Il pifferaio magico Gianluca Turchetta

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Non tutti sanno che lui è il figlio di Franco, Campione d’Italia ormai 37 anni fa, nell’85 con il Verona dei miracoli di Osvaldo Bagnoli.

Lui è Gianluca Turchetta, l’alter ego di Alexis Ferrante nel Foggia, e che a Vibo ha fatto centro per la terza volta con la maglia rossonera. E’ arrivato a gennaio dal mercato di riparazione, gioca poco, ma quando gioca, e Zeman lo getta nella mischia, l’ex attaccante dell’Imolese quasi sempre risponde presente. Il suo diagonale chirurgico dopo  mezz’ora domenica sembrava spianare al Foggia la strada per la quinta vittoria consecutiva che sarebbe valsa anche il sorpasso sulla Virtus Francavilla ed il sesto posto solitario in graduatoria generale.

E invece... “Nella prima parte di gara loro hanno provato a venirci a prendere e questo ha favorito le nostre ripartenze, che non abbiamo sfruttato - ha sottolineato il 30enne attaccante originario di Ravenna -. Nel secondo tempo è stata un’altra partita. La lezione ci servirà per ripartire. Dobbiamo crescere e migliorare, in queste ultime tre partite fondamentali dovremo dimostrare di essere il Foggia. La mia mattonella è quella lì. Ci provo sempre a rientrare sul destro e a calciare verso la porta, per il portiere diventa difficile parare. Mi è sembrato un film già visto. Devo continuare ad essere il più incisivo possibile per dare il mio contributo alla squadra.

Non c’è tempo di pensare al gol. Adesso conta pensare alla squadra e al piazzamento, il morale insomma è molto più importante dei singoli”. Così parlo il pifferaio magico del Foggia che quando segna ha un modo tutto particolare di esultare: “Perché il Pifferaio Magico? All’inizio mi chiamavano Mago Turchetta o Fata… - ha spiegato qualche tempo fa -, i primi appellativi dei giornali erano quelli, ma non mi piacevano tanto e alla fine ho messo il carico segnando e suonando il flauto dopo ogni rete: ho fatto capire a tutti che volevo essere il Pifferaio Magico”. Ma da dove nasce il soprannome? I fratelli Grimm non c’entrano: “È nato tutto dai miei amici storici di Ravenna… noi usiamo sempre definire una persona un po’ addormentata “flauto” o “flautino”.

Quando magari qualcuno si addormentava quando eravamo in compagnia a cena, o magari doveva tornare a casa prima, per noi quello era un “flautino”. Era diventata una terminologia scherzosa tra di noi… alla fine mi sono detto che questa sarebbe diventata la mia esultanza. La volevo dedicare in qualche modo ai miei amici, e così ho fatto. È nato un po’ per gioco e un po’ così senza pensarci, alla fine sono diventato il Pifferaio Magico perché quando esulto mimo sempre il gesto di suonare il flauto”. A Foggia adesso Turchetta vuole che quel rito diventi regola. Soprattutto in questo scorcio finale di stagione che per la sua squadra sarà decisivo. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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