Il giorno dopo, la disfatta fa più male ancora. Perché la notte non è illusoria e ha riportato a galla vecchie crepe. Che adesso sono diventati squarci sempre meno rassicuranti sull’orizzonte rossonero.
Il Foggia che è uscito a pezzi dal Monterisi e che è, salvo miracoli, a un passo dall’eliminazione dai playoff per mano dei cugini del Cerignola, ormai è ai titoli di coda. E anche se restano da giocare i 90’ del return-match dello Zaccheria di lunedì prossimo, il passaggio del turno sembra essere saldamente nelle mani dell’Audace, che per la terza volta in stagione ha messo in un angolo i rossoneri. Amplificando le lacune di una squadra che nemmeno la cura-Rossi pare aver assottigliato.
Anzi, a salire sul banco degli imputati dopo la debacle di giovedì sera è proprio il tecnico riminese, che con le scelte fin troppo azzardate in una gara che si sapeva essere ad alto rischio ha optato per un ampio turnover che non ha pagato. Complici anche qualche infortunio, Delio Rossi ne ha cambiati cinque rispetto al Potenza, vada per Bjarkason naturale sostituto di Garattoni, e per Di Noia che ha avvicendato Frigerio in debito di ossigeno.
Ma per il resto perché mai alterare determinati equilibri soprattutto in mezzo al campo rinunciando a un giocatore come Petermann, l’unico davvero imprescindibile in questa squadra? Il ricorso ad Odjer come play davanti alla difesa è stata una mossa inattesa almeno quanto inadeguata, il ghanese non solo ha propiziato con due disattenzioni i primi due gol del Cerignola, ma fino a quando è rimasto in campo (prima che un problema fisico lo mettesse out) non è mai entrato nel vivo della manovra, risultando praticamente impalpabile. Come il Foggia, del resto, che è crollato sotto i colpi di un Cerignola con l’argento vivo addosso, che appena ha fiutato le difficoltà dell’avversario ha affondato i colpi. Ben consapevole che il passaggio del turno sarebbe passato soprattutto dal Monterisi.
Solo e abbandonato al suo destino (al seguito della squadra c’era il solo dg Milillo, con il presidente Canonico che inspiegabilmente ha preferito seguire il derby dal quartier generale di Modugno), il Foggia poi al rientro in sede è stato fatto oggetto della dura contestazione dei tifosi. Che hanno scatenato la loro rabbia e delusione su squadra e tecnico.
Momenti di tensione che hanno riportato indietro ad un recente passato, e che fanno riemergere una tensione che resta sempre latente attorno alla locale squadra di calcio. Ieri il presidente Canonico in una nota a propria firma ha stigmatizzato l’accaduto: “Dopo il fischio finale della partita tra Audace Cerignola e Foggia, sentimenti di delusione, insoddisfazione, tristezza erano assolutamente comprensibili, anzi condivisibili - ha sottolineato il patron rossonero -. Che tali sentimenti si trasformassero in cieca rabbia e sfociassero in atteggiamenti di inaudita violenza, e quasi di guerriglia urbana è però assolutamente inaccettabile. La squadra, che si è voluta colpire violentemente nella tarda serata di giovedì al proprio rientro a Foggia, è la stessa che ha conseguito il 4° posto in classifica a conclusione della stagione regolare, e che ha mancato di un soffio la finale di Coppa Italia poiché battuta solo ai calci di rigore. Questa squadra non merita quanto accaduto, e la società si aspetta che nella partita che si svolgerà allo stadio Zaccheria lunedì 22 maggio alle ore 20:30 i tifosi, in modo compatto, testimonino il calore e il sostegno che devono sempre contraddistinguere una competizione sportiva, al di là del risultato che dalla stessa può emergere”.
“I valori dello sport, nei quali credo, e che sono alla base del mio impegno pluriennale nel mondo del calcio, sono incompatibili con la violenza, le minacce e gli atti di intimidazione. Sono certo che lunedì sera assisteremo a una festa dello sport e la tifoseria saprà stringersi intorno a squadra e società”, ha concluso Canonico, che comunque giovedì sera dopo il pesante 4-1 rimediato con l’Audace e la tensione accumulata da parte della tifoseria più calda che già era in fibrillazione per aver dovuto disertare la trasferta, avrebbe fatto bene a concordare con i suoi più stretti collaboratori un piano di rientro in sede più oculato evitando di fare tappa allo stadio.
Proprio perché in città l’aria nelle ultime ore si è fatta particolarmente pesante, e alle porte già bussa la gara di ritorno di lunedì sera, il club ieri ha preferito optare per un ritiro che ha tutta l’aria di essere punitivo, anche se in realtà servirà per ritrovare la giusta concentrazione in vista di una gara che fin da ora si preannuncia ad alta tensione e nella quale si andrà a caccia dell’impresa: “Il Calcio Foggia 1920 comunica che, a partire da quest’oggi (ieri, ndr), la prima squadra resterà in ritiro fino a lunedì 22 maggio. Si ringrazia l’amministrazione comunale di Bisceglie per la disponibilità mostrata nella concessione dello Stadio Gustavo Ventura, sede delle sessioni di allenamento”, la nota diramata dal Foggia che in tutta fretta ha dovuto virare su una soluzione dio ripiego per fronteggiare l’emergenza.
Ieri pomeriggio la squadra agli ordini di Rossi ha raggiunto in pullman Bisceglie ed è già tornata ad allenarsi. Davanti le 72 ore più lunghe della stagione, e l’incubo di chiudere in maniera ingloriosa una annata che è stata da montagne russe. Dall’inizio alla fine.
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