrò fare sempre meglio. Guai ad abbassare la guardia...
Come spiegare la metamorfosi di Garofalo che da semplice rincalzo ora si ritrova quasi sempre fra gli undici di partenza?
All’inizio se non giocavo molto una ragione c’era sicuramente, dovevo entrare in sintonia con l’allenatore e capire cosa chiedeva ai suoi giocatori. In quel frangente c’era solo da star zitti e pedalare, e così ho fatto. Ma non mi sono abbattuto, ho visto sempre il bicchiere mezzo pieno, perché sapevo che potevo solo imparare dal mister. Che poi, pian piano, ha cominciato a concedermi fiducia. Sta a me adesso non deluderlo.
Obiettivi di quì alla fine della stagione?
Penso solo al presente ed alla prossima partita. Mi interessa fare sempre meglio come singolo e collettivo. Per il resto inutile porsi limiti.
Perché tutte quelle difficoltà personali ad inizio di stagione?
Peccato di gioventù, credo. Essendo ancora alle prime armi probabilmente ho messo più tempo per assimilare gli schemi di Zeman. Ma ora mi trovo perfettamente a mio agio nel centrocampo a tre, importanti e fondamentali sono soprattutto i sincronismi.
Dove sei migliorato soprattutto?
Credo dal punto di vista del palleggio, che era una peculiarità che dovevo affinare e per la quale il mister mi ha aiutato molto. Ma ritengo di aver fatto sensibili passi in avanti pure nell’ordine tattico.
Si riparte dalla prova con il Bari...
E’ stata una partita particolarmente dura, ma nonostante la pioggia siamo stati all’altezza della situazione dominando il primo tempo e soffrendo nel secondo. Il Bari è una grande squadra, ma non ci siamo lasciati condizionare dalla loro forza.
Da un derby ad un altro: come sarà con il Taranto?
Per nulla facile, cercheremo di arrivarci nelle migliori condizioni possibili per portare a casa la vittoria.
Il Foggia dove può arrivare?
Possiamo scalare qualche altra posizione in classifica, soprattutto in considerazione del fatto che ci sono molti punti in palio ancora. Poi alla fine sarà il campo a dire cosa abbiamo realmente meritato”.
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