Panchina bollente, resisterci ormai è un gioco d’equilibrismo

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Dev’essere diventata bollente, la panchina del Foggia. Nessuno riesce più a starvi seduto per molto tempo. Arriva prima o poi il momento in cui il calore diventa insopportabile. E ci si alza, senza volersi più riaccomodare (vero, Zeman?). Ben quattro allenatori si sono già avvicendati su di essa in questa stagione. Roba da record. 

Il primo è stato Boscaglia, presentato con… squilli di trombe e fuochi d’artificio. Si sedette agli inizi dello scorso luglio (con il manuale del 4-2-3-1 in mano), ma già a fine settembre (dopo le prime, disastrose, sette giornate di campionato) fu invitato ad alzarsi. Cosa che fece.

Poi toccò, per pochi giorni, a Gentile. C’era lui in panchina allo Iacovone, quando il Taranto fece suo (incredibilmente) il derby. Ma si trattava di un semplice “traghettatore”, come suole dirsi. Gallo ha tenuto duro per cinque mesi.

Prese il Foggia (agli inizi di ottobre) che era al penultimo posto in classifica. Lo ha portato per mano al quarto. Dandogli, al contempo, una precisa identità tattica (con il 3-5-2). Poi (dopo 22 partite, le ultime – a suo dire – con la… spada di Damocle di un possibile quanto immeritato esonero) non ce l’ha fatta più. E, non senza clamore, ha salutato tutti (compresa la squadra, anche se in leggero ritardo). Beh, quasi tutti (riteniamo)…

Adesso v’è Somma. Ha esordito ad Andria, l’altro ieri (seduto in tribuna per una vecchia squalifica). Era “seconda voce” nelle telecronache delle gare di C trasmesse da Rai Sport. Pare che in una di queste avesse detto che il Foggia “ha un grande presidente”. Dev’essersi sentito lusingato, Canonico. Così s’è ricordato di lui, quando Sapio era alla disperata ricerca di qualcuno che accettasse (per poco tempo e per pochi soldi) di succedere a Gallo.

Non ha guardato più di tanto al suo curriculum (nove esoneri a controbilanciare i tre campionati vinti, un bel po’ d’anni fa), il presidente. Ha puntato sulla voglia di riscatto del 59enne tecnico di Latina offrendogli ancora un’opportunità dopo l’ultima esperienza negativa (quella di Potenza del 2020, peraltro l’unica degli ultimi sette anni). “Quando non ti squilla più il telefono e all’improvviso ti arriva la chiamata del Foggia, puoi dire solo una cosa: grazie”. Parole – quelle pronunciate da Somma (con le lacrime agli occhi) nella conferenza-stampa di presentazione (giovedì scorso) – assai significative (e commoventi). Ora, la domanda che si pongono in tanti è la seguente: visti i precedenti, quanto durerà sulla panchina rossonera?

Oh, sia chiaro: non si provi a trovare un fil rouge tra i quattro allenatori del Foggia di questa stagione. Sarebbe impossibile. Del resto in pochi mesi si sono passati il testimone “tecnico” ben tre direttori sportivi: Belviso (sollevato dall’incarico), Lauriola (dimessosi) e Sapio (promosso dal settore giovanile e già confermato ds anche per il prossimo anno, parola del patron). Insomma nel mare del calcio, la barca rossonera sembra veleggiare a vista. Poi, magari – ce l’auguriamo – finirà per approdare nel porto della B.

Eppure sino a qualche anno fa gli allenatori si fermavano a Foggia volentieri anche per più di una stagione. E’ successo con Stroppa (’16-‘18), De Zerbi (’14-‘16) e Padalino (’12-‘14) nell’ultimo decennio. Così come con Marino (’02-’04), andando ancora più indietro nel tempo. Non a caso, tecnici capaci di scrivere pagine tra le più interessanti della storia rossonera (almeno del nuovo millennio, alquanto avaro di soddisfazioni).

Avevano un progetto da portare avanti, un obiettivo da raggiungere. Ed anche chi (come De Zerbi) alla fine non è riuscito a centrarlo, ha ugualmente lasciato un ottimo ricordo. Certo, non sono mancati allenatori che sono durati lo spazio di pochi mesi. Ed il motivo è quasi sempre stato lo stesso: la mancanza di risultati. Come Grassadonia (‘18/19), Bonacina (‘11/12), Campilongo (‘07/08), Cuoghi (‘06/07) o Giannini (‘04/05), ripercorrendo a ritroso gli ultimi due decenni.

Ci vollero addirittura tre tecnici per salvare la stagione rossonera nel ‘05/06: Morgia, Rumignani e Fiorucci. Successe, in precedenza, qualcosa di simile nel ‘00/01 (Mancano, Arcoleo e Pace) e, ancor prima, nell’‘81/82 (Puricelli, Tagliavini e Veneranda). E tre ne furono tesserati due stagioni fa (Capuano, Maiuri e Marchionni), solo che due se ne andarono prima dell’inizio delle gare ufficiali.

Ma quattro, no. Non era non è mai accaduto in precedenza nella storia rossonera di contare così tanti allenatori in un solo campionato. E’ successo in questa stagione.

Massimo G. Marsico

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