I playoff, innanzitutto. E davanti a tutto. Ma c’è sempre il fronte caldo di un futuro tutto da decifrare che in un modo o nell’altro ruba la scena. E solleva molti interrogativi. L’indiscrezione trapelata nelle ultime ore di possibili scintille in essere fra l’area tecnica ed il ds Piergiuseppe Sapio ha colto di sorpresa. Ma fino ad un certo punto, conoscendo la filosofia calcistica di Delio Rossi.
Che da quando ha messo piede a Foggia vive il gruppo a tutto tondo. E all’esterno parla poco. E quando lo fa, le sue parole fanno rumore. Perché con pochi flash getta squarci illuminanti su quella che è la mission che intenderebbe portare avanti da queste parti.
Poco importa, allora, se in tutta fretta patron Canonico ha provato a correggere il tiro e a lanciare segnali di distensione che vanno nella direzione di una unità d’intenti che in questo frangente dovrebbe pervadere tutto l’ambiente rossonero. La questione c’è, a prescindere. Si pone, è sul tavolo, e quanto prima andrà affrontata.
Perché al di là di quello che potrà essere l’esito finale di questa stagione, che era e rimane ancora tutto da scrivere, è ovvio poi che la proprietà sia chiamata a dirimere una questione che le vicende del campo stanno facendo passare in questo frangente in secondo piano. Ma che si riproporrà in tutta la sua attualità appena scorreranno i titoli di coda di questa annata dalle mille sfaccettature.
Delio Rossi oggi, ma soprattutto domani: sarà lui la chiesa al centro del villaggio in prospettiva, perché è stato il tecnico riminese a far tornare le cose al loro posto, proprio quando ormai pareva improbabile poter scongiurare il peggio. Difficile, infatti, ipotizzare che a conclusione di questi tre mesi, il rapporto di Rossi sulla panchina del Foggia non prosegua, dovrebbero verificarsi una serie di eventi imprevedibili che francamente non paiono realizzabili. Anche se il recente passato insegna che quando c’è di mezzo Nicola Canonico, meglio non dar nulla per scontato. L’imprenditore di Palo del Colle, che da oltre un mese vive (apparentemente) solo a distanza il pianeta-Foggia, in ques’ultimo periodo starebbe osservando con attenzione l’operato dei suoi più stretti collaboratori.
Perché poi al di là di ciò che sembra, vuole fortissimamente restare in sella. A dispetto di quello che (volutamente) lascia trasparire.
A breve il patron tirerà una linea, e trarrà un bilancio di quest’ultima stagione che in partenza doveva essere tutta fiori e rose e che, non ci fosse stato il ricorso a Fabio Gallo a inizio ottobre, sarebbe stata completamente fallimentare.
Il presidente sa bene che, nel caso in cui dovesse dare continuità al progetto tecnico con Rossi punto di riferimento principale, si renderebbe inevitabile il divorzio da Sapio. Che è stata una scelta estemporanea dettata dalla contingenza del momento, ma che oggettivamente non può avere un futuro. Soprattutto se in panchina c’è un signor allenatore come Delio Rossi. Che ha bisogno di confrontarsi quotidianamente con un interlocutore credibile, che abbia le conoscenze adeguate e, soprattutto, una visione del calcio non molto dissimile dalla sua.
Sapio in questi mesi in cui dalla gestione in proprio del settore giovanile è sbarcato in prima squadra ha fatto attorno a sè terra bruciata: prima ha inasprito fino alle estreme conseguenze i rapporti con Gallo, quindi con l’avvento di Somma si è vestito di un’autorità all’interno dello spogliatoio che alla squadra (ed ai senatori, soprattutto) non è andata giù. Il gesto di disappunto nei riguardi di Thiam in occasione del derby di Cerignola dopo il vantaggio dei padroni di casa (con il portiere senegalese incerto nell’intervento che era valso il vantaggio degli ofantini) non era passato inosservato alla squadra.
Ma già precedentemente gli atteggiamenti spavaldi del direttore sportivo in panchina (più volte notato intrattenersi al telefonino a gara in corso, facile immaginare con chi, ndr) avevano scatenato più di una reazione nel gruppo. E i riverberi si sono visti tutti nel tumultuoso post-gara con il Monterosi che ha prodotto l’ennesimo ribaltone, e in cui sembrerebbe che un giocatore sia passato alle vie di fatto con il dirigente jonico.
Segnali inequivocabili di un malessere serpeggiante: di fatto Sapio da quel giorno è stato scaricato dallo spogliatoio, e della cosa ovviamente è stato messo subito al corrente il subentrante Delio Rossi. Che non ci ha messo molto a rimettere tutti i tasselli al loro posto.
Se ultimamente il ds lo si nota sempre meno al campo agli allenamenti, se in trasferta è puntualmente assente, e se durante le gare casalinghe si accomoda sistematicamente nello skybox una ragione ci sarà pure. Che Sapio dunque dopo questa breve parentesi riprenda il suo posto nel settore giovanile è più di una semplice ipotesi.
Ma è più in generale una rivisitazione a tutto tondo della governance rossonera che si rende necessaria a stretto giro. Impalpabile, ad esempio, anche l’opera del dg Vincenzo Milillo, un altro dei fedelissimi di Canonico: il dirigente barese (che sarebbe in odore di rientro sul posto di lavoro dopo la conclusione del periodo di aspettativa che si è concesso) potrebbe presto concludere la sua avventura in seno al club rossonero. Posizione in bilico più che mai anche la sua, ma se non altro un giorno potrà raccontare ai nipotini di essere stato il dg del Foggia. Mica di un club qualunque.
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