E’ un Foggia da... minimi storici. Come non si ricorda ormai da tempo. La quinta sconfitta (terza consecutiva) nei primi 7 turni di campionato ha fatto precipitare i rossoneri sul fondo della classifica. Ed aperto una preoccupante crisi di risultati che il neo allenatore Fabio Gallo è chiamato ad arginare in tutta fretta prima che sia troppo tardi.
Nicola Canonico domenica scorsa ha chiesto clemenza e comprensione, convinto com’è che la squadra saprà risalire la china e salvare una stagione che dopo nemmeno due mesi appare già abbondantemente compromessa. Marchiani errori di valutazione commessi in estate hanno però fatto sprofondare Di Pasquale & co. sull’orlo del precipizio, e se il trend non verrà invertito sarà complicato evitare una retrocessione che avrebbe del clamoroso alla luce delle ambizioni sventolate alla vigilia della stagione.
Andando a ritroso, non si ricorda un Foggia che in C abbia avuto un inizio di campionato così disastroso. Di sicuro negli ultimi decenni non era mai stato così avaro nelle prime 7 giornate: appena 4 punti, frutto dell’unica vittoria (di misura, allo Zaccheria con la Virtus Francavilla) e del pareggio di Potenza (portato a casa soprattutto grazie alla prodezza di Nobile, capace di neutralizzare un rigore ad una manciata di minuti dal termine).
Per il resto, solo e soltanto sconfitte: nell’ordine con Latina (1-3) al debutto, quindi con Az Picerno (3-0), Pescara (0-4), Taranto (1-0) e Gelbison (2-0). Peggio – nel raggruppamento meridionale – ha fatto solo la Fidelis Andria (che conta la miseria di 3 punti). La vetta della classifica è lontana già 15 lunghezze, distanza siderale nei confronti di un’avversaria che molto avventatamente si credeva di potrer mettere nel mirino.
E dire che in tanti avevano indicato la squadra di Boscaglia (ed ora di Gallo) tra le probabili pretendenti al successo finale: merito (colpa?) del “mercato grandi-firme” inscenato nello scorso luglio, e rivelatosi ad oggi un autentico flop. A cose fatte, ora il Foggia rischia di essere una semplice comparsa.
E i numeri, in questo senso, oltre che impietosi sono la cartina di tornasole di quello che è il momento in casa rossonera: solo 3 reti segnate (peggior attacco del girone C) e addirittura 14 reti subite (peggior difesa del raggruppamento, sia pure in condominio con ACR Messina, Taranto e Turris).
C’è, insomma, di che essere preoccupati. Guardando indietro, neppure quando retrocedette in C2 al termine del campionato ‘98/99 (con Mancano prima e Brini poi in panchina) il Foggia ebbe un avvio così a rilento. Prima dell’attuale, la peggior “falsa partenza” – negli ultimi decenni, in Terza Serie – era stata quella del Foggia di Morgia (e poi di Rumignani e successivamente di Fiorucci) nel ‘05/06: 5 punti.
Alla fine quella squadra concluse, comunque, al 13° posto ed evitò se non altro di precipitare in C2. Non bene neanche le prime 7 giornate del Foggia di Campilongo (poi passato nelle mani di Galderisi) nel ‘07/08, e del Foggia del tandem Porta-Pecchia (poi avvicendati da Ugolotti) nel ‘09/10. Entrambe le formazioni non andarono infatti al di là dei 6 punti complessivi.
Come, più recentemente, ha fatto il Foggia di Marchionni nel ‘20/21. Il miglior avvio resta, invece, quello del Foggia targato Stroppa del ‘16/17: 19 punti, frutto di 6 vittorie ed un solo pareggio. Quella squadra – come si ricorderà – vinse, alla fine, il torneo centrando l’obiettivo della promozione diretta. Sulla sua scia c’è poi l’undici di Stefano Cuoghi (poi sostituito a stagione in corso da Fulvio D’’Adderio) che nel ‘06-07 si fermò a quota 15, infilando 4 vittorie e 3 pareggi senza mai conoscere il sapore della sconfitta.
Nemmeno il Foggia edizione ‘85-86, quello affidato alle cure di Gibì Fabbri tanto per intenderci, e che avrebbe dovuto stracciare il campionato proprio come quello assemblato da Canonico, seppe fare peggio di questo: 36 anni fa vigeva ancora la regola dei 2 punti a vittoria, ed i rossoneri che nelle loro file potevano vantare elementi del calibro di Mosti, Torresani, Crialesi, Gregorio Mauro e Messina, nel segmento iniziale di campionato comprensivo dei primi 7 turni misero assieme 7 punti (10 attuali).
Per ritrovare qualcosa di molto simile a questa partenza-horror bisogna andare a ritroso addirittura di 81 anni, alla stagione di C 1941-42: quel Foggia che aveva in panchina il romano Angelo Benincasa, e che era nella quasi totalità composto da elementi indigeni, nelle prime 7 giornate infilò cinque sconfitte (con Aviosicula Palermo, Siracusa, Trani, Taranto e Juventina Palermo), 1 pari (a Brindisi) ed una sola vittoria (conquistata a Potenza proprio alla settima).
Il dato attuale, quindi, è inquietante, e la dice lunga sulla inconsistenza di una formazione così tanto decantata durante il mercato, e poi rivelatasi all’atto pratico impalpabile e di basso profilo. E sabato allo Zaccheria arriva il Crotone (si giocherà alle 14,30 anziché alle 17.30): la serie negativa rischia seriamente di allungarsi...
(con la collaborazione di Massimo G. Marsico)
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