Esclusioni eccellenti all’orizzonte in vista della sfida alla capolista Crotone? Dal “di dentro” per ora non trapela nulla, il Foggia è concentratissimo a venir fuori da una crisi che pare irreversibile.
Fa quadrato e prova ad isolarsi dalle pressioni esterne. Fabio Gallo è in full-immersion in questi giorni, vuole risalire alla radice di tutti i mali che stanno attanagliando la sua squadra e che non le consentono di esprimersi per quello che dovrebbe essere il suo potenziale. Ma ovviamente, in questa fase, si guarda bene dal lasciarsi andare a qualunque tipo di anticipazione sugli eventuali correttivi che ha in animo di apportare fin da sabato prossimo.
Quelle parole al fiele pronunciate domenica scorsa dal patron Nicola Canonico però continuano a rimbombare nello spogliatoio rossonero. La squadra non ha gradito l’ennesima entrata a piedi uniti del presidente, che dopo aver puntato l’indice accusatorio su Boscaglia, adesso ha messo nel mirino i giocatori.
Accuse precise e circostanziate che in un frangente delicato quale quello attuale sarebbe stato meglio evitare. Ma al patron, evidentemente, non piace lavare i panni sporchi in famiglia, e allora è inevitabile che nel gruppo si registri un moto di ribellione sotterraneo. “Questa squadra spegne la luce alla prima difficoltà, ho detto ai ragazzi che non accetto che non si lotti. La maglia va onorata, sudata. Quest’andazzo non mi piace, se sarà il caso non esiterò a mettere fuori rosa qualcuno”.
Il post-Gelbison, che si era caratterizzato anche per la contestazione alla squadra al casello di Candela al rientro da Pagani, si è arricchito così anche dell’ultimatum lanciato dall’imprenditore di Palo del Colle all’indirizzo di qualcuno che fra i rossoneri starebbe rendendo al di sotto delle aspettative. E che è finito dunque nelle sue grinfie.
Canonico, insomma, ci è ricascato e preannunciando drastici provvedimenti che sembrerebbero sempre più nell’aria alimenta quel clima di caccia alle streghe che ormai sta prendendo il sopravvento attorno al Foggia. “Non mi sta piacendo l’atteggiamento in campo dei calciatori. Ho parlato alla squadra in maniera decisa, con prestazioni di questa portata non esiterò a mettere fuori rosa qualcuno”.
Se insomma l’arrivo simultaneo di nuovo allenatore e ds parevano tracciare una linea di discontinuità con il più recente passato, queste dichiarazioni ricacciano nel caos il Foggia. E danno la stura ad altre velenose polemiche. Già, proprio così, perché come l’avranno presa Fabio Gallo e Matteo Lauriola, chiamati in questo delicato frangente a lavorare soprattutto sotto il profilo mentale con la squadra per liberarla dalle ansie e dai timori che la stanno paralizzando? E come faranno a far capire ai ragazzi che le dichiarazioni del presidente vanno lette solo e soltanto come un semplice sfogo, e non certo come un diktat che sa tanto di imposizione?
Sarebbe interessante, di converso, capire a chi siano stati indirizzati gli strali del numero uno del club rossonero, che senza fare nomi ha comunque lasciato intendere che è insoddisfatto delle prestazioni di taluni. Facili immaginare chi: sicuramente non dovrebbe trattarsi degli acquisti eccellenti messi a segno nel corso del mercato estivo, che dovevano dare valore aggiunto al Foggia e che viceversa si sono rivelati inadeguati. Almeno finora.
Fra i nuovi finora i soli Nobile, Costa, Odjer e a tratti Frigerio non hanno sfigurato, impalpabili Di Noia, Peralta e Schenetti, male invece Malomo, D’Ursi e Ogunseye che in pre-campionato (e contro squadre dilettanti) avevano viceversa ben impressionato.
E dei vecchi, di coloro cioè che Boscaglia prima e Gallo poi hanno ereditato dalla precedente gestione Zeman chi si sta salvando? Dalmasso da qualche settimana è uscito dai radar rossoneri e non figura più nemmeno fra i convocati, Rizzo è appena rientrato dall’infortunio che lo tenuto fermo ai box per circa due mesi, Di Pasquale non è più il perno difensivo ammirato la scorsa stagione, idem dicasi per Sciacca che oltretutto non è più titolare. Restano Garattoni e Petermann, gli ultimi reduci di matrice zemaniana: il difensore non sta giocando con regolarità e si sta esprimendo ad intermittenza, anche se contro AZ Picerno (in Coppa) e Gelbison sabato scorso è stato fra i meno peggio.
Discorso a parte merita invece il play, che è l’elemento che in questa fase più di tuti sta pagando l’addio del boemo. Nel 4-2-3-1 prima e nel 4-3-2-1 poi sta faticando più del previsto a ritrovarsi, inizialmente anche sacrificato da Boscaglia sembra la brutta copia del giocatore ammirato la passata stagione. Una inspiegabile metamorfosi che ne sta condizionando il rendimento, e che lo ha fatto salire sul banco degli imputati della critica feroce dei tifosi.
E non solo. Già, perché sussurri incontrollati sostengono che uno dei presunti colpevoli del momento-no sui quali il patron starebbe concentrando le sue attenzioni sia proprio l’ex Cesena. Se sarà il primo della lista a finire in panchina lo si capirà fin dalla prossima gara con il Crotone, primo crocevia di stagione per il Foggia: se Petermann non ci sarà troveranno conferma certe indiscrezioni.
Ma, purtroppo, sarebbe anche un brutto segnale per il nuovo corso firmato Gallo-Lauriola.
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