Si segna col contagocce: Ogunseye e Vuthaj girano a vuoto

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Tre gol in 7 gare di campionato. Basterebbe questo dato per dare una prima risposta ai tanti problemi che affliggono il Foggia di questo primo scorcio di stagione.

Un incubo vero e proprio che ha trascinato la squadra al penultimo posto in classifica con il triste primato del peggior attacco del girone. Numeri inquietanti. Tutta “colpa” di un mercato all’insegna di una qualità che avrebbe dovuto far dimenticare il Foggia della passata stagione. Invece, la realtà ha mostrato uno scenario totalmente diverso: quelli che avrebbero dovuto essere i nuovi protagonisti, all’improvviso si sono smarriti nel grigiore generale.

Da Ogunseye a Vuthaj, passando per D’Ursi, Peralta e Schenetti, il fiore all’occhiello del mercato. Colui che avrebbe dovuto sostituire il giocatore più decisivo degli ultimi due anni: capitan Curcio e che è ancora assente ingiustificato. Calciatori di talento, ma che finora non sono riusciti a scalfire i dubbi del popolo rossonero. Che nel giro di due mesi è passato dai vari Ferrante, Curcio e Merola a Ogunseye, Peralta e D’Ursi.

Il tridente di Zdenek Zeman era stato in grado di segnare 42 gol in campionato, una enormità rispetto a quanto visto finora. Il raffronto tra i due attacchi dopo 7 giornate è eloquente: 12 gol per il primo, 3 per il secondo.

Una differenza netta, che chiama in causa innanzitutto Zeman. La storia del tecnico di Praga ha sempre raccontato di squadre votate all’attacco con una innata propensione al gol. Una tendenza che ha confermato anche nella passata stagione con le 62 reti (69 contando le due sfide col Catania poi invalidate ndr) messe a segno dal Foggia. Nessuno di quei protagonisti, Curcio a parte, era riuscito fino a quel momento ad andare in doppia cifra. Un dettaglio non di poco conto che depone in favore del boemo.

Ogunseye in carriera è arrivato solo una volta a quota 9 gol con l’Olbia (stagione ‘19-20), e nella passata stagione ha contribuito alla promozione in Serie B del Modena con un bottino risicato di 5 gol, spesso peraltro partendo dalla panchina. Complici i continui infortuni, ma anche una concorrenza a dir poco agguerrita. Stesso discorso vale per D’Ursi e Peralta. Profili di livello assoluto, ma che non hanno lasciato traccia del loro passaggio né a Pescara e nemmeno a Terni. Anche in questo caso gol con il contagocce: 5 per l’attaccante campano, solo 1 per l’argentino.

La ragione? La discontinuità nel rendimento. Per non parlare poi di Andrea Schenetti. L’ex Entella è arrivato all’ombra dello Zaccheria tra squilli di tromba ed entusiasmi contagianti. Più che giusto. Talento ed esperienza in Serie B lo avevano eletto a nuovo faro della squadra rossonera. Per ora però pochissimi lampi. Stesso discorso per bomber Vuthaj: tanti, forse troppi i 35 gol dello scorso campionato a Novara. Ma segnati in D, e il salto di categoria si è fatto sentire. Eccome.

E allora la domanda sorge spontanea: non è che siano stati commessi imperdonabili errori di valutazione in estate? E che in tutta fretta ora si debba correre ai ripari? Il guaio è che il mercato di gennaio è lontano e che fra gli svincolati si fa fatica a trovare attaccanti pronti a fare la differenza. 

Roberto Ciavarella

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testatina dillo al direttore WEB

 

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