Era un puledro di razza. Che con le sue sgroppate sull’out di destra metteva in crisi le difese avversarie. Un terzino d’assalto con l’argento vivo addosso. Pellegrino Valente, semplicemente Rino per gli amici, nel Foggia dei foggiani è una pepita che luccica di luce propria, uno dei migliori prodotti in assoluto che il vivaio rossonero abbia mai prodotto.
E’ stata una delle "illuminate invenzioni" di Ettore Puricelli, sempre generoso e disponibile verso i giovani di talento. Testina d’oro nella stagione ‘71-72 lo getta nella mischia da subito, fin dalla 6^ giornata nella trasferta di Monza. Lo prova dapprima mediano, cercando di sfruttare le sue grandi doti di dinamismo, poi dalla gara successiva lo trasforma in terzino, assegnandogli quella maglia numero 2 che poi non abbandonerà più fino alla fine della stagione.
All’epoca Valente aveva 21 anni, Puricelli in quella stagione sarà alle prese con l’equivoco tattico legato all’utilizzo di Berta o Fagan nel ruolo di terzino destro, Valente venne fuori dal cilindro magico del tecnico uruguagio e farà da terzo incomodo, dopo aver superato la concorrenza di tal Petti della Primavera. Sarà poi Toneatto a farlo esordire nel grande calcio, e per tre anni di fila sarà il pilastro della linea difensiva dei satanelli. Bella personalità, spavalderia nell’andare avanti sulla fascia senza aver paura di affrontare l’avversario diretto, bravo nel contrasto e nella progressione, Valente sapeva sganciarsi con intelligenza rara, ed è per questo che la Samp puntò su di lui.
Nel saliscendi del Foggia tra A e B il ragazzo, che nel frattempo era diventato tassello inamovibile dello scacchiere rossonero, fu protagonista assoluto, un predestinato per le grandi piazze. Chiuderà la sua prima parentesi in rossonero con 82 presenze e 4 reti. Quando i pugliesi lo girarono alla Sampdoria, il suo trasferimento in Liguria fece scalpore, la cifra per il suo trasferimento fu da capogiro: 300 milioni di lire 50 anni fa si spendevano volentieri per un portiere o un attaccante, raramente per un difensore. Invece il club blucerchiato investì su di lui proprio per la sua continuità di rendimento.
Quando poi arrivò il Napoli a bussare, a sua volta la Samp non seppe dire di no. Pare che i milioni diventarono 800 e ad una simile cifra i liguri non vollero rinunciare. Rino in quegli anni badava poco alla forma, andava al campo la mattina, senza troppi fronzoli: aveva i pochi capelli perennemente in disordine, con un riporto spaventoso da tempia a tempia, baffoni imponenti e sporgenti, la barba di almeno un paio di giorni, ma non gli mancava mai il sorriso sulle figurine.
A fine giugno del ‘77, quindi, il grande balzo al Napoli ed il ritorno al Sud. Alle falde del Vesuvio arrivava il classico jolly difensivo, con propensione a fare il terzino di fascia, ma impiegabile anche a centrocampo. Infatti venne utilizzato spesso da mediano, e con l’Inter a San Siro addirittura con il “7” sulle spalle, a fare l’ala destra. Poi improvvisamente subì un infortunio che lo bloccò nel girone d’andata, e nel ritorno scomparve dalla scena.
Collezionò solo 9 presenze con un gol spettacolare, di collo sinistro al volo e da fuori area, realizzato proprio contro il suo Foggia al San Paolo nell’entusiasmante 5-0 del Napoli con la quaterna di Savoldi. Molto meglio andò l’anno dopo, nel 1978-79, l’anno del benservito a Juliano. All’inizio, nelle prime due partite con
Di Marzio in panchina, Valente fu impiegato da classico terzino di fascia, quando poi arrivò Vinicio, il tecnico ridisegnò la difesa e Valente sarà quasi sempre impiegato con il numero 10 o il 6. Anche in quella stagione Pellegrino mise a segno un gol, anche questa volta contro una squadra che sarebbe finita nel suo destino.
Nel 3-0 inflitto all’Avellino segnò con un sinistro preciso, angolato e potente alle spalle di Piotti. Che di lì a poco sarebbe diventato suo compagno proprio nelle file degli irpini. Nelle cui file si renderà protagonista del gol col quale castigherà nel ‘79 il Napoli da ex al San Paolo in un derby che ad Avellino non potranno mai dimenticare. In A conta 189 presenze e 12 gol.
Oggi Valente ha 72 anni e vive nella sua Foggia, dove ha chiuso la carriera addirittura in Serie C1 (dall’82 all’85, 46 presenze ed 1 gol). Dopo il calcio giocato ha tirato i remi in barca: né allenatore, né dirigente, né procuratore. Niente presunto Eldorado. E’ rientrato in una dimensione più umana, quella degli ex calciatori che dicono basta una volte per tutte.
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