Nella scorsa stagione il Foggia di Zeman concluse il campionato al 7° posto, ma risultò il secondo miglior attacco del girone C con 62 gol realizzati (due in meno del Palermo che arrivò terzo nel raggruppamento meridionale, ma poi vinse i play off). Un bottino di reti all’attivo tra i più ricchi nella storia rossonera (il traguardo delle 60 reti – al di là della serie e del numero delle squadre partecipanti – è stato superato solo otto volte dal dopoguerra in poi), svilito purtroppo dal numero eccessivo di gol subiti (come spesso accade alle squadre del boemo): 51.
Tra gli attaccanti, si distinsero in modo particolare Ferrante, Curcio e Merola (34 reti in tre). Nessuno di loro, per motivi diversi, è rimasto qui da noi. Forse ve ne sarebbe stato bisogno, visto come la squadra ora di Gallo (e prima di Boscaglia) fatica a trovare la via del gol. E’ questa una condizione che piace poco al popolo rossonero, abituato – in particolare negli ultimi tempi, ma non solo – ad applaudire soprattutto chi mostra confidenza con la porta avversaria (o comunque prova ad offendere più che a difendere). E’ accaduto, di recente, con Stroppa in panchina (70 reti in C nel ‘16/17, 66 l’anno seguente in B) e – per limitarci alla Terza Serie – ancor prima con De Zerbi (63 gol nel ‘14/15, due in meno nel campionato successivo).
E’ sempre stata una caratteristica delle squadre allenate da Zeman (l’allenatore che più di tutti è stato sulla panchina rossonera: oltre mille volte, la prima a metà degli anni ‘80) avere una certa facilità nell’andare a segno, indipendentemente dalla categoria. Nel suo primo campionato di serie A (‘91/92) il Foggia (che concluse al nono posto, facendosi applaudire per il suo “calcio-champagne”) realizzò ben 58 gol, secondo solo al Milan campione d’Italia (che ne fece 74). E’ il record di segnature in massima serie del Foggia.
Il tridente offensivo era quello “delle meraviglie”: Rambaudi – Baiano – Signori. L’anno prima, in B, aveva contribuito notevolmente al bottino finale di 67 reti (record rossonero nel campionato cadetto). Una cifra, quest’ultima, replicata anche da un’altra squadra zemaniana (quella che schierava in attacco Sau ed Insigne), sia pure in serie C: nel campionato ‘10/11, concluso però dal Foggia solo al 6° posto. Ma in Terza Serie – come vedremo a breve – c’è chi ha segnato finanche di più.
Invero non erano mancate – negli anni addietro (prima dell’avvento di Zeman) – squadre a vocazione offensiva dalle nostre parti. Su tutte quella di Vincenzo Marsico (dopo Zeman, l’allenatore che più a lungo ha guidato il Foggia). Nel campionato di serie C ‘50/51 mise a segno ben 78 reti (24 firmate dal centravanti Luigi Silvestri), tuttora il record assoluto di gol all’attivo del Foggia in un torneo nazionale dal dopoguerra in poi. Fruttarono 21 vittorie e 10 pareggi.
Non furono, però, sufficienti per staccare in classifica la rivale più agguerrita: lo Stabia di Arnaldo Sentimenti. Finirono a pari punti, e la squadra campana si aggiudicò lo spareggio-promozione di Firenze (qui da noi, uno degli eventi sportivi più ricordati degli anni ’50: lo Stabia s’impose per 2-0).
Non va dimenticato, però, il Foggia di Oronzo Pugliese. Nel campionato cadetto ‘62/63 realizzò 56 reti (non poche per l’epoca), facendo brillare la stella di Nocera (il più grande goleador della storia rossonera: 121 marcature, considerando tutte le competizioni), autore di 24 gol. Non era facile in quegli anni (’60 e ’70, nei quali andava di moda il “calcio all’italiana”) segnare a raffica.
Ancor di più per una “provinciale” come il Foggia che si affacciava da poco alla finestra del “calcio che conta” dopo anni nelle serie minori. Non a caso è della stagione ‘73/74 il minimo storico rossonero di gol fatti: appena 20, realizzati dal Foggia di Lauro Toneatto nel campionato di serie A, conclusosi inevitabilmente con la retrocessione. Per la cronaca, miglior marcatore fu Silvano Villa con appena 5 reti.
Sono passati alla storia rossonera (per le poche reti realizzate) due squadre della prima metà degli anni ’80, entrambe legate al nome di Lamberto Giorgis. Nell ‘82/83 il tecnico di Città di Castello prese il posto di Lamberto Leonardi, ma non riuscì ad evitare al Foggia di nuovo il baratro della serie C (dov’era già caduto nel ’79). Quella squadra (che schierava in attacco la coppia Bordon – Desolati) segnava col contagocce: realizzò appena 24 gol (di cui solo tre in trasferta).
Invece nell’‘84/85 Giorgis fu in panchina dall’inizio, ma a campionato in corso lasciò il posto a Graziano Landoni. Quella squadra (centravanti Gori, con Tappi e Bruzzone sulle ali) mise a segno appena 26 reti, fallendo l’obiettivo del ritorno in B (concluse, infatti, all’ottavo posto). Si tratta di record negativi per le rispettive categorie. Speriamo non vengano più aggiornati…
Massimo G. Marsico
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