Rimonta completata e 3° posto agganciato. Il Foggia che rilancia le sue quotazioni alla borsa del campionato, può far bella mostra di un inseguimento coronato sabato scorso a spese del Pescara. Sul quale è stato capace di recuperare addirittura 17 punti. Se la remuntada sarà premonitrice di altro è ancora prematuro per dirlo, nel senso che la rincorsa a perdifiato dei rossoneri non si sa poi a cosa porterà a fine stagione. Statistiche alla mano negli ultimi 55 anni solo in altre due occasioni è capitato qualcosa di analogo: nel ‘67-68 e nell’89-90, per la precisione, ed in entrambe le circostanze il Foggia militava in B.
Più vicino temporalmente c’è poi il precedente di serie D del ‘13 in cui la formazione di Pasquale Padalino riuscì a centrare la quinta piazza finale e l’ultimo posto utile per i playoff a spese del Bisceglie all’epoca guidato dall’attuale patron rossonero Nicola Canonico, che nel girone di ritorno dilapidò per strada un vantaggio sontuoso consentendo ai dauni di sopravanzarli in classifica di due lunghezze. In tutti e tre i casi, però, fu rincorsa vana, perché poi a fine stagione non arrivò la promozione.
Nel ‘68 accadde qualcosa di molto simile a quanto si sta verificando ora. Quel Foggia era appena retrocesso fra i cadetti, e con il riconfermato Bonizzoni in panchina provava a rialzarsi. Si era appena chiuso un ciclo, e si provava soprattutto a ringiovanire i ranghi con gli arrivi di Pirazzini, Montepagani, Rolla e Pavone. L'obiettivo era quello di tentare l'immediata risalita, anche se c’era però da fare i conti con una situazione societaria ingarbugliata: il divorzio da Rosa Rosa ed il temporaneo commissariamento di Micucci avevano aperto in seno ai vertici una falla. Ma erano le vicende del campo a tenere banco con il vento di fronda che soffiava forte sul capo di Bonizzoni, che dopo 9 giornate aveva racimolato appena 7 punti, il che metteva a forte rischio la sua panchina.
La situazione si aggravò ulteriormente dopo i due ko consecutivi casalinghi con Monza e Padova, alla quale avrebbe fatto seguito una nuova sconfitta, a Verona. Fu a quel punto che il commendator Antonio Fesce, fresco di nomina alla reggenza, avrebbe inaugurato il suo mandato all'insegna del decisionismo: nonostante il successo a Venezia, infatti, Fesce durante il viaggio di ritorno comunicò a Bonizzoni di avergli affiancato il direttore tecnico Serafino Montanari. Un modo elegante per scaricarlo. La svolta tecnica avrebbe prodotto gli effetti sperati, il tecnico ferrarese con tre mosse avrebbe rimesso in piedi il Foggia affidando a Pirazzini il ruolo di libero, rispolverando lo stagionato Gambino, e accantonando un ormai appannato Nocera per il frizzante Rolla, che andrà a far coppia con Traspedini.
Trovata la quadratura, il Foggia prenderà a viaggiare con il vento in poppa e infilerà altri 15 risultati utili consecutivi che gli consentiranno di inserirsi di diritto nella lotta per la promozione. Sul più bello, però, qualcosa si sarebbe inceppato. Nella gara interna con la Reggiana, inattesa giungerà la sconfitta, la squadra pagherà lo sforzo di una sensazionale rincorsa, e il suo passo fino alla fine per quanto regolare non sarà più incisivo. Fatali risulteranno le due consecutive trasferte di Pisa e Messina, dalle quali i rossoneri torneranno a mani vuote. Il Foggia alla fine si fermerà a 47 punti, come il Bari, ma a beffare rossoneri e biancorossi sul filo di lana saranno Verona e Pisa che a quota 48 a braccetto potranno far festa.
Ormai 23 anni fa, stagione ‘89-90 anche il Foggia di Zdenek Zeman inscenò una rimonta da urlo che ebbe però un epilogo amaro. Il boemo era appena tornato in sella, scaricato Caramanno che pure aveva firmato la promozione, si gettavano le basi per il rilancio definitivo del calcio foggiano. Gli unici sopravvissuti ai venti del rinnovamento furono List, Codispoti, Ferrante e Barone, ai quali si aggiungeranno l'emergente Mancini e Pasquale Padalino. Il ds Pavone farà il resto rivoltando l’organico come un guanto: Miranda, Grandini, Guerini e Zangara in difesa; Manicone, Nunziata e Fonte a centrocampo; Signori, Rambaudi e Meluso in prima linea. Un'operazione di sottile chirurgia plastica, che richiese anche cospicui investimenti sul mercato.
Si ripartirà dal 4-3-3, ma gli esordi in campionato non furono incoraggianti, la squadra faticava a fare propri i metodi introdotti dal suo nuovo allenatore, fra l'8^ e l'11^ giornata, i rossoneri inanellarono addirittura 4 ko consecutivi che sarebbero valsi la zona a rischio. Il successo liberatorio di fine novembre sul Messina riporterà un po' di serenità in un ambiente in fibrillazione, ma i dubbi permanevano. Il Foggia stentava a decollare e la classifica continuava a rimanere precaria. Il 30 dicembre, nell'ultima giornata di andata, a Monza il boemo si giocava le residue chanche di salvare la panchina: in caso di sconfitta lo attendeva l'esonero.
Accadde invece che il Foggia al Brianteo, sotto di un gol, riuscì a riemergere grazie ad una prodezza di Signori. Sarà la svolta tanto attesa, dalla 22^alla 31^giornata, infatti, i rossoneri infileranno una striscia di dieci risultati utili consecutivi e ben quattro vittorie conquistate lontano dallo Zaccheria. E così il Foggia si ritrovò addirittura proiettato nelle alte sfere della classifica, a ridosso dalla quarta poltrona utile per la promozione in A.
Il 22 aprile nel match casalingo con il Toro, ai rossoneri si presenterà un'occasione irripetibile: battere i granata avrebbe voluto dire compiere il definitivo salto di qualità, ed inserirsi di diritto nel novero delle formazioni candidate alla promozione. Davanti a 25mila spettatori il sogno invece si infrangerà di fronte alla prodezza di Fimognari.
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