C’è Di Bari sulla strada del Foggia, il ds delle Vespe domani sfida il suo passato

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A tutto Di Bari. Alla vigilia della sfida di campionato tra Juve Stabia e Foggia, il direttore sportivo dei campani analizza quella che per lui sarà una partita a dir poco speciale. Inevitabile. Da una parte il presente e la sua squadra attuale costruita con duro lavoro, pazienza e abnegazione. Dall’altra il passato ricco di storia e legato a doppio filo al Foggia, la squadra quella che lo ha portato nell’olimpo del calcio italiano: la Serie A. Ma che lo ha forgiato anche dome dirigente. Una maglia tatuata addosso, e che domani lo vedrà per la prima volta da avversario in veste di ds.

Partiamo dalla fine: la sconfitta col Taranto. Un risultato duro da digerire, soprattutto per come è maturato.

Sinceramente mi aspettavo di più da una partita che naturalmente nascondeva le sue insidie. Abbiamo fatto una prestazione assolutamente negativa contro un avversario impaurito, ma che alla fine ha preso coraggio grazie al nostro atteggiamento. Ci sono stati degli errori arbitrali, ma questo fa parte del gioco e non dobbiamo aggrapparci a certi alibi. L’unica cosa da fare è concentrarci sulla nostra prestazione, ripeto assolutamente negativa.

Un risultato che comunque non cancella un ottimo avvio inizio di stagione, no?

Assolutamente. Sono convinto che sia stato solo un incidente di percorso, possono capitare delle partite dove non rendi al meglio per i motivi più disparati. Ad esempio noi giochiamo sul sintetico, a Taranto sembrava di stare sulle sabbie mobili. Però bisogna dire che queste difficoltà le hanno anche gli avversari, quindi l’unica cosa da fare è creare quello spirito di adattamento necessario per ogni evenienza. Preferisco allora pensare allora che si sia trattato solo di una giornata no. Punto.

Come nasce questa Juve Stabia?

Dal lavoro fatto questa estate sulla base degli obiettivi societari fissati. Ovvero fare un campionato di assestamento con un gruppo composto da over e under che ci permettano di fare minutaggio. Un lavoro che ho portato a termine grazie al sostegno della società e dell’amministratore Polcino e della famiglia Langella che mi hanno permesso di lavorare nel miglior modo possibile.

Di Bari in questo contesto rappresenta il valore aggiunto?

No, Di Bari è semplicemente un addetto ai lavori che cerca di fare al meglio il suo mestiere. Cercando di sbagliare il meno possibile, sapendo ovviamente di non avere la bacchetta magica. Quindi è fondamentale inglobare più cose possibili: dalla forza di un gruppo e del suo allenatore a quella del club, passando attraverso il supporto che si riesce ad avere e a dare nei momenti di difficoltà. Perché è in quelle situazioni che si vede la reale forza di un direttore e dell’intera società. Per quel che posso cerco di tramettere i valori che ci hanno permesso di lottare per qualcosa di importante e raccogliere soddisfazioni. Principi che derivano dal sacrificio quotidiano che ho sempre messo in tutto quello che ho fatto.

A Foggia è un momento difficile. Conoscendo il pianeta rossonero, cosa crede non abbia funzionato?

Vivendo la situazione dall’esterno, la mia non può che essere un’opinione molto relativa. Sicuramente qualcosa non è andata nel verso giusto, quando ti ritrovi in situazioni di questo tipo  è giusto che ognuno si faccia un esame di coscienza. Ovviamente qualcuno ne paga le cnseguenze, come è successo a Boscaglia o al direttore sportivo. Chi li ha sostituiti ha cercato di dare una scossa, e la vittoria col Crotone è una chiara reazione. Però ripeto, quando ti ritrovi in queste situazioni l’importante è fare un’analisi a 360 gradi. Dalla proprietà ai calciatori, ma io includo anche la cosiddetta squadra invisibile che lavora intorno alla gruppo. Perché la positività arriva da tutti ed è giusto analizzare ogni aspetto dell’ambiente che ti circonda.

In questo senso, la vittoria con l’ormai ex pima della classe, l’ha sorpresa?

Sono sincero, una risposta della squadra me l’aspettavo, e dunque non mi meraviglio. Perché dopo tanti risultati negativi se non reagisci diventa difficile andare avanti. Però bisogna aggiungere che il Foggia ha dalla sua la forza del pubblico, che ti supporta anche nei momenti di difficoltà. Certo i tifosi possono essere avvelenati quando non arrivano i risultati, ma durante la partita ti sorreggono sempre, e questo è fondamentale. Naturalmente quando le cose non vanno per il verso giusto, il pallone scotta fra i piedi. Devi avere gli attributi per giocare a Foggia, altrimenti devi soltanto cambiare mestiere”

Domani arriva il Foggia. Che partita sarà?

Tosta e secondo me neanche bella. Perché si affronteranno due squadre che vorranno fare risultato e non credo che il bel gioco possa prevalere. Entrambe penseranno al sodo in un match dove prevarrà l’aspetto mentale. Il Foggia è stato attrezzato per puntare a qualcosa di importante, invece la Juve Stabia è stata costruita per cercare di fare sempre meglio gara dopo gara. Non sarà facile per nessuna delle due contendenti.

Roberto Ciavarella

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