Foggia in caduta libera, ma Canonico persevera

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ll Foggia è in caduta libera, prigioniero delle sue infinite contraddizioni. La quinta sconfitta nei primi sette turni ha fatto sprofondare la squadra sul fondo della classifica, con lo spettro concreto di un fallimento che ormai sembra nell’ordine delle cose.

Sabato sera al suo rientro in sede la squadra è stata aspramente contestata, a conferma che anche l’ambiente è in subbuglio. Un brutto segnale, che cozza con la cura Gallo, che evidentemente avrà bisogno di tempo per far valere i suoi effetti, in questo frangente ci vorrebbe una presa di coscienza a tutto tondo dell’ambiente.

Ma soprattutto di una proprietà che è allo sbando, e che dimostra tutta la sua inadeguatezza per una realtà come Foggia. E invece patron Nicola Canonico, incurante di quanto gli sta accadendo attorno, persevera nel suo progetto di demolizione, ieri l’imprenditore di Palo del Colle si è presentato allo Zaccheria per una improvvisata conferenza-stampa che ha finito solo per accrescere le perplessità su un futuro sempre più a tinte fosche.

Ecco a seguire alcuni stralci delle riflessioni a voce alta del presidente del Foggia che alimentano ulteriori dubbi sulla sua credibilità: “Se qualche tesserato dovesse essere anche solo sfiorato, inevitabili arriveranno le mie dimissioni. Oggi la responsabilità è della squadra, se le cose continueranno così sarò costretto a mettere qualcuno fuori rosa... Stamattina (ieri ndr) ho parlato fuori dai denti coi ragazzi, non accetto che non si lotti in campo. In questo frangente serve unità tra dirigenti, calciatori, tifosi e stampa per il bene della squadra. Se vogliamo bene al Foggia dobbiamo essere tutti uniti... Quando ho preso Boscaglia erano tutti soddisfatti della scelta, non a caso sono stati sottoscritti 4000 abbonamenti. È legittimo che i tifosi adesso siano arrabbiati, il presidente lo è ancora di più perché ci rimette i soldi... Non è vero che il Foggia rischia il fallimento, io sono imprenditore da 30 anni e non ho mai fatto fallire una mia azienda. I calciatori sono pagati mensilmente... Io non sono come Schettino che abbandona la nave quando sta affondando, la pizza coi calciatori era per ritrovarsi e creare un ambiente familiare... Dicono che io parlo solo quando si vince, non è vero ho messo la faccia nella partita peggiore dello scorso anno, quando perdemmo indecorosamente 6-2 in casa col Catanzaro. Se vado via è perché non accetto la sconfitta, io mi ritengo un vincente... Vi chiedo di farci arrivare fino a gennaio, poi faremo un bilancio e agiremo sul mercato... A volte mi chiedo se ho sbagliato a prendere il Foggia, l'anno scorso rischiava di non iscriversi al campionato, ed un barese è venuto qui a salvarlo... È evidente che ho sbagliato qualcosa, ma non posso rimproverarmi nulla. Ho fatto un investimento importante, ho dato fiducia ad un allenatore che ha vinto dei campionati, io faccio il presidente, cos'altro dovrei fare?... Con la Pintus c'è una causa, se vincerà lei pagherò quanto stabilito dal contratto di cessione, se invece dovessi spuntarla io le corrisponderò una somma inferiore. Ma questo è un argomento che non appassiona più di tanto i tifosi".

In realtà anziché aggrapparsi agli alibi di circostanza, Canonico ieri avrebbe dovuto riconoscere il fallimento del suo strampalato progetto, fondato su basi assai discutibili. Un castello di sabbia che è crollato di fronte alle prime sollecitazioni di un torneo che ha già smascherato tutti i limiti attuali dei rossoneri. E che vede il Foggia miseramente adagiato sul fondo della graduatoria.

Il patron continua a non capire, o a far finta di non capire: “Non bisogna caricare la squadra di responsabilità e lasciarla tranquilla. Ha tempo fino a gennaio di dimostrare qualcosa”, ha detto il presidente, che evidentemente dimentica che quello è il gruppo che lui in primis ha assemblato. E che non potrà essere certo il povero Fabio Gallo a fargli cambiare pelle.

Il Foggia si è ficcato in un vicolo cieco senza via d’uscita, purtroppo. A Canonico sarà concesso ulteriore credito fino a gennaio. Inevitabile. Ma a quel punto sarà troppo tardi. Avrebbe dovuto e potuto esprimere due semplici concetti ieri il patron per uscirsene elegantemente: chiedo scusa dello scempio fin qui generato, sono pronto a farmi da parte. Le sue parole di ieri, invece, servono solo ad allungare l’agonia. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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