Ancora sette giorni e poi i playoff faranno capolino allo Zaccheria. Solo giovedì sera però il Foggia saprà chi sarà l’avversario da sfidare in gara secca con due risultati su tre a disposizione per accedere alla poule nazionale, nel frattempo in casa rossonera ci sono due precedenti che incoraggiano a un cauto ottimismo: Delio Rossi sa come si fa ad arrivare fino in fondo negli spareggi, in carriera gli è già capitato due volte di fare centro. E i due fortunati precedenti in qualche modo finiscono con lo scacciare via i cattivi pensieri che accompagnano il Foggia quando sulla sua strada si materializzano i playoff.
Rossi nel 1993, al debutto in C a soli 33 anni, andava ad allenare la Salernitana e al termine della stagione regolare concludeva il campionato al secondo posto con la Reggina alle spalle del Perugia, conquistando l'accesso ai playoff. Le vittorie contro la Lodigiani e la Juve Stabia gli sarebbero valse poi la promozione al primo anno da allenatore professionista. La storia si sarebbe ripetuta 22 anni più tardi: il 4 maggio 2015 sbarcava sulla panchina del Bologna, in Serie B, in sostituzione dell’esonerato Diego Lopez; firmava un contratto con rinnovo automatico in caso di Serie A. Il 9 giugno successivo conquistava la promozione nella massima categoria pareggiando 1-1 nella finale play-off contro il Pescara, grazie al miglior piazzamento in classifica.
Oggi come allora, Rossi sta per riprovarci sulla panchina del Foggia. A Salerno ormai 30 anni fa seppe riportare entusiasmo e passione dopo anni bui. Ed è ancora scolpita negli occhi e nel cuore degli appassionati granata quella straordinaria cavalcata. Era una Salernitana tutta nuova quella che stava per finire nell’orbita di Pasquale Casillo: la società voleva risalire ma senza proclami, in porta arriverà Antonio Chimenti, nipote del compianto Vito, bomber di serie B degli anni ‘70, e figlio di Francesco, attaccante per anni alla Samb.
In difesa sbocceranno i giovani talenti Fresi e Grassadonia, a centrocampo il fantasista Strada e le ali Rachini e Ricchetti, in attacco il capitano e centravanti Giovanni Pisano, colui che diventerà il simbolo della rinascita. In panchina invece la novità Delio Rossi, agli esordi nei panni di allenatore dopo la parentesi di Torremaggiore, e che a Foggia aveva guidato la formazione Primavera studiando i metodi di Zdenek Zeman, il tecnico che avrebbe stregato Rossi sulla via dello Zaccheria e dal quale il debuttante riminese volle prendere spunto per allenare una compagine ambiziosa come la Salernitana.
La partenza sarà a singhiozzo: nelle prime quattro giornate i granata raccoglieranno due pareggi, una vittoria e una sconfitta con un solo gol all’attivo e un’organizzazione ancora in fase embrionale. Più di qualcuno a Salerno inizierà a storcere la bocca, il girone d’andata scorrerà via fra alti e bassi col picco negativo della sconfitta per 3-0 rimediata a Perugia alla vigilia di Natale. Nella seconda parte di stagione però sarà tutt’altra musica, dal 13 febbraio al 13 marzo arriveranno quattro vittorie consecutive, nel girone di ritorno i campani non perderanno mai, chiuderanno terzi e accederanno dunque ai playoff.
In semifinale gli uomini di Delio Rossi affronteranno la grande rivelazione del torneo, la Lodigiani; l’andata si gioca all’Olimpico di Roma, ma sembrerà di essere all’Arechi, tanti sono i tifosi salernitani che tremeranno all’iniziale vantaggio dei biancorossi romani, prima del pari su rigore firmato da Pisano.
Nella gara di ritorno dopo neanche mezz’ora i granata sono già sul 2-0, la partita terminerà 4-0 proiettando la Salernitana alla finale. Che si giocherà in campo neutro a Napoli contro i corregionali della Juve Stabia; un derby caldo e sentito, che si disputerà in una cornice di 40 mila spettatori. Sin dalle prima battute la Salernitana di Delio Rossi dominerà in lungo e in largo, e nella ripresa troverà le reti che determineranno il 3-0 finale e il ritorno in serie B dopo tre anni. Alla fine Rossi sarà portato in trionfo: le sue lacrime di fronte ai tifosi granata sono ancora oggi una delle immagini più toccanti della storia campana.
Dal ‘93 al ‘15: il Bologna dopo un anno di purgatorio torna in A. Il tutto al termine di un’annata a dir poco travagliata. Al Matusa, il 2 maggio, il Bologna perdeva contro il Frosinone e vedeva così sfumare la possibilità della promozione diretta in Serie A. Diego Lopez veniva esonerato. Al suo posto Delio Rossi.
Nei play off il cammino sarà tortuoso. Nel primo turno, a fatica, Cacia e compagni eliminano l’Avellino. In finale, contro il Pescara la sfida sarà dura. Al Dall’Ara, però, finisce in parità e la promozione è cosa fatta.
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