Fabio Gallo (milanese di Bollate, 52 anni) è il 26° allenatore a sedersi sulla panchina rossonera negli ultimi 20 anni (in verità, assai avari di soddisfazioni per i tifosi che – sul campo – hanno potuto festeggiare, di fatto, solo un paio di volte), l’ottavo negli ultimi tre anni ossia da quando il club è nuovamente rinato, ripartendo ancora una volta dai Dilettanti (era già accaduto nel 2012) e assumendo la denominazione di Calcio Foggia 1920.
Nel conteggio v’è pure chi – come Capuano e Maiuri – ha fatto solo un’apparizione, peraltro in precampionato, decidendo poi di cambiare aria. Tanto basta per capire che i progetti tecnici, dalle nostre parti, durano spesso il tempo che trovano. E talvolta è davvero breve.
Difficile aprire un ciclo (come si dice nel mondo del calcio), in questo modo. Altro giro, altra corsa. Qui da noi spesso si ricomincia. Daccapo. Da zero. O quasi. Anche a campionato in corso. Magari cambiando solo l’allenatore (è successo in 11 delle ultime 20 stagioni). Od anche il direttore sportivo (invero, è accaduto raramente: ricordate quando Nember prese il posto di Di Bari?). Sì, perché sostituire i giocatori diventa difficile (e costoso).
E in ogni caso bisogna aspettare che si apra la finestra di mercato. Non sono esenti da colpe le proprietà (ne abbiamo viste diverse, nel tempo). Sono loro, di fatto, che scelgono gli uomini a cui affidare le risorse (soprattutto finanziarie, ma non solo) della società. Sono loro i primi a dover rispondere dei bei disegni iniziali che si rivelano, poi, autentici scarabocchi.
Al Foggia, si sono avvicendati 14 presidenti dal 2002 ad oggi. Troppi, è evidente. Ve ne furono solo due (Rosa Rosa e Fesce) tra il ’62 ed il ’79, durante il primo periodo d’oro rossonero (quando la squadra faceva la spola tra A e B). Nel nuovo millennio è, dunque, mancata continuità alla guida del club, quella stessa che avrebbe potuto garantire una più stabile progettualità. Ma questa è un’altra storia.
Tornando agli allenatori, dopo Marino, negli ultimi 20 anni (trascorsi più che altro in Terza e Quarta Serie) sono riusciti a concludere la stagione sulla panchina del Foggia solo Novelli, Zeman (due volte non consecutive), Padalino, De Zerbi e Stroppa. Non a caso, tecnici che hanno lasciato – chi più chi meno – un buon ricordo dalle nostre parti.
Sia Corda che Marchionni (che pure hanno ottenuto risultati significativi, più di recente) non avevano guidato la squadra sin dall’inizio. E, pertanto, non possono far parte del corto elenco stilato sopra.
Molti, invece, gli allenatori che – in corso d’opera – sono stati costretti ad abbandonare la guida della squadra rossonera, il più delle volte perché lontani dall’obiettivo prefissato inizialmente: Giannini, Morgia, Cuoghi, Campilongo, Porta (in coppia con Pecchia), Bonacina, Grassadonia e Mancini. Certo, non sono mancati – per alcuni – le attenuanti per il loro fallimento sportivo.
L’ultimo progetto, assai ambizioso, messo su carta solo tre mesi fa, è già finito nel cestino, stracciato dai risultati (pessimi e incredibili) delle prime giornate. Come quello precedente, che ruotava attorno al duo Pavone-Zeman (che ha scritto, in passato, la storia del club), in evidente disaccordo, sin dall’inizio, con la proprietà tanto da andarsene, terminata la stagione. E non sentire ragione.
Alla fine, hanno pagato Boscaglia e Belviso: l’allenatore, duramente contestato dalla “piazza”, ha rescisso; il ds s’è dimesso (nonostante l’amicizia col patron). Ma c’è chi pensa che non fossero i soli ad aver sbagliato.
Siamo, dunque, al terzo progetto dell’era Canonico, arrivato a Foggia solo due anni fa (o poco più). Lo ha sottoscritto, oltre a Gallo, anche Matteo Lauriola (57 anni, manfredoniano), neo direttore sportivo (già braccio destro di Giuntoli a Napoli). A loro è stato chiesto di rimettere le cose a posto. Glielo auguriamo. C’è, in effetti, troppa confusione.
Massimo G. Marsico
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